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Chiuso l'inceneritore di Montale: diossina 6 volte oltre i limiti di legge PDF Stampa E-mail
Ambiente e salute - Ambiente e salute
Scritto da Marco M   
Sabato 21 Luglio 2007 17:45
un inceneritoreSegue un Comunicato del Coordinamento dei Comitati della Piana di Firenze Prato e Pistoia

Montale: i sindaci vietino il commercio di prodotti agricoli nell'area di ricaduta delle emissioni  dell’impianto di Montale e risarciscano cittadini e operatori economici

La chiusura dell'inceneritore di Montale (*) conferma, se ce ne fosse bisogno, la inaffidabilità di questi impianti e la necessità e l'urgenza del loro superamento come sistema finale del ciclo dei rifiuti.

Lo richiede il senso di responsabilità di cui devono farsi carico gli amministratori locali nella consapevolezza dei rischi per la salute di tali impianti che neppure i limiti di legge possono garantire. A tutt'oggi... 
gli impianti di incenerimento sono tra i principali produttori di diossine e di una miriade di sostanze pericolose per la salute e l'integrità dell'ambiente.

Lo richiede anche la possibilità di lavorare alla soluzione del problema dei rifiuti mettendo al centro delle scelte, come risorsa strategica, il coinvolgimento e la collaborazione dei cittadini e delle categorie economiche come stanno a dimostrare, in sempre maggiore numero,  esperienze in atto in Italia e anche nei nostri territori mediante forti raccolte differenziate.

Desta preoccupazione e sgomento, in questo quadro, come l'impianto di Montale possa rimanere in funzione in un'area oltre che densamente abitata anche intensamente coltivata senza che, a tutt’oggi per stessa ammissione dei sindaci durante le assemblee pubbliche, non siano si sia ritenuto di effettuare controlli a terra per verificare il livello di diffusione di concentrazione di inquinanti pericolosi , prodotto dall'operatività ormai trentennale di questo impianto.

Il superamento dei limiti di questi giorni rappresenta ovviamente un dato puntuale correlato solo a momento dei prelievi e che già nel passato era stato evidenziato dall'Arpat stessa. Rimane ignoto quale sia l'accumulo a suolo sebbene appaia ovvio che da lì emerge probabilmente il maggiore livello di pericolosità dell'impianto insieme alla effettiva rappresentatività delle sue emissioni. Rimane ignoto quale sia l'accumulo a suolo sebbene appaia ovvio che da lì emerge probabilmente il maggiore livello di pericolosità dell'impianto insieme alla effettiva rappresentatività delle sue emissioni.

Sarebbe responsabile  decisione, insieme alla chiusura dell'impianto di Montale anche quella di inibire la commercializzazione dei prodotti agricoli anche di origine animale nel raggio di ricaduta delle emissioni posto che appare prevalente la pericolosità di queste sostanze da ingestione.

E accompagnando tali provvedimenti con interventi di indennizzo a favore di chi debba subirne la conseguenze fino a interventi risolutivi di bonifica a impianto chiuso che a questo punto  appaiono assolutamente doverosi.

E’ una iniziativa che ci aspettiamo dai Sindaci, a tutela della salute dei cittadini che essi amministrato e della cui incolumità fisica devono rispondere  e mentre dalle forze politiche che governano Province e Regione dopo questa ennesima dimostrazione che i Comitati hanno tutte le ragioni nel persistere sulla richiesta di precauzione nelle scelte, ci aspettiamo quel senso di responsabilità che porta al confronto più volte auspicato di Comitati stessi per la revisione totale del Piano di Gestione dei Rifiuti per la Regione Toscana.

Ed è quanto formalmente chiediamo che  TUTTI facciano fin da subito.

Il Coordinamento dei Comitati della Piana di Firenze Prato e Pistoia

 
--- 
(*) Nota aggiunta: l'inceneritore di Montale PT gestito dal CIS è stato chiuso venerdì dopo la pubblicazione dei dati di ARPAT sui controlli sulle emissioni dell'impianto effettuati lo scorso maggio. Le emissioni delle diossine sono risultate ben sei volte superiori ai limiti di legge.
 
Il comitato a febbraio aveva presentato un esposto contro l'ampliamento dell'inceneritore, qui un articolo del "Tirreno" della serie "ve l'avevamo detto". Le amministrazioni non possono dire che non sapevano. E lo stesso vale per tutte le amministrazioni d'Italia: se non sanno, è perchè non vogliono sapere.
 
E c'è pure da tener presente che non vengono controllate le ancor più pericolose nanopolveri, poichè la legge non lo prevede...
 
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