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CSM, magistrati "buoni" e magistrati "cattivi" PDF Stampa E-mail
Italia - Italia
Scritto da Uguale per tutti   
Domenica 17 Agosto 2008 01:00
 Il Consiglio Superiore della Magistratura sui magistrati calabresi ha le idee molto chiare. Il portavoce è la prof. Letizia Vacca, membro “laico” indicato dal Partito dei Comunisti Italiani, che sa bene chi sono i buoni e i cattivi.

La prof. Vacca, Vicepresidente della Prima Commissione del C.S.M., non appena incaricata di occuparsi del “caso De Magistris”, ha chiarito subito la sua posizione. Memore dei doveri di correttezza e imparzialità propri dell’ufficio che ricopre e, soprattutto, dei costanti richiami del Capo dello Stato e dello stesso C.S.M. al doveroso riserbo, si è messa davanti ai giornalisti di tutti i giornali e di tutte le televisioni e, parlando a nome di tutti i suoi colleghi del C.S.M., ha detto solennemente: “Forleo e De Magistris sono cattivi magistrati”. E devono essere “colpiti”.

E non è stata solo...
la prof. Vacca a tenerci tanto a fare sapere a tutti quel è il pensiero unanime del C.S.M. sui magistrati calabresi. Anche il Vicepresidente Mancino, violando illegittimamente il segreto della camera di consiglio ed esternando a reti unificate (proprio lui che, quando conviene, invita – gli altri, ovviamente – al doveroso riserbo), ci ha tenuto a fare sapere a tutti che la sentenza disciplinare su De Magistris è stata votata “all’unanimità”.

Ovviamente, essendo così impegnati a “colpire” i magistrati “cattivi”, la prof. Vacca e i suoi colleghi del C.S.M. non hanno avuto tempo di occuparsi di quelli “buoni”.

E così accade quello che racconta Attilio Bolzoni in un articolo che riportiamo da Repubblica.it di oggi.
E’ il buon Procuratore Capo della Repubblica di Crotone a dare un bell’esempio di come si comporta un magistrato “buono”.

Va segnalato che nell’articolo di Repubblica si riferisce che il Sostituto Procuratore Pierpaolo Bruni non avrebbe informato il suo capo dell’indagine che conduceva. Dunque, ora il C.S.M., confermando la giurisprudenza inaugurata con De Magistris, lo condannerà e lo trasferirà.

Perché è vero che risulta che il Procuratore Capo non informato è lo stesso che viene oggi indicato come suo garante dall’indagato, ora condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, ma ciò non toglie che, come ha detto nella sua requisitoria il Procuratore Generale Vito D’Ambrosio (già Presidente della Regione Marche e componente del Comitato Direttivo Centrale dell’A.N.M.), le regole sono regole. E Bruni glielo doveva dire al suo capo cosa stava facendo, così che il Procuratore Capo avrebbe potuto “attivarsi” tempestivamente, come ha fatto l'altro magistrato calabrese “buono”: il Procuratore Capo di Catanzaro Lombardi.

Certo, va detto, il C.S.M. nello scegliere i Procuratori Capi della Repubblica ha la stessa “fortuna” che nel distinguere fra i magistrati “buoni” e quelli “cattivi”.

______________


da Repubblica del 14 agosto 2008
di Attilio Bolzoni


Se il giudice entra in affari con l’imprenditore mafioso.
L’inchiesta - A Crotone costruttore condannato assume capo della Procura
Il togato si difende: “Quel che farò dopo la pensione sono affari miei”.

Crotone - A chi affidare l’amministrazione dei beni di un imprenditore condannato per mafia che - per legge - non può più amministrarli? A un parente incensurato? Al solito prestanome insospettabile?

A Crotone, un condannato eccellente per garantirsi un futuro sereno ha fatto le cose in grande: ha scelto il Procuratore Capo della Repubblica che fra quattro giorni va in pensione. C’è molta promiscuità nella Calabria dei giudici. E per scoprire fino a dove si spingono certe amicizie, leggete questa storia.

A Crotone il costruttore più ricco e potente si chiama Raffaele Vrenna.
Ha cantieri in tutta la provincia e anche fuori, è stato vicepresidente regionale di Confindustria, ha sei società per la raccolta di rifiuti e anche qualche legame molto stretto con gente di ‘ndrangheta.
Qualche anno fa le ombre sull’imprenditore sono diventate tali e tante - speculazioni selvagge in villaggi turistici, accordi con boss, scambi di voti - da provocare l’apertura di un’inchiesta giudiziaria.

Il sostituto procuratore della Repubblica Pierpaolo Bruni - in forza a Crotone ma “applicato” alla distrettuale di Catanzaro - comincia le sue investigazioni. In silenzio e per mesi. Rispetta rigorosamente il segreto istruttorio e non informa, come prevede il codice, neanche il suo superiore diretto, il procuratore capo Franco Tricoli.

