| Romanzo Criminale |
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| Suoni e Visioni - Suoni e Visioni | |||||
| Scritto da Marina | |||||
| Lunedì 26 Giugno 2006 12:20 | |||||
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Dopo un mini vertice a tre (la sottoscritta, il padrone di casa e Danielina) e la mia tragicomica esperienza col videonoleggio telematico, si era deciso di guardare Romanzo Criminale, il film di Michele Placido sulla banda della Magliana. L'avevo perso nelle sale, ma più che altro per una scelta volontaria, dopo Ovunque sei mi ero ripromessa di non guardare mai più un film del Placido regista in vita mia: chi non l'ha visto non può capire, uno dei più sconclusionati ed insignificanti film italiani di sempre, una roba al limite del paranormale che neppure la presenza del mio amato Stefano Accorsi aveva potuto risollevare in qualche modo. Ero perciò un pò restia, ma mi sbagliavo, e alla grande.
Romanzo Criminale è un film di ben due ore e mezza che scivola via tutto d'un fiato, un capolavoro nel suo genere, che quasi non sembra essere stato realizzato in Italia, per quanto ben sceneggiato (da Rulli e Petraglia, storici autori della Piovra e di La Meglio gioventù) e girato, con scene di gesta criminose raccontate a passo di carica, sequestri, rapine, regolamenti di conti, intrecciati agli eventi più oscuri della storia del nostro paese. Nessuno è riuscito ad individuare fino a che punto la banda della Magliana sia stata implicata in trame nere come il caso Moro, l' uccisione di Mino Pecorelli, la massoneria, la P2, la strage alla stazione di Bologna, l'attentato al Papa. Nel film viene però quasi descritta come il braccio armato della Dc, controllata dalla misteriosa figura di un Grande Vecchio che tira le fila dei tanti misteri e che nel finale riassume alla perfezione la situazione politica post caduta del Muro di Berlino: non ci saranno più ideologie politiche da difendere, nè democrazie da salvare, ma solo interessi privati e lotte per più potere e più denaro, caos governato da anime nere e capitani di ventura...ovvero come descrivere al meglio in due righe l'epopea berlusconiana degli dieci anni. Placido racconta le vicende di tre personaggi considerati le menti piu' influenti dell'organizzazione, e chiamati con i loro soprannomi: il "Libanese" (PierFrancesco Favino), il "Freddo" (Kim Rossi Stuart), e il "Dandi" (Claudio Santamaria), dedicando ad ognuno un preciso capitolo del film. Libano è il capo della banda, viene da Trastevere, ha origini calabresi e non ha paura di niente e di nessuno. Il Freddo è il suo secondo, amico fraterno, occhi di ghiaccio e modi controllati, non ama la politica, anzi la teme. E poi c'è il Dandi, nato "dove Roma è ancora dei romani, nelle case di Tor di Nona", lui ama la bella vita, le donne e vuole diventare uno importante a tutti i costi. Accanto a loro Stefano Accorsi e' il commissario Scialoja, la francese Anna Mouglalis e' Patrizia, Jasmine Trinca e' Roberta, Riccardo Scamarcio (giovane attore di cui Danielina è innamorata persa da quando lo ha visto ne "L'uomo perfetto" ) e' il Nero. Irriconoscibile infine nei panni di un avvocato colluso coi poteri forti GianMarco Tognazzi. Un cast stellare, che comprende le migliori risorse di una generazione, si sente solo la mancanza di Valerio Mastandrea, che in una storia come questa ci sarebbe stato secondo me alla grande. La vicenda inizia col rapimento e l'uccisione di un noto possidente romano, e con il Libanese che decide di destinare i soldi del riscatto al traffico dell'eroina per prendere il possesso dell'intera città. Siamo negli anni 70 e la polizia italiana e' troppo occupata a monitorare la situazione generale, divenuta incandescente a causa del dilagare del terrorismo, ma c'e' un commissario, Scialoja, che comprende il possibile coinvolgimento della banda nelle stragi, e che decide di andare fino in fondo. Incontra Cinzia, in arte Patrizia, un'affascinante prostituta d'alto bordo che e' anche la donna del Dandi, e cerca di estorcerle informazioni preziose. Finisce per innamorarsene, e tra loro nasce una relazione fatta di ambiguità, che ha come scopo lo smascheramento dell'organizzazione criminosa. Il Freddo intanto e' stanco di una vita fatta di sangue e di violenza: incontra Roberta, una giovane studentessa cosi' diversa da quelle donne frequentate nei bordelli. La ragazza gli fa scoprire cosa sia l'arte, la bellezza e la purezza, e il Freddo decide allora di abbandonare i compagni. La situazione, pero', precipita improvvisamente: il Libanese viene ucciso per un debito di gioco non saldato, e cosi' il Freddo e il Dandi si riuniscono per vendicare l'amico. Non svelerò il finale del film, per non togliere il gusto di vederlo a chi non l'ha ancora fatto. Un pò Scarface e un pò Quei bravi ragazzi, ma all'italiana, a me è veramente piaciuto moltissimo, fantastica per esempio la sequenza che introduce il secondo capitolo, quello dedicato al Freddo e alla vendetta scatenata dalla banda per vendicare l'assassinio del loro leader; ottimi gli attori, mi sono piaciuti in particolare Pier Francesco Favino (apprezzato anche nella recente fiction su Bartali) e Rossi Stuart, talmente bravi da sembrare, nel racconto messo in scena da Michele Placido, quasi degli eroi maledetti da ammirare, delle vittime di un sistema, quando invece in realtà siamo di fronte ad assassini che uccisero quasi un centinaio di persone nell'arco di 15 anni. Un pò meno invece il personaggio di Patrizia e la sua surreale storia con il commissario che non dà molto alla storia, sembrando più che altro una mossa furba volta a mostrarci Accorsi e una morettona che si lasciano travolgere dalla passione. Strepitosa la colonna sonora, con brani anni 70 e 80 che arricchiscono il film, sottolineandone tutte le scene al meglio, con molti brani disco in contrapposizione alle sequenze più truci e drammatiche. Geniale! Un film da non perdere assolutamente. Aggiungi questa pagina
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