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A cosa servono i checkpoint israeliani PDF Stampa E-mail
Politica e Ordine Mondiale - Politica e Ordine Mondiale
Scritto da vichi   
Venerdì 24 Agosto 2007 02:07
 Un nuovo video su YouTube - girato il 15 agosto da un attivista americano al checkpoint di Ras at-Tira (Qalqiliya) - mostra l'ennesimo episodio di violenza gratuita dei valorosi soldatini di Tsahal ai danni di civili palestinesi, molto spesso, come in questo caso, bambini inermi ed innocenti.

Nel video (in fondo all'articolo) si possono vedere tre ragazzini palestinesi a bordo di un carretto trainato da un asino che al checkpoint vengono fermati da due soldati israeliani; uno di loro, una soldatessa, ad un certo punto...
comincia a picchiarli e, prima di rimandarli indietro, sputa loro contro, mentre il suo collega - secondo il racconto dell'autore del video - raccoglie delle pietre da terra e le tira contro il carretto che si allontana.

E' da ricordare che il villaggio di Ras at-Tira, con una popolazione di 445 Palestinesi, è completamente circondato dal muro di "sicurezza" da tre lati, e le uniche uscite sono vigilate da cancelli e checkpoint presidiati dai soldati.

Un "incidente" che si aggiunge ai tanti episodi di maltrattamenti e di aggressioni immotivate di cui sono vittime i Palestinesi ai checkpoints, che, oltre ad ostacolare gravemente gli spostamenti delle persone e il traffico delle merci, costituiscono una ulteriore causa diretta di ferimento e di morte di civili innocenti.

Tra i tanti, vorrei ricordare il caso di Radi Alwahash, 18 anni, morto il 29 giugno ad un checkpoint tra Gerusalemme e Betlemme, perchè all'ambulanza che lo trasportava (un ambulanza israeliana!) era stato impedito di passare e di raggiungere l'ospedale di destinazione per non meglio identificati "motivi di sicurezza".

Quegli stessi, fantomatici motivi di "sicurezza" che giustificano, a parere di chi comanda in Israele, e cioè i militari, il permanere di ben 532 checkpoints e ostacoli vari nella West Bank, con un incremento pari al 41,5% rispetto all'agosto del 2005 (dati OCHA aggiornati al 7 agosto).

Nella realtà, come è evidente, i checkpoints sono situati non già alle frontiere con Israele, ma piuttosto ben all'interno della Cisgiordania, riducendola ad un insieme di bantustan senza o con pochi e difficoltosi collegamenti tra loro, con l'unico fine di opprimere e di rendere ancora più miserevoli le condizioni di vita dei Palestinesi.

E, all'occorrenza, di permettere ai valorosi soldatini israeliani di sfogare il proprio razzismo e le proprie pulsioni aggressive ai danni di alcuni ragazzini indifesi.
 
 
 
 


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