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La prossima guerra, e quella ancora dopo - 1° parte PDF Stampa E-mail
Politica e Ordine Mondiale - Politica e Ordine Mondiale
Scritto da Jack A. Smith [tr. goldstein]   
Sabato 10 Marzo 2007 21:41

Il campo da battaglia del futuro

di Jack A. Smith 

Esporteremo morte e violenza ai quattro angoli del globo in difesa della nostra grande nazione,” il Presidente George Bush citato nel libro di Bob Woodward Plan of Attack

 

 Mentre la maggior parte degli Americani stanno pensando a come il governo Statunitense possa tirarsi fuori dal pantano Iracheno, e mentre i pacifisti temono che l'amministrazione Bush lancerà un attacco contro l'Iran, i leader del Pentagono stanno pianificando come vincere le guerre nei prossimi 10, 20 e 50 anni.

Washington si sta preparando ad ogni evenienza, dallo sbaragliare un manipolo di sospetti terroristi in giro per il mondo fino a possibili guerra con la Russia e la Cina.

I tavoli del Dipartimento della Difesa stanno scricchiolando sotto il peso delle direttive atte a prefigurare la dominazione completa...

 

...

della terra, del mare, del cielo e dello spazio nel corso di questo secolo. I costi per affrontare i propositi guerreschi del governo Statunitense saranno astronomici in termini dei programmi sociali e benefici che verranno negati ai lavoratori Americani, per non parlare di cosa significhi vivere in uno stato di guerra permanente.

La recente decisione di intensificare le operazioni in Iraq con un “aumento” di 21.000 truppe, il piano di aggiungere altre 92.000 truppe alle forze armate, e la richiesta del Presidente Bush di 716 miliardi di $ per soddisfare i bisogni guerreschi del Pentagono per l'anno fiscale 2008 sono un assaggio di quello che sta per arrivare – nuove tecnologie per combattere i conflitti di terra del futuro, miglioramenti per l'arsenale nucleare e per i sistemi di lancio, e la militarizzazione dello spazio, tra i tanti obiettivi militari.

I piani di guerra futuristici del Pentagono ed il budget di guerra per l'anno 2008 non lasciano dubbi che gli Stati Uniti abbiano cestinato l'avvertimento di George Washington nel 1976 di evitare “l'espansione incontrollata dell'esercito”, o quello di Dwight D. Eisenhower nel 1961 che metteva in guardia “dalla conquista di influenza ingiustificata da parte del complesso militare-industriale.”

Il budget di guerra per il 2008 non solo supera i budget militari combinati delle nazioni del resto del mondo, ma significa anche che il costo della “guerra al terrorismo di Bush” (inclusi Iraq ed Afghanistan) è superiore, in termini di dollari inflazionati, a quello delle guerre del Vietnam o di Korea.

Le forze militari in perenne espansione di Washington, sommate alle oltre 750 grandi basi militari in giro per il mondo per mettere in sicurezza l'impero economico e politico Americano, significano che gli Stati Uniti, nonostante non si vedano in giro bruti con elmetto e scarponi chiodati, sono una società militaristica che rappresenta una minaccia alla pace mondiale.

Oggi, come mai prima nella loro storia,” scrive Andrew J.Bacevich nel suo fenomenale libro “Il nuovo militarismo Americano,” [1] “Gli Americani sono ipnotizzati dal potere militare. La supremazia globale di cui godono al momento gli Stati Uniti – e che sono decisi a perpetuare – è diventata centrale nel nostro concetto di identità nazionale.

Gli Americani sono via via caduti vittime del militarismo, che si è manifestato in una visione romantica di soldati, una tendenza a ritrarre la forza militare come la caratteristica più distintiva della grandezza della nazione, [e] sono arrivati al punto di quantificare la forza e il benessere della nazione meramente in termini di prontezza e azione militare.”

E se il militarismo non si arresterà, Chalmers Johnson predice in The Sorrows of Empire [Le lacrime dell'Impero, n.d.t.] che accadranno quattro cose: “Primo, ci sarà uno stato di guerra perpetuo, che porterà ad un aumento degli atti di terrorismo contro gli Americani dovunque essi si trovino. Secondo, ci sarà una perdita dei diritti costituzionali e democratici. Terzo, una ricerca della verità già in pessimo stato verrà piano piano rimpiazzata da un sistema di propaganda, disinformazione e glorificazione dlela guerra, del potere e delle legioni militari. Alla fine, la bancarotta [nazionale].