Dopo due anni il pubblico ministero Bruni tira le sue conclusioni e, prima di chiudere l’indagine e firmare una richiesta di custodia cautelare contro Raffaele Vrenna, avvisa il Procuratore Capo del contenuto della sua inchiesta. Di tutto quello che ha accertato. Lo fa con un certo imbarazzo. Anche perché la segretaria del procuratore capo, Patrizia Comito, è la moglie di Raffaele Vrenna, l’imputato principale della sua indagine.

Il gip di Catanzaro respinge la richiesta d’arresto del sostituto procuratore Bruni, l’inchiesta va comunque avanti e due mesi fa - il 9 giugno, davanti al giudice dell’udienza preliminare Tiziana Macrì - l’imprenditore Vrenna viene condannato in primo grado a quattro anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione e falso.

È a quel punto che si mettono in moto le procedure antimafia prefettizie: il ritiro dei nulla osta e dei certificati per tutte quelle imprese che fanno capo a Raffaele Vrenna.

Una settimana fa il prefetto di Crotone Melchiorre Fallica ha così notificato un atto al commissario straordinario per i rifiuti della Calabria Goffredo Sottile: “Vietato scaricare in località Columbra negli spazi della ditta Sovreco”.
La Sovreco è di proprietà di Raffaele Vrenna ed è anche la più grande discarica della provincia. Subito dopo c’è stata una rivolta dei sindaci, all’improvviso è esplosa la paura per un’emergenza rifiuti alla napoletana.

Sono passati pochi giorni ed è cominciata a circolare la notizia che la discarica stava riaprendo “per motivi di ordini pubblico”. E' cominciata a circolare contemporaneamente anche la notizia che, dal prossimo mese, a fare da “garante” alle società dell’imprenditore sarebbe stato il Procuratore Capo della Repubblica di Crotone Franco Tricoli.

Ufficialmente è ancora in carica e al suo posto al palazzo di Giustizia, ma il 18 agosto prossimo - andrà in pensione. Prima era soltanto una voce che si è rapidamente diffusa in tutta Crotone, soprattutto negli ambienti giudiziari e investigativi. Poi - il 13 agosto - è stata scritta sul “Il Quotidiano della Calabria” e non smentita da Tricoli.

Poi ancora è stato lo stesso procuratore capo a confermarlo ieri sera a Repubblica: “Una cosa è la vicenda processuale, una cosa è quello che farò da grande quando andrò in pensione fra qualche giorno. Ho qualche piccolo dubbio a proposito dell’incarico che mi hanno proposto, probabilmente deciderò all’ultimo momento. Io decido sempre all’ultimo, fino a quando non c’è la firma non si può dire mai”.

E ha aggiunto il procuratore Tricoli: “Comunque quello che farò dopo la pensione sono affari miei”. (*)
Un atto ufficiale ancora non c’è ma il procuratore Tricoli - stando alle sue parole - è molto vicino ad accettare l’incarico.
Da alcune indiscrezioni sembra che l’imprenditore Vrenna, che in passato è stato anche presidente di Confindustria a Crotone e della Crotone calcio, abbia ceduto le sue quote in varie società impegnate nel ciclo dei rifiuti nel contesto di una gestione che - ufficialmente - lo porterà a disinteressarsi della politica aziendale.

Una sorta di blind trust. Uno stratagemma come tanti se non fosse per quel nome saltato fuori come d’incanto: il nome del procuratore Tricoli. Il capo diretto della moglie dell’imputato. Il capo del collega della stanza accanto (Pierpaolo Bruni) che per anni ha investigato su Raffaele Vrenna. Il capo dell’ufficio che rappresenta la pubblica accusa nella città di Crotone.

Tutto normale procuratore?

“Per me parla la mia biografia di magistrato, porto la toga dal lontano 1967”, risponde lui. I primi due anni come uditore a Catanzaro e gli altri trentanove tutti a Crotone. Giudice del lavoro, giudice dei minori, giudice istruttore, giudice di tribunale. Procuratore capo della Repubblica è da nove anni, dall’inizio del 1999. Quella stessa procura della Repubblica che fino a qualche settimana fa - prima del decreto sicurezza che ha affidato le competenze alle “distrettuali” in materia di sequestro e confisca di beni - avrebbe dovuto accertare la provenienza del denaro di Raffaele Vrenna e poi di eventuali misure di prevenzione.

Tutto normale a Crotone, in Calabria.

Tutto normale anche per il suo procuratore capo.


___________

(*) Il Procuratore Capo di Crotone dice che quello che farà dopo che sarà andato in pensione “sono affari suoi”. Il guaio è che quello che ha fatto prima di andare in pensione sono “affari nostri”. E: 1) lui ancora non è andato in pensione; 2) la nomina come garante da parte del condannato per concorso in associazione mafiosa l’ha ricevuta prima di andare in pensione; 3) nomine come queste non si fanno in favore di chi “non si conosce”.
 


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