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Il caso Mastoglia PDF Stampa E-mail
Italia - Italia
Scritto da Marco Travaglio   
Mercoledì 14 Giugno 2006 01:17
Il caso ScafrogliaNel suo strepitoso dvd «Il caso Scafroglia», da ieri in libreria, Corrado Guzzanti lancia un appello alla Nazione: «C’è una tensione esagerata nel Paese, un clima di continuo scontro fra i giudici da una parte e i criminali dall’altra, una contrapposizione frontale. Uno steccato invalicabile fra giudici e criminali. Ma perché? Vogliamo dire una parola di riappacificazione? È vero, in Italia sono morti molti giudici. Ma sono morti anche molti gangster…». Il brano risale al 2002, quando Corrado non poteva prevedere l’avvento di Clemente Mastella alla Giustizia. Ma parlava come se lo sapesse. I suoi paradossi satirici illuminano, meglio di qualunque editoriale, la deriva imboccata dal dibattito sulla giustizia da quando Bellachioma impone il suo pensiero unico a reti unificate. Anche ora che non governa più.

È il berlusconismo «extra moenia», che fa breccia anche nell’Unione.
L’altro giorno il ministro di Clemenza ha raccolto meritati applausi a Regina Coeli, quando ha detto, senza nemmeno rendersi conto di quel che diceva: «Sarò più il ministro dei detenuti che quello dei giudici».
Poi ha raccolto meritate perplessità all’assemblea dell’Anm, quando ha invitato i magistrati ad andare in ufficio alle nove del mattino. Quelli si aspettavano una parola chiara sull’annunciato decreto per radere al suolo la boiata dell’ordinamento giudiziario targata Castelli.
Ma non se ne fa più nulla: semplice disegno di legge, con tempi eterni, e solo per bloccare alcuni punti della controriforma, che per il resto piace un sacco a mezza Unione.
Poi il ministro di Clemenza ha rischiato di scavalcare Corrado Guzzanti: è stato quando ha invocato una «pacificazione fra giustizia e politica». Come se i processi a carico di alcuni politici non dipendessero dai gravi reati commessi da questi, ma da una guerra dichiarata dai giudici alla politica.
È un po’ come dire che, visto che ogni giorno vengono processati decine di mafiosi, occorre pacificare la giustizia e la mafia. Superare gli steccati, ecco.
Ma il dato più stimolante del discorso mastelliano è l’annuncio di un «patto sulla giustizia con l’opposizione». Nella fretta, il ministro s’è dimenticato di precisare con chi precisamente, del centrodestra, verrà stipulato il suddetto patto. Forse perché c’è solo l’imbarazzo della scelta. Berlusconi, imputato di corruzione giudiziaria e sei volte prescritto per falso in bilancio, sembra l’interlocutore ideale, anche perché considera tutti i giudici (non solo italiani) «matti, antropologicamente diversi dal resto della razza umana» e la giustizia tout court «un cancro dello Stato di diritto che dobbiamo estirpare».
Anche Previti potrebbe fare il caso nostro, ma solo per due ore al giorno, essendo per il resto della giornata detenuto a domicilio per via di una condanna per corruzione giudiziaria: bisognerà profittare dell’ora d’aria.
Dell’Utri invece è ancora a piede libero: dall’alto della sua condanna definitiva per frode fiscale e di quelle provvisorie per estorsione e mafia, potrebbe fornire un valido contributo. Anche An possiede una miriade di interlocutori ideali.
Storace, indagato per associazione a delinquere perché faceva spiare i suoi avversari politici. Oppure Alemanno, inquisito per i fondi illeciti di Parmalat. O, se proprio si vuole andare sugli incensurati, l’ex sottosegretario Mantovano, che paragonò la sentenza Dell’Utri alle «rappresaglie dei nazisti in fuga dall’Italia».
Poi c’è la Lega, che il patto sulla giustizia ce l’ha nel sangue: a parte Castelli, che alla Giustizia ha già dato tanto, c’è il leader Bossi, condannato per la maxitangente Enimont; c’è Maroni, pregiudicato per resistenza a pubblico ufficiale; c’è Calderoli, in appello per lo stesso reato e in udienza preliminare a Verona per attentato all’unità nazionale insieme all’intero vertice leghista. È lo stesso Calderoli che due anni marciava dietro una bara dedicata al procuratore Papalia, al grido di «Papalia il più terrone che ci sia».
E come trascurare la parte più presentabile della Cdl, quel bocciolo dell’Udc, detta anche «Io c’entro»? C’è Piercasinando, che telefonò la sua «stima e amicizia» a Dell’Utri alla vigilia della condanna, e lo fece pure sapere. C’è il segretario Cesa, miracolato dalla prescrizione per le mazzette che portava a Prandini. Senza dimenticare la corrente siciliana, quasi tutta ai ferri con l’eccezione di Totò Cuffaro, imputato solo di favoreggiamento alla mafia. Ecco, le premesse per un bel patto bipartisan sulla giustizia ci sono tutte. Quando si comincia?
 
Unità, 13 giugno 2006 
Commenti
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'Visitatore'   |82.61.94.xxx |2006-06-14 13:02:13
io ancora non mi sono ripresa... mastella ministro della giustizia :eek
è
stato possibile solo perchè il suo predecessore era castelli, quindi potevano
anche metterci riina ma nessuno ci faceva caso
'Visitatore'   |80.117.254.xxx |2006-06-15 16:42:27
Mastella ormai detto Mastellik.E' alla caccia dei delinguenti.Solo che mentre il
più famoso Paperinik assicurava i malviventi alla giustizia lui li assicura
alla libertà. E' tanto contento della ritrovata poltrona che li manda tutti
fuori.Poi li invita a casa sua per brindare.A Mastella dagli una poltrona e lo
fai contento. Gia si pensa a sostituire la sua figura a quella della giustizia
in assise. Ma poi lui la clemenza ce la ha nel nome. La sua nomina conferma che
al peggio non c'è fine. :p
'Visitatore'   |82.61.94.xxx |2006-06-15 16:52:23
E non hai detto la più bella: riesce a fare tutto questo con il suo squallido
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