RSS

Feed RSS di Pressante

Leggi anche

Ultimi commenti

Utenti Online

 31 visitatori online

Statistiche

Membri : 380
Contenuto : 1173
Indirizzi internet : 33
Hits visite contenuto : 2531818
379 registrati
2 oggi
2 questa settimana
28 questo mese
Ultimo: c6postit

Adsense

Elezioni USA: cosa cambia? PDF Stampa E-mail
Politica e Ordine Mondiale - Politica e Ordine Mondiale
Scritto da Marco M   
Mercoledì 08 Novembre 2006 23:42
 I Democratici hanno conquistato la Camera e, quasi sicuramente (scrivo la sera dell'8/11), anche il Senato. Questo spazzerà via definitivamente i neocon e la loro scellerata agenda criminale, processandoli per i loro crimini, oppure al massimo ne rallenterà l'applicazione magari cambiandone semplicemente la forma e poco la sostanza e lasciando i responsabili impuniti?
 
Molto probabilmente, come diceva il famoso personaggio di Corrado Guzzanti, "la seconda che hai detto!".
 
Due i personaggi-simbolo di queste elezioni: la leader democratica Nancy Pelosi e il nuovo capo del Pentagono Bob Gates, che sostituisce Rumsfeld. Conosciamoli.

 

Ecco Nancy Pelosi, leader democratica prossimo presidente della Camera, al programma "60 Minutes" (se non vedete il video, andate QUI):

 

 

 

 

Insomma: per Nancy Pelosi, di impeachment per aver torturato bambini, ucciso 650000 iracheni e distrutto l'economia USA ed i diritti dei suoi cittadini "non se ne parla".

Nancy Pelosi, tra le altre cose, ha votato a favore della guerra in Afghanistan, del Patriot Act e contro un disegno di legge di condanna della tortura dei prigionieri in Iraq da parte degli USA. Quando Chàvez definì Bush "un diavolo", Pelosi difese il presidente USA definendo Chàvez un "teppista" per quelle parole. Curioso, considerando che il padre della Pelosi, Thomas D'Alessandro, lasciò che la mafia regnasse su Baltimora negli anni '40, quando ne era sindaco.
 
Chiaramente, di ritiro dall'Iraq neanche a parlarne. Tanto più che la papabile candidata alla Presidenza per il 2008, Hillary Clinton, è fervente sostenitrice della guerra e sarebbe sua intenzione "espandere" la cosiddetta guerra al terrore.
 
Di inchiesta indipendente sull'11/9, sempre più richiesta da studiosi, autori, intellettuali, professori, parenti delle vittime e semplici cittadini americani la cui maggioranza non crede alla versione ufficiale, ovviamente per la Pelosi manco a parlarne.
 
Ricordiamo che comunque l'amministrazione è e resta Repubblicana ed il presidente è e resta Bush, che ha già chiesto ai democratici di "collaborare" ed ha invitato Nancy Pelosi per domani a pranzo alla Casa Bianca. Buon appetito.
 
E che dire del sostituto di Rumsfeld alla Difesa (l'agnello sacrificale della situazione), Robert Gates?
 
Nancy Pelosi ha già espresso il suo supporto al neo responsabile del Pentagono: "Questo cambio è benvenuto. Sostengo Gates e cercheremo insieme una soluzione per la guerra in Iraq". Certamente Gates, da uomo CIA, sarà più abile di Rumsfeld nel trovare "soluzioni". Col significato che i servizi segreti USA danno a questa parola.
 
Ex capo della Cia, Gates nel 1987 fu candidato alla direzione della CIA, ma fu costretto a ritirarsi per il coinvolgimento nell'Iran-gate, lo scandalo politico che nel 1985-1986 coinvolse alti funzionari dell'amministrazione di Ronald Reagan nell'organizzazione di un traffico illegale di armi con l'Iran. I proventi di questa operazione erano poi stati usati per finanziare l'opposizione violenta dei Contras in Nicaragua al governo sandinista. Lo scandalo scoppiò grazie alle rivelazioni di un giornale libanese.
 
Nel 1992 il presidente George Bush sr., vicepresidente nel momento dello scandalo e sospettato di essere anch'egli coinvolto, concesse una amnistia a tutti gli indiziati o condannati.
 
Nel dicembre 2004 Robert Gates invitava a non sottovalutare la minaccia rappresentata dal cyberterrorismo che paragonava ad "un'arma di distruzione di massa". Parole che arrivarono proprio mentre a Washington si parlava  di un sistema di monitoraggio delle chat e si studiavano nuove misure di controllo su Internet e sull'uso delle nuove tecnologie e nuovi sistemi di supervisione dei comportamenti dei cittadini, dalla biometria al traffico internet.
 

Qualcosa è cambiato. O no?

 

Commenti
Cerca
Marco M   |82.60.123.xxx |2006-11-09 16:38:50
Mi rispondo da solo alla domanda retorica con la quale ho chiuso
l'articolo: qualcosa sì, bisogna vedere quanto.
Processi ed inchieste
FORSE un giorno verranno (di sicuro non per ispirazione governativa).
Per ora, se l'avanzata dei Democratici anche solo rallentasse piuttosto
che cancellare la politica neocon va bene. Ma l'impressione è quella,
che noi ben conosciamo, che anche qui si tratti di affidarsi al
"meno peggio" piuttosto che dare appoggio con convinzione ad
un netto cambiamento delle cose.

