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Direttiva UE minaccia la Rete e non solo PDF Stampa E-mail
Politica e Ordine Mondiale - Politica e Ordine Mondiale
Scritto da Vittorio Zambardino   
Giovedì 30 Aprile 2009 00:00

 L'emendamento D'Alia, che rischiava di imbavagliare la Rete in Italia, è stato abrogato. Ma il nuovo pericolo arriva dall'Europa.

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C'è una lettera molto lunga, mandata qualche giorno fa al parlamento europeo. Si trova sul sito di AssoProvider. E' in inglese e usa un po' di gergo. Può sembrare uno di quegli allarmi da sesso degli angeli, di cui interessa qualcosa solo agli specialisti. E invece è una cosa molto urgente, molto seria.
I firmatari chiedono ai parlamentari di pensarci bene prima di votare la direttiva "Telecoms Package", ormai in fase di approvazione. Perché con quel testo - dicono - c'è il rischio di approvare anche una sorta di apartheid elettronica che apparentemente riguarderà i dati, cioè le cose inanimate. Ma poi avrà a che fare con le persone. Ecco di cosa si tratta.

Facciamo un passo indietro che ci aiuta a capire. A metà del mese di aprile, T-Mobile, la grande azienda di telefonia cellulare tedesca, una delle prime al mondo, ha comunicato ai suoi utenti che l'utilizzazione di Skype per chiamate in "voice over IP" dal cellulare sarà fortemente limitato.

Ecco, la direttiva Telecoms package promette di produrre effetti simili a questo e su un ampio arco di servizi. Perché alcuni emendamenti daranno ai gestori telefonici il potere di modificare le condizioni nelle quali usiamo le applicazioni più comuni.

Così Guido Scorza, giurista e presidente dell'istituto per le politiche dell'Innovazione, uno degli organismi firmatari della lettera: "Bisogna immaginare il gestore di un autostrada che a un certo punto decida di incolonnare tutte le auto gialle su un casello e tutte quelle rosse su un altro. E che decida di far andare le auto gialle al doppio della velocità di quelle rosse. O di dare la precedenza a quelle che portano il suo marchio, quello del gestore, perché sono le 'sue' auto".

Fuor di metafora, Scorza intende dire che l'accesso a Facebook, per fare un esempio, potrebbe essere reso relativamente più lento rispetto a quello di un film che viene venduto dallo stesso fornitore di accesso. Oppure questi potrebbe porre limiti quantitativi all'uso di servizi non collegati alla propria offerta o ritenuti marginali. O ancora: che una volta violata la parità tra tutti i diversi servizi, potrebbero esserci offerte commerciali tese a risolvere il problema creato dallo stesso comportamente del provider: dammi 2 euro per avere Facebook più veloce oppure "più collegamento" a Facebook. E il bello è che sarebbe tutto legale.

"Se la direttiva passa - aggiunge Scorza - il diritto ad accedere ad ogni genere di informazione, il diritto ad utilizzare qualsivoglia tipo di applicazione attraverso la Rete che i 'netizen' hanno sin qui ritenuto di avere nonostante frequenti violazioni da parte di taluni ISP verrà limitato 'per legge'. A quel punto che il provider 'scelga' cosa far vedere, leggere e sapere ai suoi utenti non costituirà più un aspetto patologico ma la regola, un po' come avveniva ieri nell'era della vecchia e cara TV, nella quale pochi padroni dell'etere decidevano chi ci teneva compagnia a pranzo, con chi avremmo dovuto cenare e dinanzi a quale salotto ed ascoltando quali idee avremmo dovuto addormentarci. Si tratterebbe solo di 'variazioni dell'offerta commerciale': meno informazione e più intrattenimento o, magari, meno politica e più gossip."

Fin qui Scorza. Che tutto ciò rappresenti una palese infrazione di quella sorta di "par condicio" dell'accesso internet, che va sotto il nome "neutralità della rete", sembra ai firmatari della lettera fuori discussione. E sembra anche foriero di ulteriori gravi violazioni.
 
 


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logosfabula  - e la privacy?   |87.8.247.xxx |2009-04-30 15:37:30
Ciao! Da quel che so, a differenza della metafora automobilistica, per
individuare le applicazioni in comunicazione bisogna ispezionare i pacchetti -
violando la privacy - o fare riferimento alle porte sulle quali le applicazioni
stanno in ascolto - ma per molte applicazioni non esiste uno standard solido
come la :80 per i browser. Si baserà quindi sugli IP?
admin  - Marco     |SAdministrator |2009-05-01 03:39:24
Credo proprio si tratterebbe di ispezionare i pacchetti. E' esattamente ciò che
prevede la cosiddetta "dottrina Sarkozy", che prevede addirittura
l'interruzione della connessione internet fino ad un anno per chi scarica file
"pirata" per 3 volte. La legge fu bocciata dal parlamento francese ma è
stata ripresentata ed è opera di un ex dirigente della FNAC. Così come in
Svezia hanno condannato i gestori del sito ThePirateBay, un sito di scambio
torrent, ed uno dei giudici fa parte della SIAE svedese (scoperta che potrebbe
invalidare il processo).
Anche in Gran Bretagna guardano nei pacchetti degli
utenti ed i provider hanno stretto accordi con le major per l'invio di messaggi
d'avvertimento, e negli Stati Uniti alcuni fornitori fanno lo stesso arrivando a
tagliare l'accesso.
Insomma è una tendenza generale, anche su internet il
potere tenta di prendere il controllo.
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