| Hanno colpito Wikileaks al cuore |
|
|
|
| Big Brother - Big Brother |
| Scritto da punto-informatico |
| Mercoledì 20 Febbraio 2008 00:00 |
![]() Roma - Da alcune ore la rete è stata privata dell'accesso più semplice ed ovvio a 1,2 milioni di documenti incandescenti. Tanto era il "bottino" accumulato dal 2006 ad oggi dal sito meno politically correct della rete, quel Wikileaks.org divenuto celebre per aver dato voce agli anonimi e svelato misteri talvolta particolarmente imbarazzanti per questo o quel soggetto. Un materiale ora inaccessibile ai più: il motivo è una ordinanza di un giudice californiano che sta indagando su quanto pubblicato sul sito. che l'accuserebbero di pratiche illegali, riciclaggio di denaro, evasione fiscale e via dicendo. Tutti documenti pubblicati in modo anonimo, com'è nella filosofia e nella struttura di Wikileaks, studiato per proteggere gli autori delle rivelazioni e per consentire a chiunque di raccontare la propria verità pubblicando documenti a propria discrezione. Una scelta, quella californiana, che potrebbe portare alla fine di un esperimento globale che molti già avevano promosso come un essenziale strumento di trasparenza. In tema di cose di rete, è grazie a Wikileaks se sono emersi certi giochini della Difesa statunitense su Wikipedia o venute alla luce le tentazioni di ordine e controllo che maturano in Baviera. Ma questi sono solo alcuni esempi: sul sito veniva pubblicato materiale proveniente da tutto il mondo. Contenuti accessibili per paese, con segnalazioni di fatti di attualità ma anche analisi, biografie e, appunto, leaks, le "spiate" degli anonimi frequentatori del sito. Stando ai legali della società svizzera, su Wikileaks sarebbero apparsi centinaia di documenti considerati diffamanti. Documenti che sarebbero stati pubblicati da un dirigente che aveva lavorato alle Isole Cayman per conto dell'istituto svizzero. Commenti ufficiali da Julius Baer non sono però giunti perché, han spiegato i portavoce, l'azienda non commenta su "contenziosi aperti". Di censura brutta e cattiva parlano peraltro proprio gli amministratori di Wikileaks: operativo dal 2006, i suoi gestori avevano diramato un annuncio ufficiale della sua esistenza e dei suoi scopi a gennaio 2007, spiegando che per chi postava materiali l'anonimato veniva garantito attraverso l'impiego di Privacy Enhancing Technologies, crittografia e via dicendo. I promotori di Wikileaks hanno criticato le modalità con cui si è deciso di procedere, dichiarando di non essere potuti intervenire all'udienza in cui è scattata la censura solo perché la notifica dell'udienza stessa è arrivata loro "poche ore prima" del suo inizio, perdipiù via email. Proprio Wikileaks, come ovvio, ha già pubblicato sul "sito clandestino" una pagina in cui racconta le vicissitudini in cui si sta imbattendo, e spiega: "Per affrontare la censura cinese, Wikileaks ha attivato molti siti di backup come wikileaks.be (Belgio) e wikileaks.de (Germania), che rimangono attivi. Wikileaks non si sarebbe mai aspettato di utilizzare questi server alternativi per gestire gli attacchi della censura che provengono proprio dagli Stati Uniti". "L'ordinanza - insistono i gestori del sito - è chiaramente incostituzionale e viola i limiti della giurisdizione. Wikileaks continuerà a pubblicare e anzi (...) pubblicherà sempre più documenti legati a pratiche bancarie illegali o non etiche". Ma per i gestori, quanto avvenuto in queste ore potrebbe essere solo l'avvio di un lungo procedimento legale. Il tribunale ha già chiesto a Dynadot di fornire tutti i record ed account amministrativi e qualsiasi altra informazione su wikileaks.org, compresi i contatti, i dati di pagamento e ogni dato, come ad esempio l'indirizzo IP, relativo alle persone "che hanno avuto accesso all'account di quel nome a dominio". Come ben sanno i lettori di Punto Informatico, i gestori di Wikileaks hanno sempre considerato la propria creatura per quello che è: una "bacheca" su cui chiunque può postare propri materiali. Alle critiche di chi ha accusato il sito di permettere qualsiasi diffamazione, hanno sempre opposto la luce dell'intelligenza collettiva, capace di discernere e trarre conclusioni non affrettate su quanto viene reso pubblico. Credono in una società civile elettronica in cui il controllo e la revisione si possano esercitare dal basso, fra pari, mediante un dibattito democratico e aperto. Un esperimento, evidentemente, reso possibile dalla rete. |






già avevano promosso come un essenziale strumento di trasparenza. In tema di cose di rete, è grazie a Wikileaks se sono emersi certi