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Liberi di imporre nomi, elargire posti, consulenze, incarichi. O, per i nemici, di vessare, intimidire, escludere. Tutto sembrava consentito nella terra, geografica e politica, di Mastelleide. Dalle mille pagine dell´ordinanza emerge l´impressionante “paesaggio” delle istituzioni piegate all´arbitrio e alla strategia del consenso.
«Circondati da coglioni» All´agenzia regionale Arpac sono in ansia. La delibera non è ancora pronta, le carte che servono ad avere lo “stato di avanzamento” di alcuni lavori tardano. Si sfogano al telefono l´ingegnere Carlo Camilleri, consuocero di Mastella, e Luciano Capobiano, direttore generale dell´Arpac. Capobianco: «Sì, abbiamo risolto…». Camilleri: «Posso fare a meno di disturbarti. Ma qui siamo circondati da coglioni». Capobianco: «Quando tieni la gente brava stai tranquillo, qui ci vuole una perizia di variante…». E...
parlando di altri uffici: «Ma scusa so´ 35mila euro e nessuno se ne fotte, 35 mila euro (da incassare, ndr) e non mi scrivete del frigorifero, cioè stronzate».
Mastella: «Quello non è dei nostri» «Scusa ma questo Massaccese di Casoria chi è?». L´allora ministro Clemente Mastella, il 7 maggio 2007, parla al telefono con Capobianco. Quest´ultimo è pronto a rassicurare: «È dei privati, non è nostro». E Mastella: «Ah, non siamo noi ah…non è nostro, va bè».
«Tu sai, questa è la politica» Giuseppe De Lorenzo è il responsabile del servizio psichiatrico diagnosi dell´Asl Benevento 1 che riferisce di aver subito «continue e reiterate vessazioni» da parte dei Mastella, anche per aver denunciato «il degrado della struttura e le condotte omissive dei dirigenti». Di quel medico ribelle i Mastella vogliono liberarsi a ogni costo. Gli fanno sapere che deve farsi da parte. Racconta De Lorenzo al pm: «Mi rivolsi a Mario Scarinzi (ex direttore generale della Asl, oggi indagato-ndr) gli chiesi se veramente volevano farmi fuori per far posto a questa giovane collega di Ceppaloni. Lui ascoltò in silenzio e al più, ogni tanto, mi diceva: “Tu, sai, questa è la politica”».
I casalesi e la “fetta di torta” Scrive il gip: «Un episodio di estrema gravità attesta non solo che il consigliere regionale Nicola Ferraro era “al servizio dei Mastella”, ma anche l´esistenza di inquietanti collegamenti tra lui ed esponenti della criminalità organizzata, cui (Ferraro, ndr) si rivolge per fare acquistare un´autovettura modello Porsche Cayenne, valore di 90mila euro, a Pellegrino Mastella, pagata in contanti con 77mila euro». Ecco, infatti, cosa racconta il pentito Michele Froncillo, già elemento di spicco del clan Belforte di Marcianise, in un interrogatorio del 13 agosto scorso. «Ho conosciuto Nicola Ferraro nella veste di imprenditore: nel 1999, infatti, la società di Ferraro, la Ecocampania, aveva vinto l´appalto nel comune di Santa Maria Capua a Vetere per la raccolta dei rifiuti. Si instaurò tra noi un rapporto di conoscenza, fino a quando Ferrari non decise di fare politica per l´Udeur. Il Ferraro mi disse che era in ottimi rapporti proprio con Clemente Mastella, faceva favori, sovvenzionava qualsiasi spesa servisse al partito nella zona, come l´acquisto di pacchetti di voti nel casertano».
Poi Froncillo passa al capitolo della Porsche. «Mi disse il Ferraro che, tra i vari favori che aveva fatto al Mastella, vi era anche il regalo della Porsche Cayenne che aveva acquistato da Tommaso Buttone (cognato del boss Belforte, ndr). La cosa mi venne confermata dallo stesso Buttone e da Camillo Belforte. Il pagamento venne effettuato, da parte del Ferraro, con il versamento di una somma di circa 75mila euro. Non so dire se furono utilizzati assegni o contanti. Avvenne tra il 2004 e il 2005: era il periodo delle elezioni cui si presentò candidato Udeur Nicola Ferraro. Le preciso che l´intero clan di Marcianise si era messo a disposizione delle esigenze elettorali dell´Udeur e del Ferraro. Noi mandavamo affiliati a fare attacchinaggio di manifesti, facevamo propaganda per l´Udeur: perché lo stesso Ferraro ci aveva detto che avrebbe ricambiato, facendoci avere “la nostra fetta di torta”. Usava lo stretto dialetto casalese: dopo l´elezione avrebbe pensato “a tutti i cumpegni”».
Aggiunge il pentito: «Ferraro ricopriva di attenzioni il Mastella, ivi compreso il regalo della Porsche. Una volta venne presso di me Sebastiano Ferraro, cugino di Nicola, noto affiliato al clan dei casalesi (ma è stato candidato sindaco per l´Udeur a Casale nel 2007, ndr), a portarmi tranche di 5mila e 6mila euro a seconda delle esigenze della campagna elettorale».
«Una banda degli onesti» Nello sfogo dell´ex assessore regionale Udeur, Andrea Abbamonte, con Carlo Camilleri, intercettato nella telefonata del 19 marzo 2007, un campionario di definizioni a uso interno. Abbamonte spiega come ha messo in riga il vertice dell´Arpac, Capobianco: «Gli ho detto: guarda, sei stronzo tre volte, stai attento a come gestisci i Cococo che tu passi ‘nu guaio, ti hai fatto la delibera e hai chiesto il parere della funzione pubblica, quando io ti ho detto che non lo dovevi chiedere quel parere, e mi hanno detto pure che sei l´elemento debole, perché io, i miei me li tengo sotto la palla, perché sono cococo confessati e comunicati, e tu rompi ‘o cazzo dalla mattina alla sera, tu, la tua famiglia, tuo fratello a destra e a sinistra». Abbamonte aggiunge, su altre “inadempienze” di Capobianco: «È talmente cretino che va a scrivere tutto in una delibera». Camilleri: «Un superficialone, mi ha deluso, bum bum e poi non capisce ‘nu cazzo».
Ancora più avanti, discutono di un convegno cui ha partecipato Mastella. Abbamonte: «Clemente si è fatto portare in un agguato perché questi del Pon Sicurezza spendono 10 milioni di euro per servizi sui beni confiscati e regalano all´assessore Abbamonte che va al convegno una Montblanc, per farti capire come sono spesi i soldi (…)». L´ultima frase, prima che i due chiudano la telefonata, è quasi un auto epitaffio: «Il Ministero dell´Interno e questi del Pon sono una banda degli onesti, per non dire altro».
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