Diamo un'occhiata ad alcune di queste linee guida del Pentagono per le prossime guerre, per quelle dopo e per quelle dopo ancora, partendo coi piani tecnologicamente avanzati per le guerre di terra (Future Combat Systems), poi per le guerre nucleari (Complex 2030) e per quelle immediatamente successive, le guerre spaziali (la nuova National Space Policy.)

 

Un campo di battaglia radicalmente nuovo

Future Combat Systems (FCS) {Sistemi di combattimento futuri, n.d.t.] è il nome assegnato dal Pentagono per uno sforzo atto a “costruire un esercito completamente nuovo, ripensato per mettere a punto missioni di polizia globale,” secondo l'Ufficio della Gestione e del Budget. Si tratta di un sistema di guerra moderna basata sul concetto di dominare qualunque avversario possibile attraverso l'utilizzo di 50 nuove tecnologie. L'obiettivo è migliorare l'agilità strategica, aumentare la mortalità sul campo di battaglia, e mentre si uccidono più “nemici” ridurre ulteriormente le vittime Americane.

Il New York Times ha descritto l'FCS come una “rete pensata per gestire alla perfezione 18 differenti tipi di armi e robot militari, tutti interconnessi.” Il programma è al centro del piano del Pentagono di trasformare l'esercito in una forza più veloce e leggera, dove carri armati di dimensioni ridotte possano essere dispiegati sui campi di battaglia da aerei da trasporto, e sistemi informativi possano proteggere i soldati del futuro così come la loro corazza li ha protetti in passato. Soldati da combattimento, armi e robot dovranno poi essere collegati con una rete del costo di 25 miliardi di $, denominata Joint Tactical Radio Systems [Sistemi Radio Tattici Congiunti, n.d.t.] . La rete avrà il compito di trasmettere le informazioni riguardo al campo di battaglia che proteggeranno i soldati.”

Il numero di Febbraio 2007 di Harper's Magazine contiene un articolo rilevatore sulla FCS intitolato “l'esercito di robot in arrivo” firmato da Steve Featherstone, che scrive:

Il modo di intendere la guerra è cambiato drasticamente negli ultimi 60 anni. Dopo la guerra del Vietnam, la macchina militare Americana è andata verso due strade parallele e complementari: evitare le vittime [Americane, n.d.t.] e fare grande affidamento sulla tecnologia. La guerra del Golfo diede forza all'idea che la tecnologia è in grado di rimpiazzare i soldati umani sul campo di battaglia e l'incidente Somalo del Black Hawk abbattuto trasformò questo concetto in un vero e proprio credo. Oggi, qualunque nuovo strumento militare che valga il prezzo della commessa viene solitamente considerato un “moltiplicatore di forza”, in poche parole “maggiore danno con meno personale.” I robot armati sono l'ultimissimo moltiplicatore di forza, e ogni branchia dell'apparato militare ha aumentato gli investimenti in nuovi sistemi che non necessitano di umani.

Con i suoi 145 miliardi di $ (escluso il costo del network radio menzionato poco sopra), il Future Combat Systems dell'esercito è il più costoso progetto di armamenti di sempre, e in qualche modo anche il più visionario. Il singolo soldato è ancora importante nel concetto FCS, ma è stato ripensato come una specie di guerriero “plug and play” [espressione molto comune in informatica, che significa “collega ed utilizza”, n.d.t.], giusto un nodo di quella che viene immaginata come una rete eterogenea di robot, veicoli pilotati da umani o da remoto, sensori di terra, satelliti, e centri di comando. In teoria, ogni nodo scambierà informazioni in tempo reale con la rete, consentendo all'intero sistema di mettere a punto cambiamenti improvvisi nello “spazio di battaglia.”

La “nebbia della guerra” sarà un lontano ricordo, come il fucile oggi, spazzata via da flussi cristallini di dati criptati. Il nemico non verrà tanto “ucciso”, quanto piuttosto “annullato”.

Secondo un rapporto dello scorso Giugno del Comitato del Congresso sugli Stanziamenti, il costo del FCS potrebbe raggiungere la strabiliante cifra di 200 miliardi di $ per diventare completamente operativo entro la data prevista del 2025. Ed anche in questo caso, tutti questi soldi saranno in grado di equipaggiare con la serie completa della tecnologia FCS solo 15 brigate da combattimento su un totale di 70. Il costo originale era previsto intorno ai 100 miliardi di $, e alcune fonti sostengono che potrà arrivare a 300 miliardi prima che il progetto sarà terminato.

