RSS e Facebook

Feed RSS di Pressante

Segui Pressante su Facebook

Ultimi commenti

Utenti Online

 32 visitatori online

Statistiche

Utenti : 1294
Contenuti : 1641
Link web : 33
Tot. visite contenuti : 3867313
1293 registrati
3 oggi
9 questa settimana
154 questo mese
Ultimo: liegreven

Adsense

Retroscena delle vicende Forleo e De Magistris PDF Stampa E-mail
Italia - Italia
Scritto da Marco M   
Martedì 11 Dicembre 2007 17:39
Clementina Forleo e Luigi De MagistrisDalla melma dell'informazione mainstream, che sul caso Forleo e su quello De Magistris si adopera nella consueta opera servile di manipolazione e disinformazione, si distinguono rare eccezioni di veri giornalisti che pretendono di informare correttamente su queste vergognose vicende. Tra questi, il solito Marco Travaglio e Carlo Vulpio, che scrive sul Corriere e sembra abbia ricevuto pressioni ed intimazioni affinchè si distragga un po'...
 
Seguono due loro articoli:
Vietato indagare - di Marco Travaglio
Ecco il video sul poliziotto che accusa la Forleo - di Carlo Vulpio
 
Vietato indagare
 
Ancora una volta, con cronometrica puntualità, come sempre gli accade alla vigilia di una decisione del C.S.M. che lo riguarda, il P.M. Luigi De Magistris ha appreso dalla stampa l’ennesimo «capo d’incolpazione» del P.G. della Cassazione, Mario Delli Priscoli.

Così come aveva appreso dai giornali l’avocazione dell’inchiesta «Why Not» da parte del P.G. reggente Dolcino Favi, anticipata dal giornalista-spione Renato Farina su Libero una settimana prima che fosse decisa e tre giorni prima che Mastella fosse iscritto sul registro degli indagati.

Così come aveva appreso dai giornali che la vicepresidente della I Commissione del C.S.M. che deve decidere sul suo trasferimento d’ufficio per incompatibilità ambientale, Letizia Vacca dei Comunisti Italiani, ha già emesso la sentenza contro di lui e contro Clementina Forleo: «E’ necessario che emerga che De Magistris e Forleo sono cattivi magistrati».

E’ uno dei tanti tragicomici paradossi di questa incredibile persecuzione contro i due soli magistrati d’Italia che abbiano osato ipotizzare reati a carico di membri del governo.

De Magistris e Forleo sono accusati di «parlare troppo» e De Magistris di aver pure innescato «fughe di notizie» sulla stampa, anche se non hanno mai parlato dei loro procedimenti e dei loro indagati: in compenso chi li accusa di «scarso riserbo» non fa che violarlo.

Ma il paradosso si moltiplica se, dal contorno, si va alla sostanza dell'ultima accusa piovuta sul P.M. di Catanzaro da quando ha avuto la sventura di incappare in una variopinta compagnia di indagati di destra e di sinistra, compresi il premier Prodi e il ministro Mastella.

Sostiene Delli Priscoli nel nuovo addebito – gli altri undici (undici!) fin qui mossigli, evidentemente, non reggevano – che De Magistris avrebbe chiesto i tabulati del cellulare di Mastella senza il preventivo assenso del Senato.

In base alla legge Boato (appena fatta a pezzi dalla Consulta in quanto incostituzionale), per intercettare i telefoni o acquisire i tabulati di un parlamentare, occorre il permesso del Parlamento.

«Sono a rischio le mie libertà», afferma Mastella.

Forse De Magistris e il suo consulente Gioacchino Genchi non conoscono la legge? Sono impazziti? Hanno deciso di viziare fin dall'inizio un'indagine così delicata per mandarla a catafascio e salvare il Guardasigilli dalle sue eventuali responsabilità?

Per comprendere ciò che è accaduto basta leggere la consulenza Genchi depositata a disposizione degli indagati (quella su Mastella e il suo amico Luigi Bisignani, già piduista, già condannato per la maxitangente Enimont, inoltrata in estate al Riesame per valutare il ricorso del secondo contro una perquisizione).

