RSS e Facebook

Feed RSS di Pressante

 

Ultimi commenti

Utenti Online

 34 visitatori online

Statistiche

Utenti : 1056
Contenuti : 1574
Link web : 33
Tot. visite contenuti : 3611588
1055 registrati
0 oggi
3 questa settimana
83 questo mese
Ultimo: Catonoiva

Adsense

Il dr. Jekyll e Mr. Giordano PDF Stampa E-mail
Italia - Italia
Scritto da Gianluca Freda   
Lunedì 03 Dicembre 2007 00:00

 Quando in Italia vigeva ancora la leva obbligatoria, uno dei metodi classici sfruttati dai chiamati alle armi per risparmiarsi un anno di levatacce, rifacimento delle brande e pulizia delle latrine era quello di fingersi matti. Esiste un’ampia e a volte divertente casistica di espedienti psichiatrici utilizzati dai giovani di leva per scampare alla noiosa incombenza. Accanto a performance d’irriferibile bassezza e scurrilità, vi erano anche alcune piccole perle di recitazione che avrebbero strabiliato qualsiasi impresario teatrale.

Un tale che conoscevo mi raccontò di essersi presentato alla visita militare recitando senza interruzione e con tonalità oratorie “Il cinque maggio” manzoniano. Riformato in attesa di approfondimenti psichiatrici, improvvisò a braccio di fronte al medico militare una godibile performance schizofrenica. A tratti parlava normalmente, dicendo cose sensate, poi, di punto in bianco, iniziava a parlare con una voce in falsetto...

(che ripeteva spesso tra gli amici, suscitando l’ilarità generale) affermando, con una certa flemma, di essere ricoperto di formiche e chiedendo con cortesia un vasetto di marmellata o di sciroppo che deviasse l’attenzione degli insopportabili insetti.

L’espediente di fingersi matti per aver salva la pelle è nel nostro paese una tradizione culturale antica e gloriosa, la cui origine si perde nella notte dei tempi. La si applica un po’ in ogni ambito, da quello processuale a quello lavorativo, passando, con esiti di straordinario impatto creativo, per quello militare. Ma il settore in cui questa tradizione nazionale trova la sua più vasta applicazione è senza dubbio quello politico. Prendiamo, ad esempio, i senatori e deputati di Rifondazione Comunista. Il 20 ottobre scorso si tenne a Roma, con grande sventolìo di pezze rosse, una manifestazione della cosiddetta “sinistra radicale” che secondo le parole del segretario di RC, Franco Giordano, avrebbe avuto la finalità di esprimere una “critica verso i ritardi del governo nell'applicazione del programma e di sostenere nello stesso tempo la costruzione di una soggettività politica unitaria". E già qui una diagnosi di dissociazione della personalità sarebbe stata scontata in qualunque ambulatorio psichiatrico di buon livello. Giordano parlava del governo come se il suo partito non ne facesse parte, o come se ne facesse parte solo di notte, quando si trasforma in Mr. Hyde, vivendo durante il giorno un’esistenza casta e irreprensibile nei panni del Dr. Jekyll. Si sarebbe potuto chiedergli come spiegasse questa contraddizione. Probabilmente avrebbe risposto con una stridula voce in falsetto, abbracciando forte la poltrona di deputato e sussurrandole calde parole d’affetto. E tuttavia l’idea di costruire, col tempo, una “soggettività unitaria” poteva apparire comunque un proposito virtuoso, soprattutto per chi risulta visibilmente affetto da Sindrome di Stevenson galoppante.

Nel caso specifico di Giordano, la sindrome presentava caratteri di particolare gravità. Infatti, nel febbraio 2007, Giordano aveva allontanato dal partito il senatore Franco Turigliatto, reo di aver chiesto l’applicazione rigorosa del programma di governo e di essersi coerentemente astenuto su una mozione di politica estera presentata da D’Alema, che andava in direzione esattamente contraria. In occasione della ribellione di Turigliatto, Giordano aveva dichiarato: «Non mi nascondo che la nostra immagine è stata colpita dall'atteggiamento di Turigliatto. Voglio ribadire il giudizio negativo di un modo di fare politica totalmente autoreferenziale e distruttivo». Questo avveniva mentre Giordano era in piena fase-Hyde. Otto mesi dopo, rientrato nei miti panni del Dr. Jekyll, Giordano arringava le credule pezze rosse radunatesi in Piazza S. Giovanni sulla necessità di rispettare con coerenza il programma di governo. L’aggressione a Turigliatto, il quale mirava appunto al rispetto del programma con i fatti e la coerenza morale anziché con le gite in pullman, era già dimenticata. Un incubo notturno perpetrato in uno stato di demoniaca alterazione psichica da un doppio malvagio del Giordano sangiovanniero, scomparso nella bruma del mattino.