Anche la Marina Statunitense si sta modernizzando. Secondo il Centro Studi del Congresso (CRS), “La marina nel 2006 ha introdotto un nuovo piano strutturale per la forza navale che mira a raggiungere e mantenere una flotta di 313 navi,” incluse altre tre portaerei che andranno a unirsi alla dozzina già in servizio.

La modernizzazione delle Forze Aeree Statunitensi include la produzione di 60 F-22A Raptors (su un totale di 183 negli ordinativi, ed ognuno costa oltre 100 milioni di $ - che sarebbero 300 se si aggiungono ai costi di produzione quelli di ricerca e sviluppo – e l'F-35 Joint Strike Fighter, che il CRS descrive come il più grande programma di aviazione in termini di costi stimati (276 miliardi di $) e di numeri (2,458 aerei.) Inoltre, sono stati firmati i contratti per 180 C-17 Globemaster strategici da trasporto, un chiaro segno che il Pentagono mira alla velocità aerea soprattutto in termini di potenziale militare da dispiegare in paesi lontani.

 

Espandere la forza nucleare

Secondo l'articolo VI del trattato di Non Proliferazione Nucleare (NPT), le attuali potenze nucleari – in primis Stati Uniti e Russia – sono tenute a “portare avanti negoziazioni in buona fede su misure effettive relative alla cessazione della corsa agli armamenti prima possibile e al disarmo nucleare, e al completo disarmo sotto stringenti e funzionanti controlli internazionali.”

Washington e Mosca hanno veramente ridotto il numero delle testate nucleari negli ultimi 15 anni dalla fine della Guerra Fredda, ma non ci sono stati assolutamente dei passi in direzione di un generale e completo disarmo nucleare – il solo modo per mettere fine alla proliferazione nucleare e per prevenire una guerra nucleare. La Russia (anche quando era l'Unione Sovietica) ha sempre affermato di voler liberare il mondo dalle armi nucleari ma insiste che tutti gli stati, inclusi gli Stati Uniti, devono essere d'accordo a fare altrettanto prima che Mosca distrugga i suoi arsenali. Washington non sarà mai d'accordo.

In questo momento, gli Stati Uniti hanno circa 6,000 testate strategiche contro le 5,000 della Russia, mentre nel 1990 erano rispettivamente 14,000 e 11,000. (Un'arma nucleare “strategica” può sprigionare migliaia di kilotoni di forza esplosiva. Un kilotone corrisponde a 1.000 tonnellate di TNT. La più grande mai detonata era di 50,000 kilotoni, nel 1961. Un'arma nucleare “tattica” possiede una forza esplosiva dell'ordine di frazioni di kilotoni. La piccola bomba atomica da 12 kilotoni con cui gli Stati Uniti decimarono Hiroshima nel 1945 uccise oltre 150,000 persone, sul colpo o nel periodo immediatamente seguente.)

Secondo i termini del Trattato sulle Riduzioni delle Offensive Strategiche (SORT), gli Stati Uniti e la Russia devono ridurre il numero delle loro testate strategiche dispiegate a 2,200 entro il 2012 - data in cui scade il trattato – un numero che può ancora uccidere l'intera popolazione del nostro pianeta più e più volte. La parola chiave qui è “dispiegate”, cioè si intendono quelle montate e pronte per essere lanciate nel giro di minuti. Il trattato SORT non chiede che vengano distrutte le altre testate strategiche, che significa che verranno tenute da parte, insieme a migliaia di armi tattiche. Le armi tattiche non sono state prese in considerazione dal SORT.

L'ultimo piano per aumentare la forza nucleare Statunitense è stato reso pubblico il 20 Ottobre sotto il titolo Complex 2030, dove il numero indica l'anno in cui verrà presumibilmente completato. Il costo sarà almeno di 150 miliardi di $, ma si arriverà verosimilmente ad un importo molto superiore. Questo programma, secondo l'Unione degli Scienziati Preoccupati, “significherà l'aggiornamento dell'intero complesso delle armi nucleari Statunitensi e verrà affiancato dall'ideazione e la produzione di una serie di nuovi armi nucleari.”

Queste nuove armi, prodotte attraverso il programma Reliable Replacement Warhead (RRW) [Sostituzione Sicura delle Testate, n.d.t.] finiranno col rimpiazzare l'intero arsenale nucleare Statunitense. Con il Complex 2030, “i laboratori delle armi nucleari Statunitensi torneranno alla progettazione, sviluppo e produzione delle armi nucleari come ai tempi della Guerra Fredda. Questa iniziativa comporterebbe il rischio di un ritorno a test nucleari sotterranei e minerebbe gli sforzi Statunitensi di limitare lo sviluppo di nuove armi nucleari da parte di altri paesi.”