Genchi, con l'avallo del P.M., s'è imbattuto in una serie di utenze telefoniche in contatto con quella – intercettata – di Bisignani.

Non tutte le utenze hanno un nome e un cognome. Una è intestata alla Camera dei deputati, ma può essere in uso a un impiegato, a un usciere, a un segretario. Per sapere di chi è un telefono, bisogna fare accertamenti. Per farli, bisogna acquisire i tabulati. Solo alla fine si scopre chi è il titolare, che fra l'altro può pure cederlo a un terzo.

Così si è arrivati a scoprire che il telefono era di Mastella.

Lo stesso è avvenuto per le telefonate tra un altro indagato, Antonio Saladino della Compagnia delle Opere, e il ministro.

«Per la eventuale utilizzazione processuale – scrive Genchi nella consu
lenza – dovrà richiedersi la prescritta autorizzazione al competente ramo del Parlamento».

Segno evidente che sia il P.M. sia Genchi (che lavora sui tabulati da anni, avendo indagato sulle stragi Falcone e Borsellino, sui casi Dell'Utri e Cuffaro, sui mafiosi Campanella e Lo Piccolo e così via) conoscono bene la legge.

Tant'è che in ottobre De Magistris si apprestava a chiedere al Parlamento l'autorizzazione a usare le telefonate indirettamente intercettate fra Mastella e gli indagati Saladino e Bisignani.

L'avocazione dell'inchiesta è arrivata appena in tempo per impedirglielo.

Ora, al danno, si aggiunge la beffa: la dodicesima accusa del P.G. Delli Priscoli.

Siamo in pieno «comma 22»: per essere esonerato dai voli di guerra, il pilota deve essere pazzo; ma, se chiede l'esonero dai voli di guerra, il pilota non è pazzo; pazzo è chi fai voli di guerra; ergo è impossibile essere esonerati dai voli di guerra.

L'ok del Parlamento è richiesto nel caso in cui l'indagato parli con un parlamentare. Per sapere se l'indagato parla con un parlamentare, bisogna indagare sulla titolarità dei telefoni in contatto con l'indagato. De Magistris lo fa, scopre che dall'altro capo del filo c'è Mastella, lo iscrive nel registro degli indagati, ma non può chiedere l'ok del Parlamento perché Mastella chiede il suo trasferimento e il P.G. gli leva l'inchiesta. Ora lo vogliono trasferire per aver acquisito i tabulati prima dell'ok del Parlamento, al quale però non avrebbe mai potuto chiedere l'ok prima di acquisire i tabulati e scoprire che vi compariva il telefono di Mastella.

Ergo, è vivamente sconsigliabile indagare su chicchessia: se poi si scopre che parla con Mastella, Mastella è salvo, i suoi amici pure, ma il P.M. è rovinato.
 
Unità del 10 dicembre 2007 
---
 
 
Ecco il video sul poliziotto che accusa la Forleo 
 
I poliziotti che vorrebbero far passare per arrogante, pazza e visionaria il G.I.P. di Milano, Clementina Forleo, e che l'hanno querelata, e che hanno visto questa querela diventare la base per uno dei capi di incolpazione mossi contro la Forleo dal procuratore generale della Cassazione, Mario Delli Priscoli, ebbene, questi poliziotti sono stati rinviati a giudizio, sempre a Milano, «per aver formato in concorso tra loro una notizia di reato falsa e per aver cagionato al cittadino peruviano Daniel Percy Ampa Castillo gravi lesioni» in seguito a un pestaggio, avvenuto nel bagno della camera dei fermati della questura di Milano, nella notte tra il 9 e il 10 giugno 2006.

Uno dei tre poliziotti coinvolti nel pestaggio di Castillo – quello che menava, mentre un altro lo teneva e un altro guardava – si chiama Massimiliano De Cesco, ha 36 anni, è di Trieste ed è stato radiato dalla Polizia l'11 novembre scorso, con decreto firmato da Gianni De Gennaro, capo della Polizia.

