| Grandi menzogne per grandi cervelli |
|
|
|
| Storia e cultura - Storia e cultura | |||||
| Scritto da Paxtibi | |||||
| Venerdì 27 Febbraio 2009 00:00 | |||||
|
Nel suo brillante romanzo Galapagos, Kurt Vonnegut descrive la fine della civiltà, e dell'umanità stessa come la conosciamo, un tracollo provocato, in ultima analisi, dall'eccessiva quantità di menzogne prodotta dai nostri cervelli “troppo grandi.” Da queste menzogne derivano una serie di conseguenze non intenzionali che finiscono per spazzar via la razza umana dalla faccia della terra, fatto salvo uno sparuto gruppo di esemplari, capitato per caso nell'isolato arcipelago. Può darsi che Vonnegut avesse ragione, che non sarà possibile per l'umanità sfuggire alle conseguenze delle sue menzogne, ma... l'idea che l'autore sembra sottintendere con il suo artificio letterario è che, forse, così come sfruttiamo le nostre capacità cerebrali per mentire, potremmo invece utilizzarle per diradare la coltre di falsità che ci circonda, e riguadagnarci così il diritto di vivere una vita da uomini e non da foche spensierate su qualche isola nel Pacifico. Vivere da uomini, senza dubbio, significa essere liberi. Essere governati come bestiame certamente non ricade in questa definizione. Piuttosto, è a buona ragione una delle conseguenze di alcune delle menzogne più plateali della nostra storia di ballisti: che l'istinto più forte dell'uomo sia l'aggressione, che solo una repressione autoritaria (ovvero: aggressione!) possa contenere tale istinto, e che tutti gli uomini siano uguali (tranne, ovviamente, coloro i quali sono investiti dell'autorità di cui sopra, il cui istinto aggressivo, per qualche misterioso processo alchemico si trasforma in benigno paternalismo). Dalle radici di queste falsità di base si sviluppano quindi una serie di rami, viticci, escrescenze, che tutto avviluppano e che in effetti finiamo per considerare “la nostra realtà,” anche se della realtà non sono che un simulacro, neanche tanto ben riuscito. Consideriamo, per esempio, la storia del nostro paese, che tutti ben conosciamo perché recitata ripetutamente – Goebbels docet – sia nei centri d'indottrinamento obbligatorio (che, ovviamente mentendo, vengono chiamate “scuole”), sia nelle molte occasioni in cui lo stato celebra se stesso e le sue dubbie glorie: ci viene narrato che la nostra nazione nasce dalla liberazione, ad opera di alcuni eroi, delle popolazioni del sud. Ora, molto spesso si ha l'impressione che, per scoprire la verità delle cose, siano necessarie lunghe e approfondite ricerche ma, se questo è vero in molti casi in cui la nebbia della storia rende ostica la decifrazione della realtà, svelare le falsità più sfacciate richiede soltanto di mettere in funzione le prodigiose capacità dei nostri grossi cervelli liberandoli magari dalle spesse incrostazioni di propaganda che li ricoprono. È sufficiente provare ad elencare i casi in cui l'invasione di un esercito straniero è stata motivata da reali intenzioni “liberatorie.” Il grosso cervello non ci metterà molto, la risposta è: nessuno. Invero, il motivo dell'aggressione piemontese nel Regno delle Due Sicilie non aveva niente a che vedere con fantomatiche liberazioni dei sudditi meridionali dal “giogo dell'oppressione borbonica.” È sufficiente rileggere la lunga lista dei soprusi che tali sudditi hanno dovuto subire dalle forze dell'occupazione per rendersi conto che, per quanto possano aver sofferto prima della liberazione, non è nulla in confronto a quanto hanno dovuto subire dopo. Ricordare quali e quante sono le attuali conseguenze che derivano da questa falsità originaria è superfluo, ma giusto per nominarne alcune pensiamo alla“questione meridionale,” alla “commistione di mafia e politica,” all'“emigrazione,” all'“arretratezza culturale” e via elencando. Dell'Italia sorta da questa falsa liberazione, Dostoevskij scrisse nel 1877 nel suo diario: ... per che cosa possiamo