| Catania, silenzio di tomba sul laboratorio della morte |
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| Italia - Italia | |||||
| Scritto da mazzetta | |||||
| Martedì 09 Dicembre 2008 00:00 | |||||
Sarebbero una quindicina i ricercatori universitari morti per aver assorbito e inalato sostanze pericolosissime nel laboratorio chimico della facoltà di farmacia dell'università di Catania. Secondo un'inchiesta de La Repubblica, sono sicuramente di più gli studenti passati per quel laboratorio e ora a rischio di morte per tumori provocati dall'avvelenamento chimico. Quasi tutte le vittime non sono arrivate a compiere i 30 anni e sono morte per una serie di incredibili deficienze nel laboratorio, dove si maneggiavano liberamente sostanze più che tossiche che poi venivano smaltite tranquillamente negli scarichi dei lavandini e dei gabinetti. Nessuna precauzione, nessuna delle comuni procedure che presiedono alla salute degli operatori di laboratorio.Una situazione sotto gli occhi di tutti, da anni. Professori e studenti, perfettamente a conoscenza delle pericolosità delle sostanze maneggiate, hanno fatto finta di niente per anni, come se non esistessero precisi disciplinari e precauzioni che dovrebbero fare parte del loro bagaglio professionale e culturale, prima ancora di tutto il resto. Invece niente, decine di persone avvelenate, molti morti e tutto... nell'assoluta indifferenza dei responsabili del laboratorio e dell'università catanese, vero e proprio buco nero nel quale ogni decenza è inghiottita dalle complicità tra mafia, politica e dirigenti dell'università. Nemmeno dopo l'emersione della storia e dopo il sequestro del laboratorio, l'Università di Catania ha osato fiatare. Terrificante, ad esempio, è la lettura nel forum dell'Università di Catania del topic dedicato alla questione, su oltre 400 commenti quasi tutti gli studenti sembrano preoccupati esclusivamente della continuità della didattica e si interrogano su dove si terranno lezioni ed esami, dopo che l'indagine ha posto sotto sequestro gli ambienti incriminati e nel silenzio dell'Università. Viene da porsi dubbi inquietanti sull'educazione di questi universitari, tanto ignoranti e remissivi da andare al macello senza nemmeno fiatare. Tace l'Università, che si trincera dietro l'esistenza dell'inchiesta per evitare al rettore di spendere due parole in merito, perpetuando in questo modo un comportamento assolutamente irresponsabile verso quegli studenti che per anni sono stati avvelenati nell'indifferenza dei responsabili tuniversitari, ora raggiunti da accuse di omicidio colposo e disastro ambientale, visto che lo scarico selvaggio delle sostanze potrebbe anche aver provocato l'inquinamento dei terreni e di una falda acquifera. Di fronte ad una strage del genere c'è solo silenzio, nemmeno ora si è alzato qualcuno per avvertire quanti negli anni hanno lavorato e studiato nel laboratorio della morte, per chiamarli ad effettuare esami e per cercare di salvare e curare quanti ancora sia possibile. Tacevano gli studenti e anche i familiari dei morti, dicono che non osavano schierarsi contro i "poteri forti", la paura ancora una volta uccide la possibilità di esercitare e difendere i diritti. Tace colpevolmente il preside Giuseppe Ronsisvalle (che paradossalmente è esperto ricercatore di farmaci antitumorali) e tace il rettore Antonino Recca, che è un chimico ed è la massima autorità universitaria, che nella vicenda si è segnalato per l'omertosa latitanza, al pari dei sui colleghi, ma con una responsabilità ovviamente maggiore. Una strage sotto gli occhi di tutti, nell'indifferenza dei responsabili del laboratorio e di tutta la gerarchia universitaria a fronte di pericoli tanto gravi quanto fatalmente evidenti agli occhi di chiunque operasse in quell'ambiente. Ancora oggi, nonostante due uscite de La Repubblica, il caso non è stato raccolto e raccontato da altri. Non si può che rimanere basiti nel notare l'omertà e la cappa di silenzio che è calata sulla vicenda a proteggere i potenziali assassini e ad offendere la memoria delle vittime, ma questo è ormai il livello standard di civismo italiano all'alba del ventunesimo secolo, dove le un'oligarchia che sfugge ad ogni responsabilità può far strage di studenti contando sull'estesa complicità di media ed istituzioni. Catania è ormai un buco nero nel quale il governo Berlusconi continua a riversare denaro che gli amici degli amici sperpereranno in un attimo. Un buco nero nel quale lo stato dovrebbe irrompere con tutta la sua forza per salvare i catanesi dalla loro rapace ed irresponsabile classe dirigente, ma che al contrario può contare sulla vicinanza e solidarietà di un governo dagli standard morali (evidentemente) equivalenti. L'inazione del governo è plateale complicità nel massacro di un'intera città. Aggiungi questa pagina
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Sarebbero una quindicina i ricercatori universitari morti per aver assorbito e inalato sostanze pericolosissime nel laboratorio chimico della facoltà di farmacia dell'università di Catania. Secondo
Tace colpevolmente il preside 
si vero carla
bella storia
e questa sarebbe la padania senza mac...
Vi prego di leggere l'articolo sul ri...