Col passare del tempo, i sintomi della dissociazione si sono fatti sempre più penosi, rivelando insospettate capacità infettive, rare in un disordine di natura psichica, che hanno contagiato l’intera comunità della sinistra radicale, estendendosi a volte, con risultati orribili a vedersi, alla stessa base militante.

Dopo l’inciucio balneare di governo e sindacati per approvare il protocollo sul welfare – con la messinscena di un repellente referendum da circo che ne ha simulato l’approvazione anche da parte dei lavoratori – Rifondazione aveva promesso, per l’autunno, tuoni e fulmini. I quali erano altamente auspicabili, visto che l’accordo santifica una condizione di sostanziale schiavitù per i co.co.pro e di miseria insostenibile per buona parte dei lavoratori dipendenti. A luglio scorso, l’orrore per questo ennesimo tradimento dei plutocrati sindacali e governativi ai danni dei lavoratori, aveva determinato l’entrata in guerra di Giordano-Jekyll, che aveva gridato dalle trincee: "Si apre un conflitto. Si apre una stagione di mobilitazione politica e sociale delle sinistre in tutto il paese; una stagione di iniziativa unitaria intesa a ristabilire la connessione fondamentale tra popolo e politica, tra le aspettative riposte da milioni di persone nell'Unione e l'azione concreta della maggioranza e del governo. Dall'esito di quel conflitto dipenderà il nostro voto in Parlamento". Giovanni Russo Spena, capogruppo di Rifondazione al Senato, aveva fatto eco: "[Il protocollo] è un'assurdità da tutti i punti di vista. E' evidente che noi, al contrario, abbiamo tutte le intenzioni di emendarlo e modificarlo profondamente". Poi Prodi gli ha iniettato il siero della trasformazione fiduciaria e oggi Giordano, digrignando i denti poderosi e facendo schioccare le nocche delle manone pelose, proclama con la vocetta della mamma di Norman Bates: “Il PRC voterà a favore della fiducia sul ddl per rispetto al vincolo di maggioranza e considerando le conseguenze di un eventuale voto contrario. Ma a questo punto c’è un vero e proprio riposizionamento strategico e a gennaio si dovrà aprire una nuova fase con una verifica politico-parlamentare”.

A questo punto un elettore sano di mente (per quanto possa essere sano di mente un elettore che, come il sottoscritto, aveva votato per questa ciofeca di partito calabrache) si chiederà se non sia per caso possibile un ricovero coatto d’urgenza nella camera imbottita più vicina. Cosa dovrebbe fregarcene di una verifica politico-parlamentare, utile solo a ridistribuire qualche poltrona di prestigio alla faccia di chi si arrabatta con due lavori per portare a casa neanche 800 euro al mese? Soprattutto, da quale canovaccio schizoide di disperazione politica è uscito il concetto di sacralità del “vincolo di maggioranza” nei confronti di una maggioranza che sfoggia con rivoltante faccia di tolla il disprezzo di tutti i vincoli assunti, tanto verso gli elettori quanto verso gli alleati politici? Se Giordano avesse strillato in falsetto che il voto di fiducia sul ddl gli è stato imposto dalle orde di formiche che sciamano sul suo corpo, minacciando di scarnificarlo, la scena del matto sarebbe risultata mediamente efficace e convincente. Ma lui ha voluto strafare. Si è addirittura inventato un “vincolo di maggioranza” verso una maggioranza che si vanta di mettere sotto i piedi ogni vincolo, ogni decenza, ogni barlume di coerenza politica, ogni principio morale in cui gli elettori di Giordano (di Giordano-Jekyll, almeno) sono soliti riconoscersi. Neanche il pazzo di Psycho avrebbe osato tanto.

La maggioranza di governo ha varato norme odiose e razziste nei confronti dei rom, al solo scopo di cavalcare il mal di pancia del popolino verso un dilagare dell’immigrazione che è la stessa strafottenza sociale del governo ad impedire di tenere sotto controllo. Di fronte alla rabbia dei suoi elettori, Giordano è rimasto seduto sul suo scranno, strabuzzando gli occhi e sbavando copiosamente.

