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L'isola dei famosi della Thyssenkrupp PDF Stampa E-mail
Italia - Italia
Scritto da Nique la police   
Martedì 11 Marzo 2008 00:00
thyssenkrupp3.jpgIn queste settimane sembra più evidente, rispetto ad altri periodi, che i partiti si presentano alle elezioni come marchio o brand cercando una propria visibilità nel mercato delle proposte elettorali.
Si potrebbe anche dire che il rapporto tra politica e marketing è antico almeno quanto il marketing stesso visto che una figura come Robert Gallup, promotore storico della forma sondaggio come la conosciamo, già negli anni pioneristici di questa disciplina passò velocemente dallo studio dei consumatori a quello degli elettori.

Nel corso dei decenni però, negli Stati Uniti come in Italia, durante le elezioni i cartelli elettorali hanno prestato attenzione sia alle strategie di marketing... 
che alla capacità di mobilitazione dal basso da parte dei comitati di elettori.
Con la disgregazione dei partiti e dei sindacati di massa, consumatasi pienamente durante gli anni '90, paradossalmente nel paese definito più impolitico (gli Stati Uniti) si sono cercate forme di mobilitazione degli elettori differenti dalle pure strategie di marketing televisivo. Strumenti come Meet-up, che servono ad organizzare riunioni reali, o media come Youtube sono entrati nelle strategie di mobilitazione dal basso degli elettori da parte dei cartelli elettorali.

In Italia alla crisi dei partiti e dei sindacati di massa ha corrisposto una sostanziale incapacità da parte dei cartelli elettorali, nonostante le dichiarazioni ufficiali, di costruire delle strategie di mobilitazione dal basso. Le strategie di estrazione del consenso elettorale si sono quindi rivolte essenzialmente al marketing televisivo come strumento strategico di costruzione del consenso. E questo come tentativo di risposta alla grande crisi permanente di legittimità che i cartelli elettorali attraversano oggi allo stesso modo dei partiti di massa in crisi di un quarto di secolo fa.

Per questi motivi la strategia utilizzata dai cartelli elettorali oggi non può che essere quella del marketing emozionale. Questo perchè il marketing emozionale promette di fare breccia nel consumatore, e quindi nell'elettore, maturo, disincantato e privo di entusiasmo. Si tratta del tardo stadio delle strategie di marketing che intenzionalmente e disciplinarmente - si guardi ad un testo che ha fatto scuola come Emotional Branding di Gobe, Gob e Zyman (Allworth Press, 2001) - si rivolgono al consumatore cinico e disilluso da ondate di campagne promozionali per legarlo emotivamente ad un marchio nonostante che questi abbia le barriere emozionali allenate alla pubblicità.

Per questo motivo la gestione dei simboli del dolore a distanza, quello che viene rappresentato sullo schermo televisivo che attira l'attenzione emotiva di milioni di spettatori, diviene un elemento decisivo della riuscita o meno delle campagne elettorali di un partito. E' quindi comprensibile l'interesse da parte del Partito Democratico e della Sinistra Arcobaleno nei confronti dei sopravvissuti della strage della Thyssenkrupp. Il Pd è riuscito ad accaparrarsi per primo l'operaio più visto nei telegiornali della prima serata, la Sinistra Arcobaleno si è attardata a candidarne uno ma è riuscita, nel bene o nel male, a trovare un modo nel suo piccolo spettacolare per farlo: la rinuncia di Diliberto ad un seggio sicuro a favore dell'operaio sopravvissuto.

La strage della Thyssenkrupp nelle sue modalità terribili, il massacro di operai che andavano al lavoro per pochi euro come se andassero al fronte, è diventata sia spettacolo televisivo che simbolo della condizione odierna del lavoro. Ma se la condizione odierna del lavoro per i cartelli elettorali è irrisolvibile, il Pd è un partito liberista duro e la Sinistra Arcobaleno spera di tornare in orbita Pd, l'appetibilità in termini di marketing elettorale dei sopravvissuti della Thyssenkrupp è altissima. Ecco quindi che in campagna elettorale la composizione delle liste segue le strategie di marketing promozionale dell'isola dei famosi: mettere assieme a dei Vip degli sconosciuti che abbiano caratteristiche che attirano l'attenzione. I sopravvissuti alla Thyssenkrupp in quanto scampati al fronte dell'acciaio fuso, e ripresi dalle telecamere nei momenti di dolore collettivo, diventano ottimi strumenti promozionali per il marketing emotivo che deve suscitare emozioni nell'elettore cinico e disincato rispetto al sistema politico. Messi poi in un "portafoglio" di personaggi da Isola dei Famosi, con il Vip elettorale, la velina da lanciare e il volto da rilanciare contribuiscono a comporre un'offerta completa in termini di marketing politico.

C'è poi qualcuno che magari riesce a credere che queste candidature riusciranno a promuovere qualcosa in termini di legislazione sulla sicurezza del lavoro. Se questo qualcuno lo pensa davvero è meglio che si occupi di qualcos'altro piuttosto che di politica. Controllati dagli apparati di casting politico che li hanno reclutati, inglobati in reti di lobbies cementate da robusti interessi di ceto, questi candidati del genere "sopravvissuti alla Thyssenkrupp" dureranno in parlamento quanto il potere di attrazione della loro immagine. Come per i vincitori del Grande Fratello la loro sopravvivenza in trasmissioni successive è determinata dalla resistenza della loro immagine che a sua volta è determinata dal genere di emozionalità del pubblico in un un momento dato.

Questa è la politica istituzionale oggi in Italia ovvero una forma di marketing emozionale, in assenza di una capacità di mobilitazione dal basso, che si adatta ai fatti di cronaca per fare breccia nell'emotività dell'elettore nel momento in cui si reca nella cabina elettorale. Che tutto questo non sia neanche una forma originale nel marketing emozionale la dice lunga sulla sullo spessore politico di questi partiti: ridotti ad essere ladri di emozioni senza nemmeno essere in grado di operare un furto con destrezza.
 
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