RSS e Facebook

Feed RSS di Pressante

 

Ultimi commenti

Utenti Online

 28 visitatori online

Statistiche

Utenti : 1051
Contenuti : 1573
Link web : 33
Tot. visite contenuti : 3598969
1050 registrati
0 oggi
2 questa settimana
78 questo mese
Ultimo: sishViewgef

Adsense

De Benedetti vuole la tassa e l'aiuto di Google PDF Stampa E-mail
Italia - Italia
Scritto da Luca Annunziata / Andrea   
Martedì 26 Gennaio 2010 15:00

 Con scadenza ormai stagionale, Carlo De Benedetti scrive a Il Sole 24 Ore: il patron del Gruppo L'Espresso, che comprende tra l'altro il quotidiano cartaceo e la sua controparte online La Repubblica, torna a proporre la sua ricetta per salvare l'editoria e in particolare i giornali dall'apocalisse di Internet. A distanza di quasi 9 mesi dal suo esordio sull'argomento, le tesi non sono cambiate: i contenuti vanno pagati, su Internet c'è chi ci lucra indebitamente, mettiamo una tassa sulla connessione per recuperare altri introiti.

Dalle parole di De Benedetti si apprende che "Gli editori devono superare le antiche rivalità e lavorare insieme, fare appunto sistema. Solo così si contrastano i competitor globali". E chi sono questi competitor? Ovviamente Google, che "non può sfruttare i contenuti prodotti da altri senza dare nulla in cambio".

Sono passati mesi, ma...

la questione è rimasta sempre la stessa: "È un problema che gli editori tedeschi hanno denunciato nei giorni scorsi alle proprie autorità regolatorie, proprio come l'associazione italiana della categoria aveva fatto ad agosto con un esposto all'Antitrust. Google deve restituire una parte del valore immenso creato ogni giorno dai giornalisti, che il motore monetizza grazie alla pubblicità AdSense". De Benedetti dimentica di ricordare che, tramite servizi come Google News e simili, anche gli editori si giovano del traffico generato dal search di Mountain View. Ma si tratta evidentemente di una dimenticanza veniale.

"Come Google, molti altri soggetti, dagli aggregatori alle rassegne stampa, non rispettano le regole che tutelano i diritti di proprietà intellettuale - continua De Benedetti - Questi diritti devono trovare una definizione legislativa più netta e, soprattutto, ampliarsi. Dobbiamo pertanto rilanciare la protezione del copyright, studiando l'adozione di software e sistemi che consentano un reale controllo dell'uso e del rispetto dei diritti connessi a ciascun contenuto". La differenza rispetto al passato è che, questa volta, De Benedetti arriva a ipotizzare un ruolo di mediatore tra i diversi interessi svolto da BigG: "Se lo volesse, Google potrebbe così trasformarsi in un equo distributore della ricchezza creata grazie al lavoro altrui; e avremmo bell'e pronto il sistema di pagamento universale".

 

Anche in questo caso, c'è un tarlo che rode la tesi dell'editore di Repubblica: ovvero che il suo stesso giornale e altri della concorrenza (e non solo), in più occasioni, sono stati pizzicati a giovarsi di contenuti altrui senza rispettare il principio di attribuzione o riconoscere il giusto compenso agli autori originali. Qualche volta, anche "consultando" repository tematici su Internet per utilizzarli in media "più tradizionali". Senza dimenticare che l'affermazione di De Benedetti "Finora non era così, nel senso che tutto quanto immagazzinato nei server dell'azienda di Mountain View era, per definizione, fruibile gratuitamente online" denota come non tutti abbiano ancora completamente compreso i meccanismi (anche tecnici) di funzionamento della Rete: Google indicizza, non replica (a meno di casi particolari).

Le tesi di De Benedetti, d'altronde, ricalcano in tutto e per tutto quelle dei discografici e delle major di Hollywood, replicate allo sfinimento in questi anni: di fronte a un mercato che cambia, a una platea mutevole e con esigenze differenti, i detentori dei diritti hanno deciso spesso di tentare il muro contro muro, provando a ostacolare un cambiamento inevitabile e inarrestabile che li ha visti semplici spettatori invece che protagonisti. Mentre gentaglia come Cory Doctorow e gli altri scagnozzi di EFF e FSF continuavano a mettere in guardia tutti dal DRM e da ogni tentativo di ostacolare la circolazione della cultura, di volta in volta le scelte di chi ha controllato fino a 10 anni fa questi mercati sono andate verso la creazione di scatole dentro cui infilare un prodotto. Dimenticandosi, però, che in Rete non esistono né scatole né prodotti: la replica di un vecchio modello di business è destinata a fallire.

