 " La maggior parte dei cittadini è ignara del fatto sconvolgente che durante gli anni la nostra politica in Medio Oriente non è stata fatta da esperti guidati dagli interessi nazionali fondamentali dell'America." Paul Findley, membro Repubblicano del congresso USA, (1961-83) " Grazie a dio abbiamo la AIPAC, il più grande tifoso ed amico che abbiamo al mondo" Ehud Olmert, Primo ministro di Israele " O io definisco la politica sul Medio Oriente o è la AIPAC che lo fa." Zbigniew Brzezinski, consulente al National Security dell'amministrazione Carter
Nessuno può comprendere ciò che avviene politicamente in USA senza essere cosciente che una coalizione politica, dei principali gruppi pro-Likoud, degli intellettuali neo-conservatori proisraeliani e dei sionisti cristiani, esercita un'influenza terribilmente forte sul governo USA e le sue politiche. Col tempo, questa vasta lobby proisraeliano, la cui punta di diamante è l'American Israel Public Affairs Committee (AIPAC), ha esteso tutta la sua influenza su grandi parti del governo USA, compreso l'ufficio del vicepresidente, il Pentagono ed il dipartimento di Stato, oltre al controllo dell'apparato legislativo del Congresso. È assistito nel suo compito da alleati potenti nell'ambito delle due principali parti politiche, grandi mass media ed alcuni cosiddetti "think tank" riccamente finanziati, come l'American Enterprise Institute, la Heritage Foundation, o il Washington Institute for Near East Policy.  La AIPAC è la pietra angolare di questo sistema coordinato. Ad esempio, conserva le statistiche dei voti su ogni rappresentante della Camera e del Senato, che sono in seguito comunicate ai donatori politici perché agiscano di conseguenza. La AIPAC organizza inoltre regolarmente viaggi tutto-spesato in Israele e riunioni con i ministri israeliani e personalità per i membri del congresso ed il loro personale, e per politici Americani locali o di altri stati. Non ricevere questo imprimatur è un handicap pesantissimo per qualsiasi politico americano ambizioso, anche se può contare su una fortuna personale. A Washington, per avere un accesso più facile alle istanze decisionali, la Lobby ha anche sviluppato l'abitudine di reclutare il personale per gli uffici dei senatori e dei membri della Camera. E, quando le elezioni arrivano, la lobby si assicura che i politici tiepidi, propensi all'indipendenza, o dissidenti, siano puniti e battuti. È una fonte di tale potere politico, con il finanziamento delle campagne e la propaganda nei mass media, che nessun politico USA può osare ignorare le sue richieste senza temere di essere distrutto. Come il cronista veterano Robert Novak ha recentemente segnalato, grazie all'influenza dell'AIPAC e della lobby, "Washington rimane soprattutto una zona bipartisan senza critica per Israele."
È comprensibile. Le tecniche dell'AIPAC sono così efficaci che si può facilmente avere l'impressione che è "un governo parallelo" a Washington DC. Secondo le parole del suo presidente, Howard Friedman, consegnate in un bollettino pretenzioso oltre ad ogni misura destinato ai simpatizzanti, si fonda in particolare su due tecniche: 1 - "L'AIPAC incontra ogni candidato in corsa per il Congresso. Questi candidati ricevono briefing dettagliati per aiutarli a comprendere completamente la complessità della situazione di Israele e dell'insieme del Medio Oriente. Chiediamo anche ad ogni candidato di scrivere un "documento di posizione" sui loro punti di vista della relazione USA-Israele, così la loro posizione a questo riguardo è chiara." 2 - "I membri del congresso, il personale ed i funzionari dell'amministrazione, sono portati a dipendere dagli appunti del AIPAC. Sono persone molto occupate e sanno che possono contare sulla AIPAC per analisi chiare. Presentiamo quest'informazione in forma concisa ai funzionari eletti. Le informazioni e le analisi sono impeccabili - dopo tutto, è in gioco la nostra reputazione. Ciò ha per conseguenza una politica ed una legislazione che garantiscono la sopravvivenza di Israele. Dubito che ci sia un qualunque paese democratico al mondo dove i candidati devono passare un test ideologico decisivo per avere una possibilità di essere scelti come candidati e di essere eletti. Così, chi potrebbe biasimare AIPAC di essere convinto di tenere sotto controllo il congresso USA? Se la AIPAC fosse un'impresa, potrebbe essere oggetto di una Federal Trade Commission (FTC), un'indagine federale antitrust ed anti-cartello per accaparramento del mercato.  