| Craxi, Berlusconi, Del Turco. Una faccia, una razza. |
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| Italia - Italia |
| Scritto da mazzetta |
| Giovedì 17 Giugno 2010 00:00 |
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In Abruzzo c'è una delle più grandi e pericolose discariche di materiali tossici d'Europa, sicuramente la più grande d'Italia, dove il materiale di scarto delle lavorazioni chimiche più nocive (su tutte l'iprite) si è andato accumulando fin dagli anni '30 accanto al letto del fiume Tirino, appena prima che si congiunga con il fiiume Pescara. Accumulato non accidentalmente, ma scaricato dalla grande fabbrica chimica in loco e poi arricchito dai rifiuti industriali provenienti dal Nord Italia. La famigerata discarica di Bussi non sembra proccupare più di tanto il governo abruzzese e nemmeno quello centrale, fermo al riconoscimento del problema e incapace di implementare soluzioni rapide a tutela della salute pubblica e dell'ambiente. È sicuro che la presenza di quella roba uccide e ucciderà per anni, ma... nessuno sembra darsi premura. Prima del terremoto la regione era stata scossa anche dagli scandali che hanno abbattuto la giunta di Del Turco, arrestato nel corso di un'inchiesta su tangenti milionarie sulla sanità. Del Turco ha raccolto grande solidarietà bipartisan e in carcere lo sono andati a trovare in tantissimi, da molti è stato dipinto come una vittima, anche se l'impianto accusatorio sembra solido e se tutti i giudici finora intervenuti nel caso sono d'idee radicalmente diverse. Un malcostume trasversale a maggioranza ed opposizione, testimoniato dalla suprema indifferenza per la pericolosità della discarica di Bussi e illuminato dalle tristi esibizioni nel post-terremoto e dall'incapacità di resistere all'irruenza di Berlusconi e della cricca di Bertolaso, la questione morale non abita evidentemente da quelle parti. Del Turco è ancora impegnato con i giudici e non sembra avere la meglio, almeno a giudicare dalle ultime notizie. Se la discarica di Bussi non fa scandalo, ci riescono invece benissimo i suoi avvocati , che hanno attaccato i giudici scatenando un pandemonio in aula, accusandoli di prendere in giro gli imputati attraverso la riproduzione di telefonate pruriginose. Anche Del Turco, ancora calato nella parte del gentiluomo offeso da accuse infamanti, si è affrettato a dire questo modo di procedere dimostra l'assenza di prove serie contro di lui e ha lasciato l'aula atteggiandosi a indignato. Accuse che hanno avuto immediata eco sui media, anche se appaiono quantomeno azzardate, visto che sembra perfettamente normale che i PM mostrino il materiale probante in aula e che se si tratta di provare la corruzione a mezzo escort, l'assunzione di amanti nei ruoli pubblici, l'uso dei telefoni di servizio per accedere a servizi porno a pagamento e altre amenità sul genere, inevitabilmente si finisce per incappare in conversazioni piccanti. Uno stile inconfondibile e attaggiamenti, quelli di Del Turco, perfettamente nel solco prima tracciato da Craxi e poi scavato in profondità e fortificato da Berlusconi. Non è il politico imputato a dover giustificare certe vergogne, non è il politico a doversi dimettere se in una conversazione registrata ammette personalmente di aver concesso un incarico pubblico in cambio di prestazioni sessuali o altre utilità. Sono i giudici che si devono vergognare di indagare momenti tanto intimi e poi renderli pubblici per provare i reati contestati. Quelle non sono accuse gravissime per qualunque politico al mondo, sono solo gossip, pettegolezzo, esercizio da guardoni o da invidiosi, l'Italia dev'essere piena di giudici invidiosi. Così si difende la nostra classe dirigente, non potendo di meglio, e i problemi di Del Turco passano immediatamente in secondo piano, se si pensa a come è stato trattato dai media lo scandalo che lo ha travolto e quanti lo abbiano difeso nonostante le bassezze e le miserie emerse. Uno scandalo nello scandalo, che certifica la mancanza di anticorpi sociali sufficienti a mantenere una vicenda del genere entro i confini della decenza morale e istituzionale. Aggiornamento: Come previsto non poteva mancare la solidarietà del PD all'accusato, questa volta è toccato ad Anna Finocchiaro a parlare a sproposito.
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L'Abruzzo non è stato colpito solo dal terremoto, perché prima che la forza distruttrice della natura si accanisse la regione era già stata depredata e saccheggiata e