| Le regole della democrazia capitalistica |
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| Politica e Ordine Mondiale - Politica e Ordine Mondiale |
| Scritto da A. Berlendis |
| Sabato 21 Luglio 2007 03:00 |
In questi ultimi giorni eventi che illustrano meglio di qualsiasi manuale di ‘scienza’ politica come funziona la democrazia capitalistica:Primo evento: secondo “Dan Toole, direttore dei programmi di emergenza dell’United Nations Children, i bambini iracheni stavano meglio prima della guerra, sotto il regime dittatoriale di Saddam Hussein. «I bambini in Iraq - dice Toole - stanno molto peggio di un anno fa e certamente molto peggio di quanto non stessero tre anni fa» quando avevano accesso al programma di aiuti alimentari per l’infanzia deciso dal regime di Saddam per contrastare le sanzioni internazionali.” [corriere.it 16 luglio 2007] Da qui si inferisce la Prima regola: l'importante è votare; inteso nel suo significato originario di “offrire in voto a una divinità” (la democrazia appunto); partecipare ad un rito collettivo... ad uso massmediatico (gli uomini della grande finanza italiana in coda per le primarie, così come gli iracheni in coda ai seggi con Fassino che li contava ad uno ad uno sino a sentenziare che 8 milioni avevano partecipato al voto!). Se poi capita di morire subito dopo o lentamente d'inedia, non è importante: fondamentale è aver ottemperato all'ormai svuotato rito dell'urna (l'urna elettorale conta molto di più dell’urna funeraria…) oppure di vivere con redditi insufficienti, essere disoccupati o precari, perché ai fini del perfetto formalismo democratico questi aspetti non hanno nessuna rilevanza. Secondo evento: il presidente USA ha dichiarato che Hamas deve “rinunciare alla violenza” [Fonte: Televideo 17 luglio 2007] —forse perché solo Israele può esercitarla legittimamente verso il popolo palestinese. Da qui si inferisce la Seconda regola: affinché le elezioni siano veramente democratiche, deve vincere la forza politica che rappresenta e favorisce i dominanti (o sub-dominanti), altrimenti le elezioni non sono valide e si deve tornare a giocare (pardon votare) sino a che, casualmente, non esce il vincitore giusto (quello scelto dai dominanti). In modo analogo al ripetuto tentativo di creazione del ‘centro’ che occultamente la grande finanza e l'industria decotta italiana stanno tentando da un quindicennio. Terzo evento: Abu Mazen e l' ‘Autorità’ nazionale palestinese riceveranno aiuti dagli USA per 190 milioni di dollari (mentre il legittimo governo palestinese di Hamas è stato sottoposto ad un ferreo boicottaggio). (Fonte: Televideo 17 luglio 2007) Da qui si inferisce la Terza regola: la democrazia ha i suoi costi; 190 milioni di dollari per un presidente e lo strangolamento lento per chi non si piega; oppure elevati stipendi, innumerevoli benefit per comprarsi e mettere in acquiescenza un'opposizione non ‘di sua maestà’ (con l'impegno di quest'ultima di continuare nella recita perché lo spettacolo —per dominati— deve continuare ed apparire quasi verosimile). Ecco qui compendiate le tre semplici verità che tra le molteplici pagine di sofisticata politologia con elevata probabilità non troveremo mai. Questo perché se non si declina il sostantivo democrazia con l'aggettivo capitalistica (che presuppone ipotesi teorica su cosa il capitalismo sia oggi e qui ed ora) si preclude la comprensione della realtà (così come lo Stato è un'astrazione indeterminata, se non lo si coniuga con le sue funzioni specifiche rispetto alla riproduzione capitalistica, in una data congiuntura storica, di una particolare formazione sociale). APPENDICE Sono stato immediatamente esaudito dall'illustre politologo Angelo Panebianco, che in un articolo dall’emblematico titolo ‘Le illusioni del realismo’ (www.corriere.it 19 luglio 2007) afferma apoditticamente che: “anche Hitler vinse, come Hamas, democratiche elezioni e che quello dunque non può essere un argomento buono per legittimare dei fanatici estremisti” (questo dopo aver definito, con ovvia connotazione positiva, Abu Mazen come moderato). In una sola frase ha sintetizzato in modo avalutativo —perché secondo l’illustre politologo la scienza politica deve rispettare i canoni che prevedono la separazione dei giudizi di fatto dai giudizi di valore— e magistrale che cosa sono, come funzionano, a cosa servono e quanto valgono le elezioni, segno distintivo della democrazia capitalistica. Credo lo si debba ringraziare, con la riserva di una maggiore attenzione all'uso dei termini. E’ opportuno non effettuare inversioni della realtà, se ci si riesce: non si deve chiamare ‘moderato’, termine che secondo il dizionario della lingua italiana De Mauro indica un “comportamento, azione, non eccessivo, contenuto o ridotto entro i limiti imposti dalla convenienza o dalla tollerabilità” (definita dai dominanti), chi è invece un ‘quìsling’. Termine che indica chi “durante la seconda guerra mondiale, era capo di un governo fantoccio imposto dai nazisti nei paesi invasi; estensivamente: uomo politico asservito agli interessi degli invasori; collaborazionista."
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In questi ultimi giorni eventi che illustrano meglio di qualsiasi manuale di ‘scienza’ politica come funziona la democrazia capitalistica: