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L'elettore, ecco il nemico PDF Stampa E-mail
Italia - Italia
Scritto da Gianluca Freda   
Mercoledì 16 Aprile 2008 00:00
Per passare in bellezza il pomeriggio, ho ascoltato la diretta elettorale di Radio Popolare. E’ un’esperienza insieme divertente e allucinante, come essere rapito da un’orda di alieni appassionati di vecchie comiche di Stanlio e Ollio. Telefonano ascoltatori straziati, alcuni furibondi con gli astensionisti, altri piangenti per la disfatta del PD e per l’harakiri della Sinistra Arcobaleno. E questa è la parte divertente.
 
La parte allucinante è quella in cui conduttori e ascoltatori analizzano le cause della disfatta. Parlano come se la democrazia in Italia fosse un’entità realmente esistente. Parlano della “sconfitta elettorale” come se le elezioni fossero davvero ciò che decide il destino di un paese. Come se il porcellum e i brogli elettorali delle scorse politiche non ci fossero mai stati. Come se le sparate elettorali dell’una e dell’altra parte dovessero essere prese sul serio. Come se la celebrazione del rituale arcaico della matita copiativa evocasse realmente, in carne e sangue, la divinità-cadavere della sovranità popolare. Parlano di...
Berlusconi e Veltroni (l’uomo che – lo ricordo – ha rilasciato pochi giorni fa un’intervista al giornale israeliano Maariv sostenendo che il muro di Gaza è un’iniziativa sacrosanta) come se tra l’uno e l’altro esistesse davvero una differenza politica. Loro la vedono, dunque probabilmente esiste, essendo la realtà un ente rigorosamente soggettivo. Ed è un vero peccato che la realtà sia abbandonata alla definizione di una maggioranza di soggetti la cui attività preferita è quella di rimestare a mani nude tra due merde per stabilire quale puzza di meno. La realtà è frutto di un accordo, di un patto tra soggetti percipienti e – se posso esprimere il mio modesto parere – il patto di definizione del reale stipulato tra questi visionari sprovveduti inizia a starmi veramente stretto.

Questa vasta maggioranza di poveretti mi fa un po’ pietà, ma allo stesso tempo un po’ orrore, quasi più della masnada di farabutti che è stata chiamata a ricoprire il ruolo onorifico di “casta governante” (non certo “a governare”) per i prossimi cinque anni. E’ una maggioranza irriducibile. Non cessa di vedere buoni e cattivi, il “peggio” e il “meno peggio”, nemmeno di fronte alle migliaia di lestofanzìe e soperchierie che la loro squadra – quale che sia – ha compiuto nelle sue ormai plurime permanenze al governo. Non vede il burattinaio che manovra i burattini nemmeno quando esce clamorosamente allo scoperto, dà un calcio al teatrino di cartapesta e sghignazza a tutte mascelle in faccia al pubblico. Sono loro i veri estremisti. Non si arrendono mai, non rinunciano mai all’illusione lisergica di uno “Stato” e di un “popolo sovrano” e quando l’effetto dell’acido si esaurisce continuano imperterriti a costruire la loro distorta realtà a suon di strilli, di pianti, di autocritiche, di improperi a vanvera. Non è ancora finito lo spoglio delle schede e già Mister Se Po’ Ffa’ flirteggia con Berlusconi, complimentandosi con lui per aver schiantato la sua coalizione-Frankenstein, non rinunciando a scimmiottare le costumanze americane nemmeno nel momento della disfatta. Da parte sua, il liftato arcoreo, che potrebbe governare con abbondante maggioranza, tende invece la mano inciuciante all’avversario stracciato, in evidente ossequio al volere di coloro che gli tirano i fili. Di fronte a queste realtà (di minoranza) il piagnisteo di coloro che frignano per la sconfitta della “sinistra” o esultano per la vittoria della “destra” diventa, nella realtà necessariamente soggettiva in cui necessariamente vivo, un rumore di fondo grottesco, una petulante voce infantile incapace di comprendere un quadro i cui connotati sono fin troppo chiari.     

Sono loro, gli elettori, i veri qualunquisti. L’impegno politico, che richiede riflessione, coraggio e progettazione non fa per loro. Schiaffano ogni tanto una bella X su una scheda, ed ecco fatto il loro nobile dovere di cittadini modello. Mica hanno tempo da perdere, loro. Si abbassano a votare un simbolo qualunque, un progetto qualunque, un lestofante qualunque, un blaterare qualunque purché siano “cosa loro”: il loro simbolo, il loro lestofante, il loro profluvio di parole senza contenuto.

Sono loro i veri disfattisti. Non vedono altra realtà (e ce la impongono, in quanto maggioranza) che quella in cui due bande rivali di predatori si contendono il potere e ogni persona non può far altro che associarsi all’una o all’altra, implorando di aver salva la vita. Non sanno immaginare nulla di diverso da questo squallore senza sbocco e finché la loro realtà sarà quella condivisa, nulla di diverso esisterà mai. Bertinotti si toglie dai piedi – con lauta pensione - dopo aver tradito chi aveva sperato in lui, dopo aver scippato il tfr ai lavoratori, rifinanziato le missioni militari, scarcerato i lestofanti, lasciato al palo gli stipendi, perseguitato lavavetri e immigrati, avallato la persecuzione e rimozione dei magistrati che indagavano sui reati dei suoi colleghi di coalizione; e loro piangono questa liberazione come “fine della sinistra”.

