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L'unica certezza è il corpo martoriato di un giovane di 31 anni. Si chiamava Stefano Cucchi e la sua morte misteriosa è diventata di dominio pubblico dopo che la famiglia ha deciso di divulgare le foto del cadavere (immagini sconsigliate a persone suscettibili). "Vogliamo capire che cosa è successo" chiede una madre che dopo avere visto il figlio uscire di casa in buone condizioni di salute, si è vista riconsegnare un corpo irriconoscibile. Oggi la procura di Roma ha deciso di procedere per il reato di "omicidio preterintenzionale" (che prevede la reclusione da dieci a diciotto anni), al momento a carico di ignoti. Il pm Vincenzo Barba vuole vederci chiaro e sta indagando per capire se il ragazzo 31enne sia stato effettivamente vittima di un pestaggio. Nell'attesa...
delle conclusioni della consulenza del medico legale, il magistrato proseguirà le audizioni. Altro tassello di un'inchiesta avviata di iniziativa dalla Procura, nonostante l'assenza di una denuncia e un primo certificato di morte che attestava come questa fosse avvenuta per "presunta morte naturale". Il ministro della Giustizia Angelino Alfano ha telefonato al procuratore della Repubblica di Roma Giovanni Ferrara per dare "pieno sostegno alle indagini e celerità nell'accertamento della verità e dei colpevoli" e per esprimere "vicinanza alla famiglia Cucchi". Alfano ha voluto ribadire "fiducia nell'operato della Polizia Penitenziaria che, ogni giorno, svolge i suoi delicati compiti con abnegazione e in contesti difficili. Auspico - ha concluso il ministro - che l'autorità giudiziaria accerti, in tempi brevi, la verità dei fatti". Ma la decisione del pm Barba non è piaciuta al legale della famiglia Cucchi: "Si procede a carico di ignoti ma credo che coloro che l'hanno avuto in custodia o in cura non sono ignoti. Mi aspetto indagati, mi aspetto che queste persone vengano a dare una spiegazione".
Nel frattempo i familiari non si danno pace. Vogliono capire come mai sia morto in carcere dopo l'arresto dei carabinieri che lo hanno sorpreso con una ventina di grammi di droga. Vogliono una spiegazione a quelle fratture alla spina dorsale, al coccige, alla mandibola, a quei lividi sul volto e su tutto il corpo. Per questo hanno deciso di divulgare le foto, mostrando il corpo dopo l'autopsia. Una scelta difficile, fatta per un unico motivo: di fronte a quelle immagini la giustizia non potrà girare la testa, dovrà dire la verità. "Fino all'ultima goccia di sangue, fino all'ultima goccia di vita io e mia moglie ci batteremo perché si faccia chiarezza su mio figlio" giura Giovanni Cucchi, padre di Stefano, in un'intervista sul blog di Beppe Grillo. E la madre di Federico Aldrovandi chiede "chiarezza al più presto". D'altronde, dopo la diffusione delle foto, la vicenda è esplosa in tutta la sua gravità. "Non ho strumenti per dire come sono andate le cose, ma sono certo del comportamento assolutamente corretto da parte dei carabinieri in questa occasione" ha detto il ministro della Difesa Ignazio La Russa. Parole che indispettiscono il segretario del Sindacato autonomo di Polizia Penitenziaria, Donato Capece: "Il ministro ha perso una buona occasione per tacere. Ha detto che non ha elementi per dire come andarono i fatti però sostiene che l'intervento dei carabinieri è stato corretto. Su quale basi lo dice? Chi sarebbe stato scorretto, allora?".
Morte Cucchi, restano i misteri. L'accusa è di omicidio preterintenzionale
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e questa sarebbe la padania senza mac...
Vi prego di leggere l'articolo sul ri...
E nessuno ci arriva!!!! Che tristezza...
speriamo che ci siano ancora persone ...