RSS e Facebook

Feed RSS di Pressante

Segui Pressante su Facebook

Ultimi commenti

Utenti Online

 48 visitatori online

Statistiche

Utenti : 2742
Contenuti : 1754
Link web : 33
Tot. visite contenuti : 4824571
2741 registrati
1 oggi
20 questa settimana
216 questo mese
Ultimo: arguppogy

Adsense

Il gran sole di Hiroshima PDF Stampa E-mail
Storia e cultura - Storia e cultura
Scritto da Marco M   
Domenica 06 Agosto 2006 16:53
atomica
[In occasione dell'anniversario di quel terribile avvenimento, riporto in home questo post del 6 agosto 2006]
 
6 agosto 1945.
 
“Signor generale: se mi è permesso, questo aereo porterà il nome di mia madre: Enola Gay”.
Il colonnello Tibbets, comandante del B-29 “Enola Gay”, guidò l’apparecchio a 8000 metri d’altezza, verso il centro della città di Hiroshima. Nello spazio riservato al carico, l’armiere, maggiore Farabee, mise in funzione il meccanismo di sganciamento della bomba.

Poi mirò il bersaglio.

La bomba cadde.

Con un miagolio infernale il mostro precipitò giù.

Gli uomini dell’equipaggio dell’Enola Gay inforcarono subito, secondo gli ordini ricevuti, neri occhiali protettivi davanti ai vetri della maschera per l’ossigeno. Nessuno di loro sapeva che cosa sarebbe accaduto il minuto successivo. Essi eseguivano soltanto un ordine preciso.

Ed aspettarono, con le membra così irrigidite da parere insensibili. Tendevano l’orecchio, e credevano di sentire l’urlo della bomba che precipitava. Ma era soltanto il pulsare del loro stesso sangue. E tutti guardavano fissi nel vuoto, senza vedere, con i volti impietriti dal presentimento di una catastrofe mai vista ancora sulla faccia della terra.

Per quanto forte battesse il polso del colonnello Tibbets, il suo orologio seguitava indisturbato a scandire il tempo con le sue rotelline; un secondo dietro l’altro si trasformavano in passato. Le lancette segnavano le otto, quattordici minuti e trentacinque secondi.

Alla bomba era attaccato un paracadute che, per mezzo di un apparecchio appositamente studiato, si aprì come previsto.

La bomba oscillò, sempre scendendo verso terra, appesa al paracadute.

Le lancette dell’orologio segnarono le otto, quattordici minuti e cinquanta secondi.

La bomba si trovava a 600 metri dal suolo.

Alle otto e quindici minuti era scesa di altri cento metri, quando altri apparecchi inventati dagli scienziati fecero scattare l’accensione all’interno della bomba: dei neutroni provocarono la disintegrazione di alcuni atomi di un metallo pesante, l’uranio 235. E questa disintegrazione si ripeté in una reazione a catena di sbalorditiva velocità.

In un milionesimo di secondo, un nuovo sole si accese nel cielo, in un bagliore bianco, abbagliante.

Fu cento volte più incandescente del sole nel firmamento.

E questa palla di fuoco irradiò milioni di gradi di calore contro la città di Hiroshima.

In questo secondo, 86.000 persone arsero vive.

In questo secondo, 72.000 persone subirono gravi ferite.

In questo secondo, 6.820 case furono sbriciolate e scagliate in aria dal risucchio di un vuoto d’aria, per chilometri d’altezza nel cielo, sotto forma di una colossale nube di polvere.

In questo secondo, crollarono 3.750 edifici, le cui macerie di incendiarono. In questo solo secondo, raggi mortali di neutroni e raggi gamma, bombardarono il luogo dell’esplosione per un raggio di un chilometro e mezzo.

In questo secondo, l’uomo che Dio aveva creato a propria immagine e somiglianza, aveva compiuto, con l’aiuto della scienza, il primo tentativo per annientare se stesso.

Il tentativo era riuscito.
 
 
(tratto da Il gran sole di Hiroshima, di Karl Bruckner) 
 
Hiroshima rasa al suolo dall'atomica
 
 
 
 
 
Tre giorni dopo il lancio di "Little Boy" sulla città giapponese di Hiroshima, gli Stati Uniti sganciarono "Fat Man" su Nagasaki. 40000 persone morirono all'istante, altrettante nei mesi successivi a causa delle radiazioni.
 
Nagasaki dopo l'atomica sganciata dagli americani

 
(Oggi il Tg1 ha testualmente parlato di atomica "che esplose" ad Hiroshima. Come se lì ci fosse andata da sola.)