| I dolori del "giovane" Allam |
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| Politica e Ordine Mondiale - Politica e Ordine Mondiale |
| Scritto da Sherif El Sebaie |
| Giovedì 03 Gennaio 2008 00:00 |
Il 7 gennaio prossimo, Magdi Allam inaugurerà un sito proprio: www.magdiallam.it, dominio che risulta registrato a suo nome da questa azienda. Lo ha annunciato in una lunga intervista realizzata da Stefano Lorenzetto e pubblicata su Il Giornale. La faccenda ha del ridicolo: si tratta infatti dello stesso dominio per il quale il nostro aveva denunciato la Islamic Anti Defamation League (IADL) circa due anni fa. La colpa della IADL consisteva appunto nell' "attivazione di un sito, in cui si era arbitrariamente utilizzato il mio nome (di Allam, ndr), www.magdiallam.it, colmo di infamie per danneggiare la mia onorabilità e credibilità" e al cui interno c'era "un link a un forum, Noi e gli altri, che è la stessa dicitura del forum da me diretto sul sito del Corriere della Sera", al fine di accrescere il convincimento del visitatore che si tratti proprio del mio sito". In realtà, le "infamie" a cui si riferisce Allam... consistevano in un'innocua parodia del "J'accuse" di Emile Zola, mentre il forum - rimasto di fatti inutilizzato - si distingueva da quello di Allam per l'assenza della censura preventiva applicata ferocemente nel forum originale sul sito del Corriere. Nell'intervista al Giornale, Allam annuncia che il suo nuovo sito "si presenterà con questo epitaffio: «L’Occidente è in preda all’ideologia del relativismo cognitivo, etico, culturale e religioso che non distingue il vero e il falso, il bene e il male, la buona e la cattiva azione. È arrivata l’ora di assumerci la responsabilità storica di agire da protagonisti per liberarci dalle ideologie suicide e omicide». Nel suo penultimo libro, "Io amo l'Italia", Allam aveva anche spiegato come intende intraprendere questa missione profetica: "Pertanto dico a Bush e ai leader occidentali: no a questa democrazia formale perché porta al potere i fascisti e i nazisti islamici, perché è foriera di dittatura e morte". In una recente intervista al Corriere di Como, è tornato a ribadire lo stesso concetto: "l'Occidente è prigioniero delle proprie leggi e libertà, che se interpretate in modo formale si trasformano in ampie maglie dalle quali si infiltrano estremisti che strumentalizzano la democrazia, la libertà e le costituzioni per imporre il proprio arbitrio. Fino a quando l'Occidente non avrà la volontà di guardare dall'interno la realtà dell'estremismo islamico e riparametrare le regole della democrazia in modo che risultino consone a salvaguardare la libertà da chi persegue questi obiettivi, difficilmente riuscirà a contrastare gli eversivi. Anche in ambito locale". Insomma, Allam - ex-estremista comunista e antisemita, educato e cresciuto all'ombra della dittatura nasseriana - odia "l'Occidente prigioniero delle proprie leggi e libertà" e per questo vorrebbe "riparametrare le regole della democrazia formale". Non è che per caso vuole "la dittatura"? Un immigrato egiziano che governa con un pugno di ferro un paese europeo sarebbe un avvenimento di portata storica. Sto già lavorando allo scoop. E cosi, Allam è passato dal "preoccupiamoci di noi occidentali" (sic) al "Noi italiani (ri-sic) siamo ancora in attesa di un leader e di una classe politica che affrontino i problemi reali anziché ecclissarli, [..] che innalzino il vessillo dei valori, dell'identità e della civiltà". Il Kim-Il-Sung in erba è ovviamente lui. Nell'attesa, però, il nostro aspirava ad esercitarsi sui più poveri ed indifesi: gli immigrati. E cosi, ha cominciato a riflettere sulla sua "attività professionale", già oggetto di due condanne del Garante della Privacy e di svariate proteste da parte degli intellettuali