Gli altri due si chiamano Andrea Chicarella, 29 anni, di Brescia (quello che teneva Castillo, inerme, con le manette ai polsi e le braccia dietro la schiena), e Luciano Pasqualetti, 27 anni, di La Spezia (quello che guardava).

La vicenda è di stampo sudamericano, e non per la nazionalità di Castillo. Il quale, fermato perché ubriaco, è stato picchiato a sangue «senza alcun motivo, con pugni, calci e colpi di manganello sferrati con violenza al petto e al volto, senza opporre alcuna resistenza».

Dopo, con uno "spruzzino" e un panno, il manganellatore De Cesco, che durante l’operazione calzava dei guanti igienici, ha ripulito tutto, anche le macchie di sangue.

Lo scandalo è scoppiato quando è intervenuto il console del Perù, Jorge Leòn Collantes, che ha voluto vederci chiaro e ha scritto al questore e al ministro dell'Interno.

De Cesco, che pure sapeva della presenza delle telecamere di videosorveglianza all'interno della questura, non se ne è curato. Si vantava di avere le protezioni "giuste".

E in effetti, in precedenza, aveva pestato senza grandi problemi alcuni transessuali italiani in collaborazione con un altro suo collega, Agostino Marnati (processo in fase di udienza preliminare, e anche lui accusatore della Forleo), e l'8 luglio 2005 (in coppia con il collega Pisa-no), in via Durini, a Milano, aveva arrestato un egiziano con il solito eccessivo entusiasmo.

Quel giorno, Clementina Forleo passava lì e protestò, non per l'arresto (non entrò nel merito), ma «per le modalità brutali con cui gli agenti lo stavano eseguendo».

De Cesco, dunque, a questo punto diventa il protagonista principale non solo del caso Castillo, ma anche di un «caso Delli Priscoli».

Perché è davvero curioso che il P.G. della Cassazione basi un'incolpazione sulla querela di un poliziotto che «forma notizie di reato false», che è stato radiato dalla Polizia, che ha una sfilza di sanzioni (orali, scritte, pecuniarie) lunga così senza esaminare tutti gli atti e tutti i testimoni.

Non solo, ma Delli Priscoli scrive anche che per la vicenda di via Durini «a Brescia c'è stata la richiesta di rinvio a giudizio per la Forleo».

Sarebbe stato sufficiente richiedere tutte le carte per scoprire che a Brescia il P.M., per la Forleo, aveva chiesto l’archiviazione poiché aveva ritenuto che i fatti erano così evidenti da non richiedere alcuna indagine. Una situazione anomala, che secondo il G.I.P. di Brescia creava un problema "tecnico", risolvibile soltanto con l'imputazione coatta: ecco da dove deriva il rinvio a giudizio della Forleo per la vicenda di via Durini.

Ancora. La Forleo queste cose le ha ripetute davanti al C.S.M. (di cui il P.G. della Cassazione è membro di diritto) "prima" che Delli Priscoli le muovesse le contestazioni disciplinari.

E’ normale chiedersi come mai, prima di formalizzare l'incolpazione, non siano state verificate tutte queste cose.

Stesso discorso per le accuse del tenente dei carabinieri di Francavilla Fontana.

Forse sarebbe il caso di leggere bene tutte le carte e ascoltare tutti, ma proprio tutti i protagonisti della vicenda.

Se anche questo caso rivelasse stranezze come quello dei poliziotti, beh, resterebbe solo la incolpazione per la presunta "abnormità" della ordinanza della Forleo sulla scalata Unipol/Bnl.

Ma un'ordinanza è un atto giurisdizionale, che c'entra l'azione disciplinare?
 
dal Corriere del 9 dicembre 2007 
 


Aggiungi questa pagina
Commenti
Cerca
Solo gli utenti registrati possono inviare commenti!

3.26 Copyright (C) 2008 Compojoom.com / Copyright (C) 2007 Alain Georgette / Copyright (C) 2006 Frantisek Hliva. All rights reserved."