Tanto più, come ricordava mesi or sono Massimo Mantellini su queste stesse pagine, che se un film, una canzone, un libro, hanno un valore tangibile nel tempo, la fruizione di notizie di attualità è più annoverabile nel concetto dell'usa e getta: non ci sono "code lunghe" che tengano, e davanti ad alternative tra gratuito e a pagamento, gli utenti sceglieranno sempre la prima opzione. Perché "su Internet" non ci sono monete da scambiare con l'edicolante, non ci si porta a casa un pezzo di carta: basta un clic per passare ad altro, bastano frazioni infinitesime per confrontare originali e copie, fonti e commenti, per effettuare rassegne stampa in proprio.

La reazione di quelli che qualcuno ha definito "dinosauri" dei contenuti - e si badi bene che sono loro a definire quello che vendono o che provano a vendere "contenuti": noi continuiamo e continueremo a chiamarla "cultura", o nel gergo digitale "informazione" - è sempre la stessa: davanti hanno la prospettiva di veder ridotti i propri margini, e non ci stanno. Di fronte alla prospettiva di veder ridimensionati i propri guadagni si chiudono a riccio: e arrivano a proporre di tassare la connessione per ripianare queste potenziali perdite.

Vale a dire che, in un paese dove non si trovano i soldi per avviare il passaggio alle reti di nuova generazione, l'idea è quella di gravare le tariffe di un ulteriore balzello per tenere in piedi un business altro. Alla fine di tutto, De Benedetti riesce a partorire l'equo compenso per l'editoria: se io, mettiamo il caso, la connessione la uso solo per mettere online le mie foto delle vacanze, devo pagare 1, 2, 5 euro per tenere in vita i giornali. Ma, siccome potenzialmente potrebbe capitarmi di leggere un giornale online, allora devo pagare a priori. Tutto per il bene dell'informazione libera e di qualità.

punto-informatico

---

Nuova provocazione di De Benedetti, Presidente del gruppo Espresso che dice STOP ai contenuti online gratuiti. De Benedetti dimentica che i cittadini Italiani stanno già pagando i quotidiani online.

Se vi è una persona che ignora ancor oggi i cittadini Italiani, quella è di sicuro De Benedetti, Presidente (cittadino Svizzero) del gruppo Espresso che ha detto STOP ai contenuti online gratuiti. De Benedetti ignora ancora una volta una realtà, i quotidiani online ricevono (fin troppi) Contributi Statali. Lo Stato (il contribuente) versa annualmente più di 1000 milioni di Euro per i Quotidiani. E’ lecito affermare quindi che, il solo pensiero di far pagare una seconda volta ai contribuenti l’abbonamento oppure la semplice lettura di un articolo di un quotidiano online sia un affermazione alquanto  azzardata.

Troviamo interessante l’affermazione di Benedetti sul Sole 24 Ore quando dice che ”è tempo di crisi globale e il risultato è sotto gli occhi di tutti, nel 2009 i giornali hanno perso oltre un quarto dei propri introiti pubblicitari, solo in parte infinitesima recuperati dai loro servizi su internet”. Ancora una volta De Benedetti dimentica che il declino dell’Editoria non è imputabile solo a Internet bensi’, forse, da una cattiva gestione.

De Benedetti si reputa insoddisfatto delle Revenue Pubblicitarie dei Quotidiani del 2009, lo afferma chiaramente sul Sole 24 Ore. Com’è possibile? Lo sapete che i Quotidiani ricevono ricevano finanziamenti per contributi diretti, credito d’imposta per la carta, agevolazioni postali, credito agevolato per gli investimenti, credito d’imposta per investimenti, fondo mobilità ma anche rimborsi a pioggia per elettricità e telefonate? Ai Quotidiani è concessa anche la vendita con IVA al 4% su tutti i prodotti allegati, dvd, cdrom, giochi, film, modellini, libri ..

La vera provocazione è quando De Benedetti cita il «New York Times» e i quotidiani della galassia di Rupert Murdoch dicendo che, qualora si offra un buon prodotto, è ragionevole pagarlo. De Benedetti dimentica che esistono in Italia oltre 400 testate (anche quelle del Gruppo Espresso) finanziate per circa il 50% dai soldi pubblici (soldi dei contribuenti).

Ora la provocazione è nostra. Aboliamo i finanziamenti all’Editoria lasciando che De Benedetti intraprenda la propria strada, trasformare le proprie testate a pagamento. Su una cosa siamo d’accordo,  quando si offre un buon prodotto, è ragionevole pagarlo ma non essere obbligati a pagarlo indirettamente..

 

italiasw

Commenti
Cerca
Solo gli utenti registrati possono inviare commenti!

3.26 Copyright (C) 2008 Compojoom.com / Copyright (C) 2007 Alain Georgette / Copyright (C) 2006 Frantisek Hliva. All rights reserved."