e degli accademici: "La condizione essenziale, che ho posto a me stesso prima di porla agli altri, è di fare politica solo se mi fosse data l'opportunità di poter ricoprire un ruolo istituzionale nel governo". Mica scherza, il giovane Allam. E così, il 14 maggio del 2005, telefona a Gianni Letta e gli spiega che un seggio sicuro al Parlamento non gli basta perché "la mia qualifica di vicedirettore del 'Corriere della Sera' vale dieci seggi". Oltre che premi da 250.000 dollari da Tel Aviv. Il premio, oggetto di un mio editoriale sul Manifesto, è all’origine di una domanda molto interessante del giornalista che lo intervista: “Nel 2006 hai vinto il premio Dan David, istituito dall’omonima fondazione israeliana: 250.000 dollari. L’anno dopo hai pubblicato questo libro (Viva Israele, ndr). Qualcuno potrebbe scambiarlo per un gesto di riconoscenza”. Allam nega categoricamente: “Chi mi legge sa che difendo il diritto all’esistenza di Israele da molto prima del 2006”. Ciò non toglie che il premio è stato ritirato a Tel Aviv, nel corso di una cerimonia in cui Allam ha declamato la seguente poesia: “Cari amici presenti, noi vincitori del Premio Dan David vi diciamo “Grazie Israele”, vi diciamo “Noi amiamo Israele”, vi diciamo “Siamo tutti israeliani”, vi diciamo “Viva Israele”, vi diciamo "Am Israel hay"!”. Che è proprio il titolo del suo libro. Quando si dicono le coincidenze...
Dopo aver seriamente riflettuto sulla sua "attività professionale", Magdi Allam è passato direttamente a chiedere un nuovo ministero, quello dell’ "Immigrazione, Integrazione e Cittadinanza". Nell’intervista concessa recentemente al Giornale si lamenta: “Nel 2005 dissi a Berlusconi che ero disposto a un’esperienza politica se avesse creato un ministero dell’Identità nazionale e dell’Integrazione. L’idea gli piacque molto. Ma fu dissuaso da Pisanu, offeso dai rimproveri che gli avevo mosso per aver inserito l’Ucoii nella Consulta islamica. Adesso lo ha creato Nicolas Sarkozy in Francia, quel ministero, con la stessa denominazione. Dovrei rivendicare il copyright”. Nei sei mesi precedenti l’incontro, Allam aveva tempestato di chiamate Antonio Martino, Letta, Pera, Formigoni, Cicchitto e Confalonieri nel disperato tentativo di incontrare il Premier. Finalmente ci era riuscito, ma - purtroppo per lui, fortunatamente per gli immigrati - finisce male: Berlusconi lo rimanda a casa con una pacco di cravatte Marinella sotto il braccio. Il nostro si è convinto che a stroncare i suoi piani politici sia stato Pisanu e da quel giorno ce l’ha con lui. Povero Pisanu. Arrivano quindi le elezioni, e cambia il governo. Altro che Ministero, per Allam è un disastro. Un passo indietro: nel mese di marzo del 2006, il precedente ministro dell'Istruzione, Letizia Moratti, aveva deciso di dare vita a un comitato su 'Scuola e legalità'. Come esperto per le questioni che riguardano le comunità islamiche la Moratti aveva scelto proprio Allam. Dopo le elezioni, ovviamente, è stato scaricato. Ora si accontenta di parlare di queste tematiche dopo le cene dei Lions. Cito testuale da un loro bollettino: "Non sono mancate poi interessanti conferenze su problematiche sociali come quelle riguardanti i temi sulla famiglia e scuola: ricordiamo in queste le presenze dell’ex calciatore Giovanni Galli e Magdi Allam". A quanto pare Allam ha inaugurato una nuova specializzazione: "Il calcio islamico". L'uomo, infatti, è riuscito a finire persino da Biscardi, per dirci cosa pensa Bin Laden del Mondiale di Calcio. Dopotutto, non è che goda di questa buona reputazione, da parte dell’attuale maggioranza. Anche il giornalista che lo intervista glielo ricorda: “In un’interpellanza il senatore Luigi Malabarba di Rifondazione comunista ti ha dipinto come un mitomane” (Anche quell’interpellanza fu oggetto di