| Liberi dalla libertà |
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| Italia - Italia | |||||
| Scritto da Marco Bollettino | |||||
| Domenica 22 Febbraio 2009 00:00 | |||||
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L’edizione di ieri di Libero, giornale diretto da Vittorio Feltri, presentava un titolo tanto inquietante quanto rivelatore (click sull'immagine per ingrandirla): Un liberale ottocentesco che si trovasse catapultato in questo 2009 farebbe una grandissima fatica ad orientarsi. Seguendo la semantica si troverebbe ad appoggiare, forse, un partito che porta il nome di “Popolo delle Libertà” ed a leggere proprio un giornale come Libero, dove tra l'altro scrivono molti di quelli che si considerano "intellettuali liberali." Prenderebbe una cantonata colossale. Le parole “libertà” e “libero”, infatti, hanno assunto oggi un significato molto limitato e circostanziato che non ha nulla a che spartire con quello ricoperto in passato. Per capire cosa è successo può essere utile leggere un brano tratto da 1984, capolavoro letterario di George Orwell: “Il suo lessico [della Neolingua] era costituito in modo tale da fornire espressione esatta e spesso assai sottile a ogni significato che un membro del Partito potesse desiderare propriamente di intendere. Ma escludeva, nel contempo, tutti gli altri possibili significati, così come la possibilità di arrivarvi con metodi indiretti. Ciò era stato ottenuto in parte mediante l'invenzione di nuove parole, ma soprattutto mediante la soppressione di parole indesiderabili e l'eliminazione di quei significati eterodossi che potevano essere restati e, per quanto era possibile, dei significati in qualunque modo secondari. Daremo un unico esempio. La parola libero esisteva ancora in Neolingua, ma poteva essere usata solo in frasi come "Questo cane è libero da pulci" ovvero "Questo campo è libero da erbacce". Ma non poteva essere usata nell'antico significato di "politicamente libero" o "intellettualmente libero" dal momento che la libertà politica e intellettuale non esisteva più, nemmeno come concetto, ed era quindi, di necessità, priva di una parola per esprimerla.” Risulta chiaro che quando utilizziamo il termine “libertà”, oggi, lo possiamo fare soltanto in frasi come “Previti è stato condannato a due anni di libertà vigilata” oppure come “Mills viene condannato per corruzione mentre Berlusconi rimane libero.” A questo solo significato di “libertà,” ovvero il "non trovarsi in carcere," ci riferiamo oggi quando parliamo del partito di Berlusconi oppure del giornale di Feltri. Non esiste un giornale “politicamente o intellettualmente libero” e nemmeno un partito che ponga come proprio obiettivo la tutela delle “libertà politiche ed economiche di tutti gli individui”. Non esistono, infine, nemmeno “intellettuali liberali” che scrivono per quel giornale e sposano la causa di quel partito. Esistono, invece, intellettuali che si definiscono liberali e liberisti ma che appoggiano un intervento invasivo e totalitario dello Stato nella vita degli individui, lo sterminio di migliaia di persone, la soppressione delle libertà individuali ed il controllo dell’informazione; il tutto dietro lo spauracchio della crisi economica, del terrorismo internazionale, dei cattivi internauti che inneggiano ai mafiosi….
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