Il governo ha affondato i Dico, i Pacs e molte altre amenità che allo stato attuale delle cose appaiono decisamente inessenziali, ma alle quali Rifondazione diceva di tenere moltissimo. Giordano è rimasto zitto zitto sulla sua poltrona, prorompendo di tanto in tanto in una fragorosa risata, col pugno levato al cielo.

Il governo ha impedito la realizzazione di una commissione d’inchiesta sui fatti di Genova, a mio personale avviso del tutto inutile e inauspicabile, ma che stava comunque a cuore a molti simpatizzanti di Rifondazione. Agli elettori sempre più furenti, Giordano ha recitato “Il cinque maggio” tenendo uno scolapasta in testa, sottolineando i versi “così percossa, attonita/la terra al nunzio sta” con una pausa di un quarto d’ora a bocca spalancata, con lo sguardo perso nel vuoto.        

Il governo ha rafforzato – anziché eliminare, come era scritto nel programma – la legge 30, che santifica la precarietà lavorativa. Giordano ha spiegato ai suoi elettori che le formiche sono brutte bestie e lui non riesce a schiacciarle tutte.

Il governo ha perseguitato i lavavetri, incitato all’abbattimento delle baracche dei senzatetto e Giordano ha risposto alle invettive dei suoi elettori frugandosi nel naso.

Il governo ha distribuito il tesoretto agli industriali, scippato il TFR ai lavoratori con l’attiva partecipazione dei sindacati confederali, ha inasprito le norme contro chi fuma spinelli (ma non contro i senatori che mandano i propri portaborse a comprargli la cocaina), non ha abrogato la riforma delle pensioni prevista dalla legge Maroni – com’era sempre nel programma – e ha invece ulteriormente accresciuto l’età pensionabile, infine ha schiaffato il ddl sul welfare, integrato da un voto di fiducia dolorosamente acuminato, in un luogo che ogni lavoratore avrebbe preferito destinare ad altre funzioni. Agli elettori venuti a trovarlo con torce e forconi, Giordano si è mostrato mentre accarezzava benevolmente una mosca che gli si era posata sulla mano, affinché tutti pensassero che lui, il paladino dei lavoratori, non sarebbe capace di far male a una mosca.

Pare comunque che la simulazione di follia abbia funzionato. Rifondazione, secondo gli ultimi sondaggi, si è solo ridotta a percentuali da albumina (3 o 4% di preferenze) anziché sprofondare per sempre nell’oblio della vergogna, come avrebbe meritato e come io, sinceramente, a questo punto non posso esimermi dall’augurargli. Fanno ormai così pena, dementi come si presentano al loro ex elettorato, che qualche passante disposto a lanciargli una monetina nel cappello riescono sempre a trovarlo. Se la nuova legge elettorale introdurrà davvero lo sbarramento al 5 per cento, Giordano e le sue formiche torneranno, come meritano, e indipendentemente dalla creazione di improponibili “soggettività unitarie”, alla clandestinità, che è il loro habitat naturale e dove (qui non sono ironico) sono in grado di fornire alla società spunti assai migliori di quelli che offrono quando sono seduti su uno scranno parlamentare. Da parlamentari, sono capaci soltanto di rimestare aria fritta, organizzare manicomiali kermesse di piazza contro i decreti che hanno votato la sera prima, ingoiare rospi (o farsi deridere dai rospi: perfino una nullità come Dini, ormai, li prende per il culo) e fingere di provarci gusto per offrire agli elettori sbigottiti la giustificazone della follia. Sono capaci di fare soltanto ciò che fa ogni altro appartenente a quel ceto politico infingardo a cui si dicono legati da “vincolo di maggioranza”: incassare stipendi e pensioni miliardarie, tartassare lavoratori e contribuenti, vivere in abitazioni hollywoodiane offerte dagli enti pubblici alla faccia dei baraccati a cui mandano le ruspe, scorrazzare a destra e a manca in auto blu con convoglio di scorta, tanto sono i contribuenti a pagare bolli, assicurazioni e benzina. In una parola: sono capaci solo di spolpare il paese fino all’osso, come un’orda di formiche fameliche uscite da un brutto film dell’orrore. Non suscitano in me, ormai, altro desiderio che quello di schiacciarli, di liberarmi di loro a qualsiasi costo e a qualunque prezzo. Nessuno di voi ha per caso un vasetto di marmellata?

 

blogghete!  

Commenti
Cerca
Solo gli utenti registrati possono inviare commenti!

3.26 Copyright (C) 2008 Compojoom.com / Copyright (C) 2007 Alain Georgette / Copyright (C) 2006 Frantisek Hliva. All rights reserved."