un mio scoop su Il Manifesto, ripreso dal Foglio). A rappresentare le comunità islamiche all'interno della commissione ministeriale che si è occupata del problema del bullismo viene quindi chiamata Huda Dachan, figlia del presidente dell'Unione delle Comunità islamiche in Italia (UCOII), Nour Dachan, a sua volta consulente del Ministro dell'Interno, membro della commissione Intercultura e dialogo del comitato nazionale 'Scuola e legalità' nonché collaboratore del Ministro Fioroni. Oltre che acerrimo nemico giurato di Magdi Allam. O almeno, è Allam che lo considera tale. Magdi Allam è tornato quindi a fare ciò che gli riesce meglio: denunciare nei suoi comizi i "musulmani di professione" che lo fanno solo per soldi e per il potere sociale che ne consegue»". Detto da lui non possiamo che credere alla loro esistenza. D'altronde Allam non fa mica il "musulmano di professione". Lui è - stando al giornalista che lo intervista - solo "Un musulmano che ragiona da cristiano". Un musulmano che, tra l'altro, afferma di non essere "mai stato praticante. Mai pregato cinque volte al giorno col capo rivolto verso la Mecca: solo di rado in moschea. Mai digiunato durante il Ramadan. Nasco musulmano in quanto figlio di musulmani, ma sono come mio padre, che pregava poco o niente e beveva, anche troppo". Un musulmano che ha anche preso l’Eucaristia: “Agii d’impulso, pur sapendo che era un atto blasfemo, non essendo io battezzato. Ho sempre provato attrazione per la religiosità, anche quando mi sono professato ateo o agnostico”. Ma come? Si è pure professato ateo? All’elenco non manca che l’Ebraismo. Ma anche qui Allam ha provveduto. Al figlio nato da un secondo matrimonio “ha voluto imporre il nome del re d’Israele che per primo posò gli occhi su Gerusalemme: Davide”. Ci si aspetta quindi che le lacune sull'Islam - imparato grazie alle lezioni private impartite da un docente pagato dalla madre - siano colmate quantomeno da una perfetta conoscenza del Cristianesimo, a cominciare da quello mediorientale di cui si fa paladino. Macché! Nell'intervista afferma: "Non so nulla dei copti e non ho mai messo piede in una loro chiesa". Magdi, ti assicuro che non hanno la peste. E meno male che denuncia la "persecuzione" di cui sarebbero vittime nel suo ex-paese di origine, l'Egitto. Non sorprende quindi che il giornalista gli chieda "Che cosa t’impedisce di convertirti al Cristianesimo?" e che lui risponda: «Niente e nessuno. Il giorno che decidessi di farlo, sarei orgoglioso di annunciarlo». Chissà... magari lo farà il giorno in cui il governo deciderà di revocargli la scorta. Ma data l’altalena spirituale che lo caratterizza, non sono sicuro che non si converta al Buddismo. Che Magdi Allam, vicedirettore onorario del Corriere della Sera, parli di cose che non sa è risaputo. A suo tempo, Massimo Campanini, affermato accademico e islamologo dell'Università di Milano, si era persino meravigliato a tal proposito: "stupisce notare come Magdi Allam sembri del tutto ignorare la letteratura scientifica sulle questioni mediorientali". Ci si aspetta allora che Allam sappia fare almeno il giornalista. Nella lunga intervista al Giornale egli afferma che «chi vuol fare il giornalista, deve stare alla larga dai giornalisti, io vado in redazione a Roma solo per incontrare qualche persona». Al Corriere, però, sembra che la pensino diversamente: sono proprio i giornalisti, a voler stare alla larga di lui. E il portale Informazione corretta conferma, raccontando che per Allam quello attuale è "un brutto momento. Il Corriere della Sera ha ricevuto una lettera firmata da molte personalità, tra le quali anche alcuni giornalisti israeliani" che stigmatizzano il suo modo di fare giornalismo, già oggetto di due condanne del Garante alla Privacy, lettere di protesta, appelli pubblici