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Robe di Cappa. Appello ai killer PDF Stampa E-mail
Scritto da Marco Travaglio   
giovedì 06 settembre 2007
VespaQuesto è un appello a tutti i killer, serial o meno, perché si diano una regolata. Non che debbano restare disoccupati, questo no. Ma abbiano almeno l’accortezza dl coordinarsi con i palinsesti tv. Non si può ammazzare a destra e a sinistra quando Porta a Porta e Matrix sono ancora chiusi per ferie. Non è leale.
 
Prendiamo il delitto di Garlasco: come per Cogne, Erba, Rignano e don Gelmini, nessuno si ricorda più come si chiamano le vittime (vere o presunte). Conta ciò che si vede: quelli rimasti (purtroppo) vivi, la compagnia di giro che si forma un minuto dopo il fattaccio nel reality dell’informazione, un polpettone di testimoni veri o presunti, colpevolisti e innocentisti, gente che ritiene di aver qualcosa da dire o non ce l’ha ma lo dice lo stesso...
perché trova sempre un microfono e una telecamera compiacente. Di qui l’esigenza di sincronizzare i delitti e tutto l’indotto con le ferie di Vespa e Mentana. Per evitare di sperperare tanto bendidio.
 
A ferragosto s’è tenuto, per esempio, il Gelmini Day in una sperduta località d’Aspromonte, alla presenza dell’acuto Gasparri con tanto di maglietta dei piccoli fans di don Pierino. Evento rimasto clandestino: a parte qualche foto sui giornali, ci siamo persi il meglio. L’insetto e Mentina ci avrebbero regalato una bella diretta non-stop. Non si poteva rinviare di un mesetto?
 
Spostiamoci ora sul set di Garlasco, che ha lanciato nello star system le gemelle Cappa. Le due ragazze, affrante per la morte della cugina, son subito corse a commissionare un fotomontaggio che le ritraesse con la defunta, per poi piazzarlo al miglior giornale offerente e guadagnarsi un posto al sole: in tempi normali le gemelline avrebbero soppiantato il ricordo delle Lecciso e fors’anche delle Kessler; invece, a telecamere ancora spente, rischiano di appassire prima della ripresa della normale programmazione Rai e Mediaset.
 
Non potevano aspettare qualche settimana, benedette ragazze? A quest’ora Vespa e Mentina se le contenderebbero a colpi di milioni. Invece devono accontentarsi di Fabrizio Corona, subito piombato sul luogo del delitto per «strappare un’esclusiva» e dirsi ammirato per l’idea del necro-montaggio («una mossa alla Corona»). Prendano esempio da un professionista come l’avvocato Taormina, che di queste cose se ne intende. In attesa della stagione televisiva autunnale, l’ubiquo legale se ne sta sulle sue. Non che taccia, questo no, sarebbe troppo. Non scopre le sue carte, ecco.
 
Nel caso Gelmini, s’è discretamente offerto come difensore del prete dopo la fuga di Coppi, ma senza precludersi la possibilità di assistere gli accusatori. Deciderà in diretta, non si sa ancora se a Porta a Porta o a Matrix: come a Cogne, quando chiese la cattura della Franzoni e poi, divenuto suo legale, voleva ingabbiare mezza Vai d’Aosta tranne lei. Ora, se opterà per don Pierino, chiederà l’arresto dei ragazzi che l’accusano; se sceglierà i ragazzi, chiederà le manette per il prete. A Rignano, acciuffata la difesa dell’ultima famiglia dei presunti molestati, ha chiesto di riarrestare le maestre («Ho una gola profonda», ha dichiarato alludendo probabilmente al solito vicino di casa). Se avesse difeso le maestre, avrebbe chiesto la galera per i parenti delle vittime. Dipende dalla posizione del momento, e lui di posizioni ne conosce una più del Kamasutra. Su Garlasco non si sbilancia: colpevolista? innocentista? neutralista?
 
Si vedrà quando si riaccenderanno le telecamere. Intanto fa sapere che lui c’è, alla sua maniera, buttando lì un commento sulle indagini: «La cautela degl’inquirenti non può che farmi piacere». Lui infatti è la cautela incarnata. «La lezione di Cogne - prosegue il cauto avvocato - è servita a qualcosa, anche se resta il rimpianto di quel che avrebbe potuto essere». Sempre con la massima cautela, Taormina suggerisce una pista agl’inquirenti di Garlasco, anche se nessuno l’ha mai visto da quelle parti: «Ci sono particolari da approfondire, come l’assenza di tracce di sangue sulle scarpe del fidanzato». Si potrebbe arguire che è innocentista. Ma potrebbe diventare colpevolista se qualche famigliare lo chiamasse come parte civile. Nell’attesa, si tiene sulle generali.
E poi non s’è ancora espressa Barbara Palombelli, ancora impegnatissima a perlustrare le dune di Sabaudia.
 
Unità del 24 agosto 2007 

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