Il nuovo budget proposto dall'amministrazione Bush alloca 89 milioni di $ per la ricerca e lo sviluppo delle nuove testate, il doppio di quando stanziato nell'anno fiscale 2007. Tra l'altro, ci si aspetta che l'attuale arsenale di armi nucleari del Pentagono rimarrà funzionante per altri 50 anni, ma le nuove testate saranno evidentemente più efficienti tecnologicamente.

L'agenzia Nazionale per la Sicurezza Nucleare del Dipartimento dell'Energia, che è in carica del mantenimento delle testate, afferma che il Complex 2030 non porterà a test nucleari, ma questo potrebbe cambiare. Gli Stati Uniti hanno firmato il Comprehensive Test Ban Treaty (CTBT) [Trattato per la totale messa al bando dei test nucleari, n.d.t.] nel 1996, ma non è stato ratificato dal Senato. Ai termini del Trattato di Non Proliferazione del Nucleare, gli Stati Uniti avrebbero dovuto ratificare il trattato trent'anni fa.

I falchi dentro e fuori la Casa Bianca sono preoccupati della riduzione dell'arsenale strategico nucleare a 2.200 testate pronte, anche se sono potenziate dal Complex 2030. Una sottocommissione del Defense Science Board, un importante gruppo di consiglieri del Dipartimento della Difesa, riportava a Dicembre che il nuovo programma “non risponde ad una iniziativa nucleare in grado di soddisfare i futuri bisogni della nazione.”

Wade Boese, scrivendo per l'Arms Control Today (Gennaio – Febbraio 2007), dice che la task force vuole che la riduzione sia “reversibile in caso di un peggioramento delle relazioni con Cina o Russia.” Il Defense Science Board sta evidentemente contemplando la Terza Guerra Mondiale, e non è chiaramente l'unico.

Secondo l'autorevole magazine Foreign Affairs [la pubblicazione del Council of Foreign Relations , n.d.t.] di Marzo e Aprile 2006, “Oggi, per la prima volta in cinquant'anni, gli Stati Uniti sono sul punto di ottenere la supremazia nucleare. Sarà possibile probabilmente in tempi brevi per gli Stati Uniti distruggere gli arsenali nucleari a lungo raggio della Russia o della Cina attaccando per primi.

Questo drammatico cambiamento nella bilancia degli equilibri nucleari deriva da una serie di miglioramenti nei sistemi nucleari Statunitensi, dal rapido declino dell'arsenale Russo, e dalla lenta modernizzazione delle forze nucleari Cinesi. Se non ci sarà un cambiamento nelle politiche di Washington, e se Mosca o Bejing non aumenteranno la dimensione e la prontezza delle loro forze, la Russia e la Cina – ed il resto del mondo – vivranno all'ombra della supremazia nucleare Statunitense per molti anni a venire.”

Per assicurarsi la possibilità di raggiungere un colpo mortale al primo attacco, l'amministrazione Bush sta andando avanti con un cosiddetto sistema “di difesa” antimissilistica concepito per annientare ogni possibile rappresaglia attuata con quelle poche testate nucleari non distrutte nell'iniziale attacco Statunitense.

Durante la Guerra Fredda, gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica hanno evitato una guerra nucleare attraverso la politica della distruzione reciproca assicurata (MAD). L'equivalenza nucleare di quei tempi significava che un primo attacco non sarebbe stato in grado di distruggere tutte le forze in grado di attuare una rappresaglia, determinando così che ad ogni attacco sarebbe corrisposto un contrattacco, con milioni di morti da entrambe le parti – così non accadde nessuna guerra nucleare. Ora, con gli Stati Uniti che si muovono velocemente verso la supremazia del primo attacco e con il sistema antimissilistico in costruzione, non si può scartare l'opzione di un catastrofico attacco nucleare nei decenni a venire.

Per indicare questo nuovo pericolo, il Bollettino degli Scienziati Nucleari a Gennaio ha simbolicamente spostato avanti di due minuti le lancette dell' orologio del Giorno del Giudizio, alle 11.55pm – a soli cinque minuti dalla mezzanotte della distruzione.

Col disappunto della Russia e del mondo intero, l'Amministrazione Bush si tirò fuori dal Trattato Anti Missili Balistici (ABM) nel 2002 per sviluppare un sistema di missili balistici che elimini la possibilità che un “nemico” ferito da un attacco nucleare possa essere in grado di lanciare le poche testate rimaste contro gli Stati Uniti. Inoltre, nonostante le richieste di Mosca, Washington non ha intenzione di rinnovare – e neanche di discuterne – il Trattato per la Riduzione delle Armi Strategiche (START) che scadrà nel 2009.

