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L'Appartamento Spagnolo PDF Stampa E-mail
Suoni e Visioni - Suoni e Visioni
Scritto da Francesca   
Mercoledì 29 Novembre 2006 18:26

L'Appartamento Spagnolo“L’appartamento spagnolo”   (L’auberge espagnole)

Francia/Spagna 2002

Commedia

Regia: C. Klapish

Interpreti: R.Duris, A.Tautou, C. De France, J.Godrèche

Colore, 120min.

Se è vero che la Francia è la patria di Godard e Truffaut e della loro instancabile, sobria maestria, è anche vero che Asterix e Obelix in sala sono stati più di una volta apostrofati come gli Ace Ventura gallici…

Dopo il poetico e per nulla dissacrante Jeunet, che con Amelie e il suo favoloso mondo gettava le basi di un nuovo cinema francese, con “L’appartamento spagnolo” il ponte tra la serietà del cinema d’autore e la commedia farsesca è definitivamente costruito.

  

Xavier, giovane studente di economia parigino, incappa nell’obbligo di dover imparare lo spagnolo per conquistare l’ambito (dal padre) posto di lavoro in banca.

Si sa che è impossibile mettere le parole “studente universitario” e “lingua straniera” nella stessa frase senza pensare automaticamente al “progetto erasmus”, quel meraviglioso programma che da più di dieci anni impacchetta e manda in giro per l’Europa studenti di ogni nazionalità a imparare le lingue.

Così dopo un surreale iter burocratico, montato ad hoc con ritmi e musiche da videoclip, troviamo il ragazzo che consola la fidanzatina - Amelie in preda allo sconforto e versa copiose lacrime sulle ali d’acciaio che lo portano in terra straniera.

Appena atterrato il protagonista trova un’ospitale coppia parigina che gli offre un tetto sopra la testa e sostentamento mentre si adopera disperatamente per trovare casa nell’assurdo circo delle case per studenti della metropoli. Il ragazzo è a disagio, fatica ad adeguarsi linguisticamente e soprattutto mentalmente alla sua nuova realtà : egli ha perso se stesso in aeroporto e ora tra le rampe di scale piene di affittuari non riesce a ritrovarsi.

Come un faro nella notte gli piomba addosso un fatiscente appartamento condiviso da così tante e diverse etnie da sembrare quelle barzellette d’annata in cui un tedesco, un inglese e un italiano…

In francese la locuzione “auberge spagnole” indica un posto caotico e ben poco utile a chi si aspetti di trovarci qualcosa, ed è proprio così che il giovane si appresta a cominciare la sua convivenza.

L’aiuta a superare la transizione una relazione sessuale con la moglie del compatriota che per primo l’aveva accolto in casa propria, egli coltiva rapidamente questo rapporto, che ben presto si esaurisce e trova la giusta fine, e in concomitanza con lo sbocciare della sua nuova identità abbandona i due legami sentimentali francesi che lo tenevano ancorato al suo passato e alla sua insicurezza.

Grazie ad un susseguirsi di scenette filo-studentesche e gag basate sui vari stereotipi nazionali il graduale crescendo di “ispanizzazione” del protagonista e il suo ingresso nella comunità dell’appartamento risultano fluidi e gradevoli, la strutturazione narrativa è organica e gli eventi intrecciati indissolubilmente l’uno all’altro.

Klapish ci intrattiene piacevolmente contando sul fatto che tutti, prima o poi , sono stati studenti…

Ammicca al trentenne che ricorda le sbronze con gli amici e commuove il venticinquenne che conosce il suono di una chitarra coperto dalle risate.

Memorabili le visioni improvvise di Erasmo Da Rotterdam, punto d’arrivo di un ex francese, non proprio spagnolo, che teme di essere visionario al pari di Don Chisciotte. 

Ma un viaggio non è tale se non si torna a casa, così un anno dopo Xavier fissa un distributore automatico in una banca parigina, con una cravatta al collo che gli sembra più un cappio che uno status symbol.

Così il ragazzo lascia tutto e corre via, in una sequenza che ci ricorda la fuga dalla droga di Trainspotting, non più serio come prima di partire, non più faceto come fu nei giorni ispanici.

Si siede al computer e torna indietro.

Non alla madre, non alla fidanzatina lasciata al tavolo di una brasserie.

Torna indietro ai suoi 4 anni, quando il suo sogno non era un posto fisso, non era erba buona, ma scrivere.

Si siede al computer e scrive di quell' “auberge espagnole” dove, a ben vedere, puoi trovare molto più di quel che porti.

 

 



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