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La mafia è bianchissima, ha gli occhiali e bacia tutti PDF Stampa E-mail
Italia - Italia
Scritto da Francesco   
Venerdì 17 Novembre 2006 09:27
 A quindici anni di distanza da una famosa puntata di Costanzo&Santoro in onore di Libero Grassi, Totò Cuffaro torna da Michele Santoro.

Ieri sera ad AnnoZero è andata in onda un'altra delle tante rappresentazioni della metastasi mafiosa all'interno delle istituzioni. Solo chi è senza vergogna sarebbe stato capace di rispondere al nipote di due morti per mafia che la zia (moglie di un ucciso) fa "il casino per i soldi". Mettersi poi una coppola in testa davanti ai parenti di gente ammazzata dalla mafia dicendo "smitizzo i mafiosi", non è nemmeno qualificabile.

Guardate questo Blob realizzato da Benny Calasanzio che ricostruisce dal suo punto di vista la figura, quantomeno ambigua, di Totò Cuffaro.
 
 
 
 

 

 

Se non visualizzate il video embedded, cliccate QUI  


Titolo: "La mafia è bianchissima, ha gli occhiali e bacia tutti".

Durata: 15 min.
Autore: Benny Calasanzio
Genere: Blob

Questo è un blob forte. Forte nel linguaggio, forte nei contenuti, nelle voci e anche nei silenzi. Ho realizzato tutto in due giorni, lavorando senza sosta, come per paura di perdere quella incazzatura che ho dentro e dalla quale ha tratto linfa questo blob. Poi mi sono reso conto che quell’incazzatura non passerà mai, ma esprimerla in maniera artistica fa star meglio. Quindi la considererò come una sorta di psicanalista che tramite questo blob tira fuori la mia parte più intima.
La mafia, argomento principale. Cuffaro, argomento associato. Ho realizzato questo blob con questi contenuti in un momento molto particolare per me e per la mia regione: le elezioni regionali nella mia Sicilia che vedono candidati il meglio e il peggio di essa. Rita Borsellino, senza presentazioni, e il presidente uscente, Totò Cuffaro, impresentabile, indagato per favoreggiamento aggravato alla mafia.
 
E la rabbia nasce dal fatto che è stato rieletto. E da qui dico che i siciliani non hanno capito nulla fino ad adesso. Se me lo permettete dico che non hanno capito un cazzo.
Per quanto riguarda i materiali, ho utilizzato “La mafia è bianca”, documentario che ricostruisce i rapporti tra mafia, sanità e Cuffaro; “I cento passi” film di Giordana sulla vita di Peppino Impastato, giornalista-eroe siciliano ucciso dalla mafia; alcuni fuori onda del giornalista Mosconi, celebre per le sue blasfemie; spezzoni di una mia discussione sulla mafia siciliana registrati in camera mia; spezzoni originali della trasmissione radio Onda Pazza di Peppino Impastato, andati in onda sulla sua radio (Radio Aut).
 
Non so se sarà un blob capito e accettato, ma è davvero una esteriorizzazione di tutto quello che ho dentro.
Bestemmie, come quelle di Mosconi, perché ancora non si riesce a capire dove sta la mafia e dove la giustizia, perché un presidente intercettato a telefono con un mafioso è normale.
 
Emozionante la vera voce di Peppino Impastato, con, sullo sfondo, il faccione da muffin del presidente forse colluso con la mafia. Vedo questo blob come un percorso. Comincia con “Questa è una storia di mafia… c’era un a volta tanto tempo fa” un viaggio, forte, a tratti commovente a tratti vomitevole. Alla fine di questo viaggio pieno di rabbia affiora una speranza in un nome, Rita Borsellino. Borsellino che in Sicilia ricorda tanto. Troppo poco ancora. Rita è una storia lunga appunto, e quindi spero si possa partire, su un ape o su un aereo, per costruire una Sicilia da perderci la testa, da innamorarsi follemente, senza essere traditi. Il mio linguaggio nei miei spezzoni di “intervista”, volutamente forte, quasi volgare, per dare l’idea dell’indignazione che ho dentro, che i siciliani non sono tutti succubi della mafia e della cultura mafiosa e clientelare.
 
“Lei sa troppe cose, anche quelle che non dovrebbe sapere” dice Cuffaro ad un deputato che legge la mozione di sfiducia. Anche io ne so tante visto che mio nonno e mio zio sono state riempiti di piombo per non aver ceduto alla logica mafiosa. Ma voglio dirle, anche attraverso un blob, che mi da la possibilità di esprimere tutto per immagini, per collegamenti, per ironia e per lacrime. Non so se le piacerà, di certo dopo l’esame ne farò una cinquantina di copie e le regalerò ai miei amici giù, non perché penso sia un’opera d’arte, ma perché credo sia venuto fuori il vero me stesso. Questo blob è un’esplosione ripetuta mille volte, in mille piccoli clip, coerenti al loro interno nella loro apparente casualità.

Questo è tutto, o “questo è il giardino” come direbbe Mozzi.
Benny Calasanzio