Insomma, non resta ora che aspettare
e vedere quanto è cambiato. Inutile illudersi troppo, viste le parole (e gli atti) della
leader democratica Pelosi ed il nuovo responsabile della Difesa.
E ricordando che il presidente è comunque ancora Bush per i prossimi
2 anni.
Qualcosa, comunque, deve cambiare, in Iraq come in economia, altrimenti l'America non dura ancora
molto.
Per ora, non avere più i neocon onnipotenti al potere va
più che bene, ma...
Francesco  - Mister George, I suppose   |87.11.239.xxx |2006-11-10 08:24:28

di Marco Travaglio

È sempre molto avvincente leggere i commenti dei
politici italiani sugli eventi mondiali, perché l’orizzonte visuale è quello
della buvette di Montecitorio, con al massimo qualche puntatina nelle toilettes.
I Verdi sostengono che i repubblicani han perso per la mancata ratifica del
protocollo di Kyoto, cioè perché Bush non dà retta a Pecoraro Scanio e gli
americani l’hanno sgamato. Piercasinando invece non ha dubbi: «In America
c’è stata una rapida marcia al centro». Peccato che l’Udc non si presenti
negli States, sennò farebbe il pieno di voti. In Italia, veleggia sul 6-7%. Ma,
si sa, nemo propheta in patria. Bellachioma, affranto per il Milan, per il
menisco e per l’amico George, non trova le parole fino a tarda sera, mentre
Fini si consola col fatto che «non c’è stata la valanga che qualcuno si
aspettava»: in effetti Bush ha soltanto perso la maggioranza alla Camera e al
Senato, robetta. Feltri osserva che, anche se Bush ha perso, «nulla cambia»
perché «non è Bush a dover temere di essere detronizzato in anticipo, bensì
Prodi». Ora, se possiamo sbilanciarci, il sacrificio è stato immane: la
prematura dipartita di un gentiluomo come Donald Rumsfield lascia un vuoto
incolmabile in tutti i cuori, ma in compenso ci restituisce Ferdinando Adornato
e Marcello Pera, che ormai davamo per dispersi. Ieri i due ateo-con son tornati
alla grande, intervistati da la Repubblica e La Stampa. Regalandoci, come
sempre, grandi soddisfazioni. Il lucido Adornato argomenta che non è vero che
gli americani han bocciato Bush per la guerra in Iraq: «la sinistra italiana è
provinciale», perché «è attraversata da una crisi profonda: ha perso il
Molise e sostiene di aver vinto in Montana». A questo punto non si vede perché
Rumsfeld dovesse dimettersi: avesse saputo della conquista di Campobasso,
sarebbe rimasto a pie’ fermo. Adornato ha provato a cercarlo per dirglielo, ma
trovava sempre occupato. Pera è rimasto molto male per il commento del ministro
Fioroni («Bush è un cow boy internazionale»): «Mi domando da quale pulpito
Fioroni possa permettersi un simile linguaggio». Gliele ha cantate chiare, a
Fioroni. Poi ha aggiunto che «chi canta vittoria, come Prodi, rafforza il
terrorismo internazionale e il regime iraniano». Da qual pulpito Pera possa
permettersi questo linguaggio, non è dato di sapere. Anche lui comunque esclude
che c’entri la guerra in Iraq: «È stata determinante la serie di scandali in
cui numerosi esponenti repubblicani si son trovati coinvolti». Ohibò: che
l’America, niente niente, stia diventata giustizialista? Ma allora è vero
quel che si sussurra da tempo, e cioè che gli americani non danno ascolto a
Pera. Questa di Bush punito per gli scandali è una storia interessante. Pur di
non ammettere che ha perso per l’Iraq, la racconta anche il neoconino
Christian Rocca sul Foglio: «La chiave di lettura di queste elezioni è la
corruzione, intesa nel più ampio senso possibile». Cioè nel senso che il
corrotto non è Bush, ma alcuni uomini del suo partito, eppure gli elettori
l’han punito lo stesso (fra l’altro, è una vera fortuna che Berlusconi,
testè rinviato a giudizio per corruzione, non sia americano). Quest’anno ­
spiega Rocca ­ «quattro deputati repubblicani si son dimessi per scandali di
corruzione, due sono in galera, altri sono sotto inchiesta per rapporti troppo
stretti con i lobbisti, mentre nella sconfitta del senatore Burns in Montana che
ha fatto perdere il Senato ai repubblicani ha contato il suo rapporto con
Abramoff, condannato per finanziamenti illeciti». È per questo che noi siamo
filoamericani, mentre non si capisce perché lo siano Ferrara e Rocca: ci
avevano sempre raccontato che in tutto il mondo i parlamentari hanno
l’immunità, non possono né debbono essere arrestati, e nemmeno indagati, e
comunque se indagati o condannati non devono dimettersi per nessuna ragione al
mondo. Ora, tomo tomo cacchio cacchio, ci spiegano che proprio nel paese-guida i
deputati vengono tranquillamente indagati e arrestati, ma di solito si dimettono
prim’ancora di esserlo (noi non riusciamo a cacciare nemmeno un deputato
detenuto). Insomma tempi duri per il Platinette Barbuto che l’altro ieri, con
la consueta sagacia, aveva previsto «la tenuta dei repubblicani al Senato» e
«ancora due lunghi anni con Rumsfeld e Cheney». Poi sappiamo com’è andata.
Ora serpeggia un atroce sospetto: che gli elettori americani, e financo George
W., non leggano il Foglio.

da l'Unità del 10 novembre 2006
unreal  - Pelosi?!?!?   |81.113.224.xxx |2006-11-10 12:18:41
I politici sono tutti uguali....
Solo gli utenti registrati possono inviare commenti!

3.26 Copyright (C) 2008 Compojoom.com / Copyright (C) 2007 Alain Georgette / Copyright (C) 2006 Frantisek Hliva. All rights reserved."