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Processo G8, "polizia omertosa". Alla Diaz fu "un massacro" PDF Stampa E-mail
Italia - Italia
Scritto da Marco M   
Venerdì 04 Luglio 2008 16:08
 L’irruzione alla scuola Diaz è stata “un massacro”. Sono durissime le parole pronunciate dal pm Francesco Cardona Albini al processo a Genova per le presunte violenze durante il G8 del luglio 2001 a Genova. Il pm ha ricostruito episodi di violenza inaudita, i ricoveri in condizioni terribili e le testimonianze, coincidenti, di centinaia di persone. Nella requisitoria il pm ha ricordato anche che funzionari “si sono svoltati dall’altra parte” per non vedere le violenze o "hanno gridato ad alta voce insulti e minacce come: nessuno sa che siamo qui, vi ammazziamo tutti”.

"Ed è stato questo massacro - ha aggiunto - e non certo il reato associativo contestato dalla polizia, ad accomunare le 93 vittime di questo processo, di varie nazionalità, che prima neppure si conoscevano". Il pm ha parlato poi dello sfondamento dei cancelli delle scuole da parte dei poliziotti, ripreso da telecamere poste sul tetto della scuola adiacente Pascoli da parte di cineoperatori che si trovavano al centro stampa. Il magistrato ha raccontato che il primo poliziotto a sfondare la porta... 
è stato un agente del Settimo Nucleo Sperimentale di Roma riconoscibile dalla divisa blu e dalla foggia del casco. Il pm prosegue nella sua requisitoria raccontando i pestaggi subiti dai manifestanti inermi che si trovavano all’interno della Diaz.

Nonostante il processo rischi lo stop, se venisse approvato dalla Camera l'emendamento al decreto sicurezza, secondo fonti giudiziarie la contestazione ad alcuni imputati del reato di porto d'armi da guerra (le bottiglie molotov) consente la prosecuzione del processo perché prevede pene maggiori al limite che verrebbe posto dall'emendamento, a differenza delle altre accuse contestate agli imputati (in Italia non esiste il reato di tortura e dunque si è dovuto ripiegare su accuse "minori"). Dunque il tentativo della polizia di giustificare il proprio intervento introducendo nella scuola le bottiglie molotov per poi accusare i presenti del possesso delle stesse, si potrebbe rivelare un doppio boomerang per i poliziotti imputati.

Nella requisitoria il pm Zucca ha citato il giudice inglese Lord Denning, raccontando che bloccò una causa civile contro dei poliziotti "perché se fosse stato vero quello che dicevano le parti lese, condannate per un attentato a Birmingham [con prove false], avrebbe voluto dire che i poliziotti si sarebbero resi responsabili di falsa testimonianza, minacce e violenza e che le condanne erano sbagliate. Sarebbe una vista così terrificante che ogni persona in questo paese penserebbe che non è giusto che succedano cose come queste". Undici anni dopo però riconobbe l'errore.
"Noi riteniamo di aver usato prudenza nelle indagini, ma ora chiediamo alla giustizia rigore. Invochiamo ordine e legge per il rispetto delle persone e dei diritti", ha detto Zucca. Il pm ha quindi citato il prefetto Ansoino Andreassi, responsabile del G8 a Genova fino all'arrivo del prefetto Arnaldo La Barbera, il quale nella sua deposizione spiegò che l'irruzione e relativa messa in scena nella scuola Diaz fu decisa per cercare di ripulire l'immagine delle forze dell'ordine offuscata dai disordini e dalla morte di Carlo Giuliani. Andreassi inoltre rivelò che l'azione fu decisa dai vertici presenti a Genova.

Il pm ha ricostruito poi cosa avvenne fuori della scuola prima dell'irruzione: giovani picchiati a manganellate perché tentarono di fuggire all'arrivo della polizia. Tra questi il giornalista inglese Mark Cowell, ridotto in fin di vita da un gruppo di sconosciuti agenti che ancora oggi devono rispondere di tentato omicidio, che solo un poliziotto "buono" riuscì a salvare. Cowell, presente in aula, ha dichiarato: "Mi sembrava di essere un pallone a cui ognuno voleva dare un calcio". Il giornalista riconobbe anche dei carabinieri presenti davanti alla scuola prima dell'arrivo della polizia. Cowell riportò la rottura della mascella e di tutti i denti.
Il pm ha concluso: "La sera del 21 luglio in via Cesare Battisti e nelle vie limitrofe alla scuola non vigeva neppure il codice penale".

Tra i 29 imputati figurano alti vertici della polizia quali Francesco Gratteri e Giovanni Luperi, all'epoca rispettivamente direttore dello Sco e vice direttore dell'Ucigos, e Gilberto Caldarozzi, vice direttore Sco, Spartaco Mortola, capo della Digos di Genova, Vincenzo Canterini, comandante del VII Nucleo sperimentale del I Reparto Mobile di Roma.
La richiesta di pena è attesa per venerdì 11 luglio.
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