Secondo un articolo sulla fine di START nel Bollettino di Gennaio (online) degli Scienziati Nucleari scritto da Pavel Podvig del Centro per la Sicurezza Internazionale e la Cooperazione, gli Stati Uniti “hanno intenzione di tenere la capacità di mantenere un arsenale di migliaia di testate nucleari per i decenni a venire.”

Non ci sono grandi speranze che l'attuale clima politico porterà a proposte in grado di cambiare la sostanza delle discussioni sulla politica nucleare. Al contrario, vediamo la crescente accettazione dell'idea che le forze nucleari dovrebbero essere preservate (quando più quando meno) nella loro corrente configurazione, anche se nessuno può chiaramente formulare delle missioni per esse.

Quantomeno, il processo START ha messo un po' sotto pressione sugli Stati Uniti e sulla Russia (e indirettamente gli altri paesi) per ripensare alla riduzione delle armi nucleari ed ha fornito una cornice per implementare queste riduzioni. Ora che questo processo sta terminando, non c'è niente a rimpiazzarlo.

Non solo la Russia ma gli altri paesi rafforzeranno o creeranno la loro propria forza nucleare offensiva come risultato della ricerca della dominazione nucleare Americana. Per esempio, la paura di un attacco nucleare Statunitense è stata certamente una motivazione per la Corea del Nord per sviluppare una rudimentale arma atomica. Relativamente a questo, la Russia diede l'ok molto tempo fa per un accordo contro gli attacchi non provocati, ma gli Stati Uniti si rifiutano tuttora di seguire l'esempio, sostenendo che un simile accordo ridurrebbe le loro opzioni. Washington sostiene anche di avere il diritto di utilizzare armi nucleari in attacchi preventivi contro stati non nucleari.

Sia la Russia che la Cina sono ampiamente al corrente di essere potenziali obiettivi di un attacco Statunitense, significativamente per le loro strenue obiezioni al concetto di un mondo unipolare con Washington al suo epicentro. Questa è stata una delle ragioni per le quali il Presidente Russo Vladimir Putin ha tenuto un discorso eccezionalmente critico verso la politica estera Statunitense il 10 Febbraio alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco. Ovviamente manifestando la coscienza della Russia di essersi riappropriata dello status di grande potenza negli anni recenti, il leader Russo ha dichiarato:


Azioni unilaterali e spesso illegittime non risolvono alcun problema.
Anzi hanno causato tragedie umane e creato nuovi centri di tensione.
Giudicate voi stessi: guerre e conflitti regionali e locali non sono diminuiti.
E non muore meno gente in questi conflitti, anzi muoiono più di prima.
Molto, molto di più.
Oggi vediamo un quasi incontrollato iper-uso della forza - la forza militare - nelle relazioni internazionali, e questa affonda il mondo in un abisso di conflitti permanenti.
Di conseguenza, non abbiamo energia  sufficiente per trovare una soluzione complessiva a questi problemi.
Diventa impossibile anche trovare soluzioni politiche.
Assistiamo ad un sempre più grande disprezzo per i principi elementari del diritto internazionale. […]
Un solo Stato, gli Stati Uniti, ha scavalcato i suoi confini nazionali in ogni modo.
Lo si vede dai sistemi economici, politici, culturali ed educativi che impone alle altre nazioni.
Ebbene: a chi piace questo? Chi è a suo agio con questo?
Nelle relazioni internazionali vediamo sempre più la voglia di risolvere ogni questione attraverso ciò che si chiama la «
opportunità e interesse», secondo il clima attuale.
Ciò è ovviamente molto pericoloso.
Ne consegue che nessuno si sente sicuro.
[La fonte della traduzione dello spezzone del discorso è http://www.effedieffe.com/rx.php?id=1759%20&chiave=putin , n.d.t.]
 
Link originale: http://www.atimes.com/atimes/Front_Page/IC09Aa01.html

Scelto e tradotto da goldstein per www.pressante.com

Note
1. Jim Lobe recensisce The New American Militarism e America Right or Wrong di Anatol Lieven in The specter of two 'isms', Asia Times Online, 9 Luglio 2005.

 

UPDATE: Seconda parte QUI  
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goldstein  - 2° parte   |88.149.208.xxx |2007-03-12 17:03:48
Su Asia Times è già comparsa la seconda parte dell'articolo, che tradurrò a
breve.
http://www.atimes.com/atimes/Front_Page/IC 10Aa01.html
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