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La lotta di Oaxaca PDF Stampa E-mail
Politica e Ordine Mondiale - Politica e Ordine Mondiale
Scritto da Marco M   
Domenica 08 Ottobre 2006 02:31
Oaxaca8 ottobre. Da quando è iniziato il conflitto oaxaqueño non si era mai provata così tanta paura che venisse risolto con l’uso della forza indiscriminata e dissennata da parte del governo.
 
La protesta dell’APPO, Assemblea popolare del pueblo di Oaxaca composta da maestri, associazioni, venditori ambulanti, lavoratori informali, comitati indigeni e singoli individui che si è costituita il 18 giugno, è iniziata dopo i gravissimi fatti del 14 giugno scorso e da due mesi occupa la piazza centrale. All’alba di quel giorno infatti un violento operativo di polizia ha sgomberato un presidio di maestri, iniziato il 22 maggio, provocando la morte di 4 persone e il ferimento di 92.
Il governatore Ulises Ruiz Ortiz ordinò di utilizzare un elicottero privato per lanciare granate di gas sulla folla. Purtroppo, tutti sanno che è nello stile e nello spirito di Ulises Ruiz causare violenza, ad esempio infiltrando poliziotti in abiti civili per causare scontri, e così giustificare la repressione. Ulises Ruiz intende restare al potere in questo Stato, con il sostegno delle forze dell'ordine e dell'esercito. La APPO questo lo sa ed ha sempre evitato di ricorrere a qualsiasi forma di violenza.

Dopo quel giorno, 360 organizzazioni sociali in qualsiasi tipo, dalle organizzazioni indigene alle organizzazioni di donne, passando per ecologi, piccoli commercianti e studenti, hanno instaurato un'assemblea popolare, tipo Parlamento cittadino, più conosciuto sotto il nome di APPO.

Quest'assemblea popolare di Oaxaca ha organizzato cinque marce gigantesche che hanno raccolto centinaia di migliaia di dimostranti. Ha occupato più di 30 municipi, ha bloccato strade ed ha chiuso amministrazioni e tribunali. Il governo ha letteralmente cessato di esistere, le sue tracce appaiono soltanto nelle operazioni notturne durante le quali centinaia di poliziotti in abiti civili e  scendevano nella via con armi da fuoco sulla popolazione. Di fronte a tali attacchi, le barricate di Oaxaca hanno dimostrato la loro efficacia enorme.
Viene chiesta l’immediata destituzione di Ulises Ruiz Ortiz, governatore priista dello stato, salito al potere grazie ad frode elettorale durante le ultime elezioni del 2004. Anche allora le elezioni sono state macchiate di sangue e violenza.

In agosto un corteo pacifico, al quale partecipavano circa 2.000 persone, è stato attaccato da presunti poliziotti provocando un morto e due feriti fra i manifestanti.

La repressione ha già colpito duramente: molti dirigenti dell'APPO sono stati fermati, malmenati e sono ancora imprigionati, uno di loro, in particolare, in una prigione federale di massima sicurezza; dimostranti sono stati assassinati; decine di persone hanno ricevuto botte o minacce. Di fronte a questa situazione, la reazione è stata di una grandezza estrema, i mass media provano tuttavia a tutti i costi ad occultare questa impressionante sommossa popolare.

Con Chiapas e Guerrero, lo stato di Oaxaca è uno stato estremamente povero, in cui vivono un grande numero di Comunità indigene. Oaxaca è da tempo una roccaforte controllata dai capi del PRI, che si sono arricchiti combinandosi con i grandi proprietari dell'industria e le grandi imprese multinazionali come Iberdrola. I governatori dello stato di Oaxaca sono stati anche caratterizzati da inettitudine, da corruzione e dalla violenza come mezzo per governare.

Il 14 giugno, la popolazione ha detto: "Stop, basta. Ya basta!"

Dopo tre mesi di mobilizzazione intensa, cosa avverrà ora? La classe politica nazionale ed i proprietari premono sul governo federale per risolvere il problema con una repressione rapida. Il governatore Ulises Ruiz richiede a gran voce la spedizione delle truppe della polizia federale preventiva (PFP), l'espulsione dei sit-in e degli accampamenti e la carcerazione degli oppositori più radicali.

D'altra parte, i negoziati con il potere sono praticamente rotti, il governo federale e i senatori appartengono alla PRI ed al partito d'azione nazionale (LATO) che si rifiuta di sollevare dalle sue funzioni il governatore di Oaxaca.
Il governo ha già avviato la prima fase di un operativo che si basa sull’intimidazione della popolazione per persuaderla a non continuare a lottare per ottenere giustizia.
Dalla scorsa settimana ci sono state operazioni aeree delle forze armate, spostamento di membri della PFP, dell’esercito e della marina, tutti preparativi per l’intervento a Oaxaca.

Ma la popolazione resiste: nuovi accampamenti sono partiti da mercoledì 4 ottobre nella spianata di Santo Domingo e si rinnoveranno ogni 72 ore.
In difesa del popolo si uniranno i zapatisti: "Oaxaca è un'urgenza", ha detto il subcomandante Marcos, "ma anche un esempio da seguire".