La prepotenza degli elettori infesta di mostri la realtà che essi stessi hanno creato, imponendola come l’unica possibile. Ci costringono a vivere in un incubo popolato di cadaveri che camminano: la destra, la sinistra, le elezioni, la democrazia, il fascismo (eccolo che torna!), il nazismo. Categorie-zombi putrefatte da oltre mezzo secolo, periodicamente esumate dalle tombe e imbellettate per essere esposte al pubblico, a riprova dell’improponibilità di qualsiasi sogno di cambiamento. Il loro ebete appoggio politico legittima la perpetuazione all’infinito delle ruberie, del signoraggio, della barbarie poliziesca, della maleducazione e della strafottenza con cui i loro beniamini – dell’una e dell’altra parte – ci guardano dall’alto dei loro “democratici” seggi parlamentari. Non c’è fuga dalla loro realtà virtuale, salvo quella di rifiutarsi di prendervi parte. E’ a questo che doveva e dovrà servire il non voto: recuperare la propria dignità e il controllo sulla realtà rifiutandosi di prender parte ad un gioco truccato, in cui ogni “elettore” è un pollo da spennare, il pubblico pagante che legittima l’ennesima oscena recita del teatro di Mangiafuoco. Doveva servire a questo, ma non è andata bene: solo il 4% di astenuti in più rispetto alle scorse politiche, ed è questa l’unica sconfitta elettorale di cui mi sento di dolermi.

Ed ora, dagli “sconfitti”, ecco qualche progetto per il futuro, utile per capire da chi saremmo stati “governati” in caso di vittoria dell’altra testa del serpente bicefalo. Chissà che qualcuno dei penitenti di Radio Popolare, leggendo, non asciughi le lacrime e decida di tenerle da parte per occasioni più meritevoli.

Progetti per il futuro (futuro?)

«Noi siamo partiti da un distacco a settembre di 22 punti e progressivamente sono stati recuperati in quella che continuo a definire una grande rimonta politica ed elettorale che ci consente oggi di portare in Parlamento e di insediare nel paese la più grande forza riformista che l'Italia abbia mai avuto» (W. Veltroni, dichiarazione d’intenti post-mazzata)

«Il Piddì è inaffidabile e indecoroso” (Emma Bonino, colta da improvvisa sete di decoro post-ministeriale)

« Io potrei essere utile al ministero degli Esteri» (Emma Bonino, colta da improvvisa sete di Ministero degli Esteri post-ministeriale)

“Rimonta straordinaria, aspettiamo la notte. Chi aveva parlato di una distanza di 10 punti ora è servito. Siamo soddisfatti, l'Italia aspettava cose nuove, noi gliele abbiamo date e l'Italia ha risposto bene” (E. Realacci, dichiarazione allucinatoria post-mazzata)

“I nostri prossimi obiettivi: l'opposizione, e la convergenza sulle riforme delle quali il paese ha grande bisogno" (W. Veltroni, dichiarazione post-elettorale a un paese che avrebbe bisogno di tutto, ma proprio di tutto, tranne che della convergenza sulle riforme)

"Abbiamo perso, ma è nata anche una speranza nuova. Abbiamo fatto un investimento, la nostra è la sfida del secolo" (Pierluigi Bersani, l’uomo del secolo)

"Per noi si apre una stagione di opposizione nei confronti di una maggioranza che avrà difficoltà a tenere insieme ciò che è difficile tenere insieme. Noi siamo disponibili per le riforme" (W. Veltroni, un uomo sempre disponibile)

"Ora occorre riesumare (sic) il lavoro della Bicamerale" (S. Berlusconi, the body snatcher)

"Oggi è una giornata che verrà ricordata perchè cambia gli equilibri della politica italiana e apre una stagione diversa"  (D. Franceschini, il La Palisse italiano)

Il Pd ha segato il ramo dell'albero su cui era seduto"  (F. Bertinotti, segato)

“La mia vicenda di direzione politica termina qui, purtroppo con una sconfitta”  (F. Bertinotti, non tutto il male viene per nuocere)

"La nostra sarà un'opposizione sul programma di una grande forza riformista ma rinnoviamo sin da subito la piena disponibilità ad affrontare immediatamente le riforme istituzionali necessarie di cui il Paese ha bisogno" (W. Veltroni, un’unica idea, ma solida)

"Faremo un'opposizione costruttiva. Abbiamo ottenuto un risultato elettorale importante, lavoreremo perchè l'Italia possa avere una sfida riformista al governo"  (W. Veltroni, dichiarazione costruttiva rilasciata dopo un risultato elettorale importante)

"Dobbiamo ripartire ricostruendo una casa per la sinistra"  (F. Giordano, in collaborazione con Sam Raimi)

"Permettetemi di esprimere la soddisfazione mia personale e dell'intero Viminale, perché l'unificazione di diversi momenti elettorali ha funzionato. La macchina ha funzionato"  (G. Amato, l’uomo che si soddisfa con poco)

Gli Stati Uniti sono pronti a lavorare con chiunque vinca le elezioni italiane" (Kurt Volker, sottosegretario di Stato USA, non s’era capito)

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