| Per la guerra i soldi non mancano |
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| Italia - Italia |
| Scritto da Enrico Piovesana |
| Giovedì 16 Aprile 2009 00:00 |
Mercoledì scorso, due giorni dopo il terremoto in Abruzzo, le Commissioni Difesa di Senato e Camera hanno espresso parere favorevole (con l'astensione dei commissari del Pd) sul piano governativo per l'acquisto di 131 caccia-bombardieri F-35 e per l'ampliamento della base aerea di Cameri (Novara) dove i velivoli verranno assemblati. Un piano di riarmo che in diciotto anni ci costerà oltre 17 miliardi di dollari, pari a 13 miliardi di euro. Una spesa enorme "a cui si farà fronte - si legge nel documento della Commissione camerale - attraverso risorse già individuate nell'ambito delle disponibilità dello stato di previsione del Ministero della Difesa nonché attingendo ad altre fonti di finanziamento". Non è previsto nessun esame in aula. l'articolo che PeaceReporter aveva pubblicato appena appresa l'esistenza di questo piano. 26 marzo 2009 - Entro il 16 aprile le commissioni Difesa di Camera e Senato dovranno esprimersi sul programma di riarmo aeronautico presentato dal ministro della Difesa Ignazio La Russa, che prevede l'acquisto di 131 caccia-bombardieri da attacco F-35 Lightning II nell'arco dei prossimi diciotto anni. Spesa complessiva: oltre 13 miliardi di euro. Velivoli 'stealth' di quinta generazione che dal 2014 dovrebbero progressivamente sostituire tutta la flotta aerea d'attacco italiana, attualmente composta dai Tornado e dagli Amx dell'Aeronautica e dagli Harrier-II della Marina. Sessantanove F-35A a decollo convenzionale verrebbero destinati alle forze aeree, mentre sessantadue F-35B a decollo rapido o verticale andrebbero a finire sui ponti delle portaerei 'Garbaldi' e 'Cavour'. Per le missioni all'estero. Nei mesi scorsi il capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Vincenzo Camporini, aveva definito l'acquisizione degli F-35 "assolutamente vitale per la difesa" del nostro Paese. In realtà, per la 'difesa' propriamente detta dello spazio aereo italiano sono già stati spesi oltre 7 miliardi di euro per l'acquisto di 121 caccia Eurofighter in sostituzione dei vecchi F-104. Pur definendo il programma come "destinato alla difesa nazionale", il testo che il ministro La Russa ha sottoposto alle commissioni parlamentari - e di cui PeaceReporter ha ottenuto copia - enuncia chiaramente la destinazione d'impiego degli F-35 "nelle missioni internazionali a salvaguardia della pace" in virtù della loro "spiccata capacità di impiego fuori area".
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Mercoledì scorso, due giorni dopo il terremoto in Abruzzo, le Commissioni Difesa di 
Un affare per Finmeccanica. I caccia F-35 sono il frutto del programma di riarmo internazionale Joint Strike Fighter (Jsf) lanciato dagli Stati Uniti a metà degli anni '90, al quale hanno aderito molti Paesi alleati, tra cui l'Italia nel 1996 con il primo governo Prodi (adesione confermata nel 1998 dal governo D'Alema e nel 2002 dal secondo governo Berlusconi). Il nostro Paese partecipa al consorzio industriale Jsf - guidato dalla statunitense Lockheed Martin - tramite l'Alenia, l'azienda aeronautica del gruppo Finmeccanica. Lo stabilimento piemontese di
Un riarmo contro la crisi. Secondo la Difesa, il super-bombardiere F-35 creerà almeno 10 mila posti di lavoro, genererà un forte sviluppo tecnologico dell'industria italiana e determinerà un incremento del Pil. Insomma, il riarmo come via d'uscita dalla crisi economica, come con la Grande Crisi degli anni '30 e con la Grande Depressione di fine '800. Peccato che in entrambi i casi questa strada abbia condotto a guerre mondiali. Di certo - questo il documento di La Russa non lo dice - l'impiego dei nuovi bombardieri nelle missioni "di pace" produrrà anche morti, mutilati e sofferenza. E se non dovessero mai venire usati - improbabile - risulteranno del tutto inutili. Forse questi 13 miliardi di euro di denaro pubblico - nostro - potrebbero essere investiti in qualcosa di più utile alla collettività. Spetta alle due commissioni parlamentari decidere nelle prossime settimane.