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Perù: Garcia difende l'ex dittatore per difendere se stesso PDF Stampa E-mail
Politica e Ordine Mondiale - Politica e Ordine Mondiale
Scritto da Francesco Zurlo   
Lunedì 07 Gennaio 2008 17:36

Alan GarciaCom’era ipotizzabile parte del Perù non ha preso molto bene la richiesta di estradizione italiana (nell'ambito del processo condotto a Roma dal giudice Giancarlo Capaldo) dell’ex presidente Morales Bermúdez, accusato di partecipazione al Piano Condor durante gli anni della sua presidenza (1975-1980). Un sentimento che ha trovato, manco a dirlo, come interprete privilegiato il presidente Alan García che ha considerato ingiuste le accuse rivolte all’ex-presidente e offensive nei confronti del Perù, che sarebbe, a suo dire, (e sarebbe stato all’epoca) “uno stato di diritto”. Dopo l’ambiguità e l’equidistanza nei confronti del processo Fujimori ecco la difesa (non tanto d’ufficio) verso il predecessore (golpista) Bermúdez. Relativamente a questa ennesima uscita dell’ondivago presidente peruviano si impongono almeno un paio di considerazioni.

La prima: il Perù ha partecipato, illo tempore, in maniera molto relativa al Piano Condor, ma era pur sempre una dittatura (per quanto meno sanguinaria di quelle dei paesi confinanti) e tutto fuorchè uno stato di diritto. In ogni caso la sua pur esigua partecipazione all’internazionale del terrore anni ’70 è provata da almeno un caso di azione congiunta dell’intelligence peruviana con quella argentina, nel 1980, per la cattura di alcuni montoneros riparatisi in Perù ed è testimoniata perfino da alcuni documenti declassificati della Cia. Quindi difficilmente smentibile.

La seconda: è ovvio che Alan García non difende Morales Bermúdez per patriottismo, né per senso dello stato e neppure per particolare piaggeria nei suoi confronti. Difendendo Morales Bermúdez, il cinquattottenne mandatario peruviano difende soprattutto se stesso e parafrasando le sue parole viene da dire che la sua vera convinzione sia non che il Perù è uno stato diritto, ma che – purtroppo per lui - il Perù stia diventando uno stato di diritto. Il che significa che presto o tardi anche le gravissime violazioni dei diritti umani avvenute durante il suo primo mandato ((1985-1990) - vedi repressioni nei carceri di santa Barbara, Lurigancho e El Frontón e guerra sporca contro Sendero nella zona di Ayacucho - potrebbero finalmente uscire dal cono d’ombra della storia e finire nel mirino delle autorità giudiziarie. Dopo Fujimori in patria e Bermúdez qui da noi, potrebbe prima o poi arrivare anche il turno di Alan García, malgrado il processo già scampato in passato. Un’eventualità che il più craxiano dei presidenti sudamericani vuole evitare a tutti i costi e rispetto alla quale, un rinvio a guidizio di Morales Bermúdez potrebbe essere un precedente molto significativo.

A questo proposito appare significativa dell’umore di un certa parte dell’opinione pubblica peruviana, ormai insofferente nei confronti della piega presa dall’amministrazione in carica – che tra l’altro ha rafforzato nel recente rimpasto la presenza filo-fujimoriana in seno al governo - la vignetta comparsa qualche giorno fa su Republica, il principale quotidiano di centro-sinistra del paese, che ritrae il presidente nel ruolo di avvocato di Fujimori (ed implicitamente di sé stesso) durante il processo attualmente in corso a Lima.

il mio blog Camminare Domandando