congratularci con l'Italia, che cosa ha ottenuto di meglio dopo la diplomazia del conte di Cavour? E' sorto un piccolo regno dì second'ordine, che ha perduto qualsiasi pretesa di valore mondiale, ... un regno soddisfatto della sua unità, che non significa letteralmente nulla, un'unità meccanica e non spirituale (cioè non l'unità mondiale di una volta) e per di più pieno di debiti non pagati e soprattutto soddisfatto del suo essere un regno di second'ordine. Ecco quel che ne è derivato, ecco la creazione del conte di Cavour!Altra menzogna fondamentale, probabilmente la peggiore di tutte poiché estesa a livello globale e assolutamente pervasiva, è l'infame illusione di poter creare ricchezza dal nulla, ovvero: la moneta irredimibile a corso forzoso. Come scrisse Ayn Rand in La rivolta di Atlante, L'oro era un valore obiettivo, l'equivalente di una ricchezza prodotta. La carta è un'ipoteca su della ricchezza che non esiste, garantita da una pistola puntata contro coloro da cui ci si aspetta che la producano. La carta è un assegno firmato dai saccheggiatori legali su un conto che non è loro: sulla virtù delle vittime. Verrà il giorno in cui tornerà indietro, con la scritta, ‘Cliente scoperto.’ Discendente diretta di questa enorme menzogna primigenia è la crisi attuale, con tutto il suo carrozzone di bufale accessorie – per dirne una, “i prezzi degli immobili salgono sempre” – prodotte in quantità industriali da quelli che Rothbard chiamava gli “intellettuali di corte,” ovvero economisti ed altri eruditi il cui unico scopo è di conquistarsi il favore dei parassiti ingannando i produttori che li mantengono. Parto malsano dei loro grossi cervelli sono i vari pacchetti di stimolo dell'economia, fondati sull'idea che stampare pezzi di carta possa sostituire la ricchezza reale, idea questa che non dovrebbe richiedere troppi neuroni per comprenderne la somma idiozia. Tuttavia, anche in questo caso, la macchina statale della propaganda, pur se basata in gran parte sulla semplice ripetizione ad nauseam di concetti deliranti, pare avere la meglio sulle capacità di elaborazione dei nostri grossi cervelli, forse troppo impegnati anch'essi a costruire a loro volta quelle piccole falsità che ormai costituiscono il nostro habitat naturale, quella fitta rete di menzogne che ci protegge dalla verità. Che gli “intellettuali di corte” ci hanno insegnato a temere così come la temono loro. Perché loro sono incompatibili con la verità, per loro è veleno. Guardate ad esempio Richard Perle, il “Principe delle Tenebre” dei neocon, promotore della dottrina della guerra preventiva: ora nega tutto, non è mai stato un neocon, anzi, non sono neanche mai esistiti i neocon! La verità va negata, sempre. È per poterlo fare impunemente che la libertà viene limitata ogni giorno di più: non si può rischiare che gli uomini, una volta liberi, scostino la tenda che nasconde il mago di Oz svelandone la misera natura. E gli “intellettuali di corte” ci insegnano allora a temere anche la libertà, così come la temono loro. Sta a noi capire che il presunto rischio dell'essere liberi, unica via per la verità, è uno scherzo in confronto a quelli reali e incombenti della schiavitù. Aggiungi questa pagina
Solo gli utenti registrati possono inviare commenti!
Powered by !JoomlaComment 3.26
3.26 Copyright (C) 2008 Compojoom.com / Copyright (C) 2007 Alain Georgette / Copyright (C) 2006 Frantisek Hliva. All rights reserved." |










“Persons with anything life sustaining to sell, fellow citizens as well as foreigners, were refusing to exchange their goods for money. They were suddenly saying to people with nothing but paper representations of wealth, “Wake up, you idiots! Whatever made you think paper was so valuable?” (Kurt Vonnegut, Galapagos)
e questa sarebbe la padania senza mac...
Vi prego di leggere l'articolo sul ri...
E nessuno ci arriva!!!! Che tristezza...
speriamo che ci siano ancora persone ...