e cause giudiziarie. Poi uno si chiede, ma il povero Allam - che "Ha dovuto dire addio anche alla montagna, al ristorante, al cinema" - e quindi a qualsiasi luogo dove entrare in contatto con la gente, a cominciare dai protagonisti dei suoi articoli, ovvero i musulmani - causa scorta, "minacce" e via dicendo - riesce ancora a fare il giornalista, stando alla larga anche dai colleghi giornalisti? Che è... ascolta le notizie dallo spazio come Superman? Sembra proprio di si. Non a caso il giornalista che lo intervista gli chiede: "Ora sei vicedirettore «ad personam» del Corriere. Si vergognano a metterti nella gerenza?" E Allam risponde: "L’avrei auspicato. Ma la qualifica è simile a un titolo di merito, non ho mansioni esecutive. In Italia il formalismo prevale sulla sostanza e le regole sindacali su tutto". A volte però, e non bisogna dimenticarlo, anche il Buon senso prevale. Come quando Berlusconi rifiutò di nominarlo ministro. In attesa di tempi migliori, Allam si è riciclato come consigliere speciale per l'immigrazione e l'integrazione del Comune di...Busto Arsizio. Una città dove lui è molto amato e rispettato, ma solo dal Sindaco. In occasione della sua recente presenza per promuovere l'ultimo libro sono stati tagliati e distrutti i manifesti che annunciavano il suo arrivo con la corte di guardie da Gran Moghul. Le quali, mentre erano impegnate a difenderlo dai "vandali", non si sono accorti di chi ha squarciato due gomme dell'automobile dell'assessore alla Cultura comunale e di chi ha tracciato più volte all'esterno della piccola gelateria gestita dal consigliere comunale leghista locale la scritta «più stile», con i colori della bandiera della pace. Non è la prima volta che Allam viene accolto festosamente dalla popolazione locale: A Cremona l'hanno accolto con petardi e bulloni. Evidentemente si tratta di pericolosi terroristi islamici mascherati da comunisti. Il Sindaco conferma che ha addirittura pensato di nominare Magdi Allam Assessore all'Integrazione: praticamente un incubo. Gli immigrati si sono salvati solo in parte: «Dati i suoi impegni come giornalista non avrebbe potuto garantire la necessaria presenza "sul campo"» e quindi Allam ha declinato il prestigiosissimo incarico. Ma è "rientrato dalla finestra": all'interno del complesso progetto di riorganizzazione degli assessorati presentato a luglio scorso ai partiti, il sindaco lo ha visto bene come consigliere speciale per quello dedicato, oltre che alle politiche giovanili, alle problematiche dell'integrazione degli immigrati. Al comune di Busto Arsizio giurano e spergiurano che - bontà sua - l'incarico ricoperto da Allam è a titolo non oneroso. «Un conto è il ruolo di consulente, un conto quello di consigliere speciale del sindaco per identità e integrazione che lui di fatto già ricopre. Quella fra me e Magdi è un'amicizia solida, basata sulla condivisione delle battaglie per l'identità culturale e i diritti civili, contro l'ideologia terrorista, per la libertà e la vita» dice il Sindaco. E cosi Allam si dà da fare. Non per risolvere i problemi degli immigrati, ma per crearli. Lo si evince dalla prosa tollerante e aperta - si fa per dire - con cui ha arringato i cittadini di Busto Arsizio in un recente comizio: "Il nemico è fra noi", "va imposto uno stop alla creazione di nuove moschee", "L'Occidente crede che risultati elettorali sanciti dal rispetto formale delle regole democratiche vadano rispettati sempre e comunque". Credo che quanto sopra esposto basti e avanzi per spiegare perché non mi piace Magdi Allam. Oltre ad alimentare l'odio tra cristiani e musulmani, l'uomo disprezza profondamente la democrazia del paese in cui vive da più di trent'anni. Il Comune di Busto Arsizio sta nutrendo un coccodrillo nella speranza di essere mangiato per ultimo. |




