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"Buon sangue non mente" PDF Stampa E-mail
Sport - Sport
Scritto da Luca   
Mercoledì 07 Giugno 2006 18:39
 Domani a Roma (ore 18 alla Feltrinelli Colonna nella Galleria Alberto Sordi) presenterà il suo libro "Buon sangue non mente" l’ematologo Giuseppe D’Onofrio, il perito incaricato di esaminare i campioni di sangue dei calciatori bianconeri e il cui lavoro risultò determinante per mettere alle corde la squadra più blasonata d’Italia. Il processo alla Juventus, la vicenda giudiziaria che ha sconvolto il calcio italiano, viene narrato in presa diretta. Partendo dalle esternazioni di Zeman che aprirono il caso nel 1998, "Buon sangue non mente" ripercorre dall’interno una lunghissima stagione di veleni e colpi di scena, dai trionfi juventini degli anni Novanta fino alla sentenza di condanna per frode sportiva del 2004 (poi ribaltata in appello) che da molti venne letta come una tragica presa d’atto sullo stato di salute del nostro sport nazionale.

Ma questo libro non si limita alla cronaca dei fatti: è anche la storia del suo autore, un uomo che, da solo, si è trovato suo malgrado a sfidare i piani alti del potere calcistico; e di un processo svoltosi in un clima rovente, che ha visto sfilare in aula star del calcio giocato e satrapi della dirigenza juventina (Vialli e Del Piero, Zidane e Ravanelli, Giraudo e il dottor Agricola). Tra reticenze, deposizioni imbarazzate, dibattimenti ai limiti dell’assurdo, aggressioni, minacce, gogne mediatiche, intimidazioni, "Buon sangue non mente" esplora con coraggio e passione civile il lato oscuro di un mondo che si vorrebbe scintillante e senza macchie. "Per quanto mi riguarda, io resto convinto di averne trovata una solida (di verita'). Non nelle testimonianze, non nelle ipotesi, non nei contraddittori. Nell'emoglobina. Eh gia'. Come diceva un mio vecchio professore di ematologia: buon sangue non mente". Termina così il libro-diario di Giuseppe d'Onofrio. 
E non a caso il libro di Giuseppe d'Onofrio edito da minimum fax ha come sottotitolo "Il Processo alla Juventus raccontato dal "grande nemico": ma nel suo libro d'Onofrio rifiuta l'etichetta di nemico. Il suo è un racconto soggettivo, non è un saggio scientifico, è la storia di una esperienza personale. In Buon sangue non mente d'Onofrio si dilunga sui suoi 10 mesi da protagonista al processo Juve (gennaio-ottobre 2004, prima sentenza febbraio 2005), ma attraversa anche il fenomeno del doping nello sport italiano così come i documenti gli si sono presentati, dal caso del Laboratorio Antidoping dell'Acqua Acetosa, alle dichiarazioni di Zeman. Non si tratta di un libro "contro" qualcuno, ma neanche contro il doping: è piuttosto la testimonianza di un esperto ematologo chiamato per dare il suo contributo, per dirimere i conflitti che erano emersi nelle fasi processuali. Chiamato dai magistrati per fare chiarezza, compreso l'uso di eritropoietina, insieme ad un altro illustre farmacologo, il prof Muller. "Buon sangue non mente" è un libro atteso. Il magazine del quotidiano sportivo francese L'Equipe in imminente uscita ha preparato uno speciale sull'opera di d'Onofrio, data l'attenzione con la quale il doping è seguito in Francia. Mentre da Torino arrivano notizie di possibili ulteriori sviluppi da Guariniello sul processo doping bianconero, D'Onofrio ci tiene ancora una volta a ribadire la sua posizione: «Dal punto di vista ematologico non ho mai avuto dubbi su quello che ho detto, le mie idee rimangono molto chiare». La sua perizia parlava chiaro: somministrazione di epo.

Buon sangue non mente
Il processo alla Juventus raccontato dal "grande nemico"
396 pagine - aprile 2006
ISBN 88-7521-094-2
Prezzo di copertina: € 15,00
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'Visitatore'   |82.59.205.xxx |2006-06-08 19:54:36
"FATTI NUOVI", SI RIAPRE L'INCHIESTA A TORINO; RITORNA LA QUESTIONE
DOPING ALLA JUVE

TORINO - Si riaprono a Torino l' inchiesta sullo scandalo
calcio. Il gip Elisabetta Chinaglia, accogliendo una richiesta del procuratore
capo Marcello Maddalena, ha formalmente riaperto il caso, che lo scorso
settembre lei stessa aveva archiviato. Sono emersi "fatti nuovi", è la
motivazione: fatti scoperti dalla procura di Napoli. A questo punto anche la
magistratura subalpina ha ripreso a lavorare sulle designazioni arbitrali
pilotate - nell' ipotesi d'accusa - dal gruppo che ruotava attorno al dg
juventino Luciano Moggi, con un fascicolo che, di fatto, è una fotocopia di
quello aperto dai pubblici ministeri partenopei. La differenza è che gli
inquirenti piemontesi contestano, oltre all' associazione per delinquere
finalizzata alla frode sportiva, anche la violazione della legge del 2000 sul
doping. Il loro prossimo passo sarà la richiesta delle carte ai colleghi di
Napoli: nell' eventualità - probabile - di una risposta negativa, sarà la
Corte di Cassazione a decidere a chi tocca indagare.
Il procedimento 14347/04
della procura di Torino fu aperto il 30 giugno 2004, quando il pm Raffaele
Guariniello fece mettere sotto controllo i primi telefoni. Nel registro degli
indagati finirono in quattro (oltre a Moggi, l' amministratore delegato Antonio
Giraudo, il capo dello staff medico Riccardo Agricola e il designatore Pier
Luigi Pairetto), ma ora, con la nuova gestione, saranno molti di più, forse
qualche decina. Napoli, infatti, procede a carico di 41 persone e, per
convincere il gip Chinaglia a riaprire l' indagine, il procuratore Maddalena ha
allegato alla richiesta l' invito a comparire per Moggi & C.
firmato dai pm
Luca Palamara e Maria Cristina Palaia, oltre alle informative dei carabinieri
pubblicate da "L' Espresso".
Tra i "fatti nuovi" figura la
questione del doping alla Juventus, legata soprattutto a una serie di telefonate
di Moggi, Agricola, Innocenzo Mazzini (vicepresidente della Figc) e Raffaele
Pagnozzi, segretario generale del Coni. La Signora voleva "sanare - hanno
scritto gli investigatori dell' Arma - una posizione di presunto doping di un
calciatore" ottenendo una "esenzione" che permettesse di risolvere
un problema di procedura: l' uso di una pomata dichiarato in tempi
sbagliati.
L' episodio risale al 17 novembre 2004, pochi giorni prima che il
tribunale di Torino condannasse Agricola a un anno e dieci mesi per doping. I
protagonisti verranno certamente convocati e interrogati.
Altre vicende erano
state vagliate a Torino sin dall' agosto del 2004, durante la prima fase dell'
indagine. Una riguardava i valori sanguigni del calciatore Giorgio Chiellini,
che lasciavano pensare a "una possibile assunzione di eritropoietina",
l' altra la somministrazione di analgesici e antinfiammatori "molto tossici
e potenzialmente pericolosi" a Pavel Nedved. Maddalena, comunque, ritenne
che non fosse il caso di procedere, anche perchè in quel momento era stato
ipotizzato un reato, la ricettazione di farmaci, non applicabile.
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