Di conseguenza, non dovrebbe essere sorprendente che, a Capitol Hill, "La Lobby" sembra condurre la barca, a tal punto da avere il controllo quasi completo della politica estera USA ed altre politiche, come quella della difesa, sono diventate l'equivalente di uno scherzo. Non siamo alla manipolazione del consenso, ma piuttosto di una situazione equivalente all'omologazione totale della volontà di allineare le politiche USA sulle politiche israeliane, ogni volta che gli interessi di Israele in Medio Oriente sono in gioco. Un paese totalitario non funzionerebbe differentemente. La AIPAC ha tale influenza su Washington che a volte si può essere perdonati per aver confuso Tel-Aviv con Washington DC. Un esempio recente: la AIPAC ha redatto una risoluzione di sostegno ad Israele nei suoi bombardamenti selvaggi ed illegali sul Libano. Il 20 luglio 2006, la risoluzione fu votata all'unanimità dai 100 membri del Senato, ed il voto della Camera fu da 410 ad 8. Caso chiuso. Per molti anni, l'influenza della Lobby restò nascosta, ignorata o dissimulata dai mass media che essa stessa controllava e dalla maggior parte dei commentatori. Tuttavia, il 10 marzo 2006, due rispettati specialisti americani, i professori Stephen Walt dell'Universita di Harvard e John Mearsheimer dell'Università di Chicago pubblicarono uno studio su The London Review Of Books, intitolato "La Lobby israeliana e la politica estera Americana", sull'influenza sproporzionata che questa Lobby di interessi particolari esercita sulla politica estera USA. Dice che la AIPAC è "l'organizzazione più potente e più conosciuta" di una Lobby pro-israeliana che distorce sistematicamente la politica estera USA. Lo studio concludeva che Israele aveva svolto un ruolo principale per spingere l'amministrazione Bush nella guerra contro l'Iraq, ed argomentava che l'influenza della Lobby proisraeliana sulla politica estera USA era negativa sia per Israele che per gli USA. Dopo ciò, nessuno potrà fingere di ignorare l'influenza corrosiva di questa potente Lobby sulla politica estera USA. Un altro esempio del tipo di potere che la Lobby detiene al giorno d'oggi a Washington DC è il suo successo nello stabilimento nel dipartimento di Stato, con il denaro dei contribuenti, di un'agenzia di interessi particolari, chiamata "Ufficio sull'antisemitismo globale". In un movimento che fa pensare a ciò che si è prodotto durante i secoli passati sotto regimi totalitari, questa nuova "agenzia" è completamente dedicata alla sorveglianza nel mondo dei casi, tra le altre cose, di critica di Israele o delle politiche USA proisraeliane. La creazione di questo nuovo dipartimento d'inquisizione è stata autorizzata da una legge, (H.R. 4230), che il Presidente George W. Bush ha firmato il 16 ottobre 2004. Chi dice che la realtà non è più ignota della finzione! I cosiddetti Sionisti Cristiani (leggi QUI) esercitano anche un'importante influenza sulla politica estera USA, specialmente per ciò che riguarda il Medio Oriente. La loro propaganda ha così ben funzionato che oggi, il quaranta per cento degli americani credono che Israele è stato direttamente dato al popolo ebreo da "Dio". Un terzo degli americani crede anche che la creazione dello Stato di Israele, nel 1948, dopo una campagna terroristica contro la Gran Bretagna, sia una tappa verso il "secondo arrivo di Gesù Cristo" e la "fine dei tempi". Per i più fanatici di loro, la "guerra contro il terrorismo", qualsiasi cosa significhi, sia una guerra di religioni tra il Cristianesimo e l'Islam. Con idee simili, il mondo è tornato quattro secoli dietro, poiché l'ultima guerra di religioni fu la Guerra dei 30 Anni tra protestanti e cattolici europei, dal 1618 al 1648.  Al giorno d'oggi, la destra religiosa USA ha il suo ufficio di interessi particolari al Dipartimento di Stato. È chiamato "Office of International Religious Freedom" (Ufficio per la libertà religiosa internazionale), e la sua missione principale è di immischiarsi degli affari interni di altri paesi. Tale agenzia di Stato sembrerà andare contro la "parete di separazione" tra la chiesa e lo Stato che il Presidente Thomas Jefferson pensò di avere stabilito con il primo emendamento alla costituzione USA. Tali incursioni governative in questioni religiose sono finanziate dallo Stato, oltre all'Office of Faith-Based and Community Initiatives (Ufficio per le iniziative confessionali e comunitarie) che l'amministrazione Bush creò poco dopo il suo insediamento. Da quando l'occupante attuale della Casa Bianca è un cristiano rinato che cova idee che sono vicine a quelle avanzate dalla destra cristiana USA, ciò non dovrebbe troppo stupire se la politica dell'amministrazione Bush in Medio Oriente ha colorazioni religiose molto forti. In qualsiasi governo, si deve osservare dietro le tende per vedere chi muove realmente i fili e chi orienta le politiche. Nel caso dell'amministrazione Bush-Cheney, si deve essere a conoscenza della Lobby e della "destra religiosa". Senza questa conoscenza, non si potrà comprendere la direzione presa da certe politiche. di Rodrigue TREMBLAY, professore emerite di scienze economiche all'università di Montreal. Può essere raggiunto alla mail rodrigue.tremblay@ yahoo.com. E' autore del libro 'The New American Empire' (Il Nuovo Impero Americano). Tradotto da Marco M per www.pressante.com , originale in inglese su http://www.thenewamericanempire.com/tremblay=1033.htm Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti. Effettua il login o registrati. Riporta quest'articolo sul tuo sito! | Visualizzazioni: 2675
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