| Dichiarazione finale NOAL |
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| Politica e Ordine Mondiale - Politica e Ordine Mondiale |
| Scritto da Antonio VeroSudamerica |
| Martedì 19 Settembre 2006 15:20 |
E’ stata una settimana intensa e ricca d’avvenimenti a L'Avana durante il vertice dei paesi non allineati (NOAL). La cosa sicuramente più importante, senza dubbio, è stata che tutti gli Stati del Sud del Mondo si sono riconosciuti nello stesso ruolo, quella della maggior parte della popolazione mondiale che condivide la stessa situazione di povertà e gli stessi propositi di sviluppo.I problemi sono comuni e le soluzioni nascono all’interno del Movimento, non possono venire da fuori. Il mutuo riconoscimento negli stessi problemi e negli stessi obiettivi tra gli stati “non allineati” è sicuramente l’eredità più importante che questo vertice NOAL ci lascia e che senza dubbio farà bene anche a Cuba, che ne assumerà la presidenza per i prossimi tre anni. La difesa del multilateralismo, la denuncia della politica aggressiva e tesa alla rottura della legalità internazionale da parte degli Stati Uniti, l’esigenza di una riforma che democratizzi l’ONU, e l’appoggio verso i governi di Venezuela, Bolivia, Iran, Palestina, Libano e della stessa Cuba, definiscono molto chiaramente una alternativa globale all’Impero. Tutto questo è solo il punto d’incontro, in una “rivolta” comune, di molte singole “rivolte” che negli ultimi anni si sono succedute in ordine sparso per il mondo. Il XIV summit dei paesi non allineati si è appena concluso e il vertice ne esce molto bene, il NOAL sarà designato a essere il principale portavoce delle aspirazioni di sviluppo, pace e giustizia sociale dei paesi del Sud. In quest’ottica i 118 paesi membri, che costituiscono anche i 2/3 delle Nazioni Unite, si sono uniti per fare insieme passi concreti e ridare forza e vigore al Movimento. La dichiarazione finale, resa pubblica domenica, tocca tutti i temi principali previsti dal vertice, e va dall’esigenza di democratizzazione dell’Onu all’esortazione all’unità del vertice, sino alla dura condanna della politica coercitiva e bellicosa degli Usa. Con l’abituale formula del consenso, che domina i dibattiti del NOAL dalle sue origini, è stata stilata la dichiarazione finale per esprimere la necessità di riformare l’Onu e in particolare il Consiglio di Sicurezza. Non solo però, il documento rende pubblico anche il suo appoggio alle forme di governo boliviane e venezuelane e dall’altro lato rinnova la speranza di mettere fine al blocco economico, commerciale e finanziario che gli Stati Uniti applicano nei confronti di Cuba, qualificando l’embargo come unilaterale e non conforme alla Carta delle Nazioni Unite e al diritto internazionale. Allo stesso modo, poi, si insiste per la restituzione alla sovranità cubana del territorio attualmente occupato dalla base navale di Guantanamo e per porre fine alle trasmissioni aggressive, da parte di radio e televisioni statunitensi, nei confronti dell’isola caraibica.Nel caso del Venezuela, i paesi “non allineati” appoggiano fortemente il governo costituzionale del presidente Hugo Chávez, che risulta eletto democraticamente e confermato dalla maggior parte della popolazione venezuelana, mentre hanno visto con preoccupazione la politica aggressiva dell’amministrazione Bush nei confronti di Caracas e per questo nella dichiarazione si sottolinea anche il diritto inalienabile del popolo di determinare la sua propria forma di governo e di scegliere il suo proprio sistema economico, politico e sociale. Cuba, che presidierà il movimento sino al 2009, ha accolto con soddisfazione la presa di posizione del vertice rispetto al doloroso atto terroristico dell’ottobre 1976, infatti i non allineati hanno sottoscritto, in questi giorni, la legittima e giusta richiesta, da parte del Venezuela nei confronti di Washington, di estradizione dei responsabili dell’attacco (vedi Posada Carriles) che provocò, trent’anni fa, la morte di 73 civili. Immancabile è stato anche l’argomento Libano. Il rappresentante del governo libanese, Emile Lahoud, ha denunciato i danni provocati da Israele durante l’invasione, ha auspicato la ricerca della pace tramite dialogo, e ha invitato lo stato ebreo a desistere nell’utilizzo della forza militare. Lahoud ha segnalato che la sua nazione è stata per troppo tempo vittima di varie aggressioni israeliane senza che le grandi potenze mondiali si muovessero per impedirle. I difensori dell’ideologia sionista infatti, approfittando del silenzio attorno a queste aggressioni, violano tutti i principi del diritto internazionale. Non sono mancate le condanne a Tel Aviv anche per le violenze nei confronti della Palestina. Il gruppo NOAL ha, poi, legittimato il diritto iraniano di fare uso pacifico di energia nucleare ma si è anche impegnato a onorare il trattato di non proliferazione nucleare. Si è riaffermato il diritto degli stati di sviluppare la ricerca in questo campo deplorando le intenzioni, da parte di grandi potenze, di proibire a determinati paesi di avanzare in questo campo. Tutti i leader del Sud hanno accordato all’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) tutta l’autorità competente per verificare il compimento dei doveri dei suoi stati membri. Altro tema onnipresente durante questa settimana è stato quello della cooperazione Sud-Sud. L’obiettivo era quello di rilanciarla come unica via per attenuare i problemi socio-economici comuni. Con questo fine, tutti i capi di stato e di governo sono stati chiamati a compiere sforzi sempre maggiori per intensificare e assicurare questa cooperazione. Durante il vertice sono state presentate, ad esempio, proposte per la realizzazione di una Commissione del Sud e per la creazione di una Banca del Sud. Questa grande banca rientrerebbe nella strategia che tenta di recuperare la cooperazione e l’integrazione tra gli stati del NOAL. “Si tratta di dare vita alla Banca del Sud, senza perdere un giorno in più, incanalando tutte le nostre riserve internazionali per finanziare il nostro sviluppo. Non accettiamo lo sviluppo che ci vogliono imporre la Banca Mondiale o il Fondo Monetario Internazionale in cambio delle nostre speranze, delle nostre anime e del nostro dolore” – sono state le parole del capo di stato venezuelano Hugo Chávez.Per quanto riguarda il commercio, altro tema toccato durante il vertice, si è sottolineata l’importanza di facilitare l’accesso all’Organizzazione Mondiale del Commercio per tutti i paesi in via di sviluppo, in particolare i più poveri, ma anche si è espressa preoccupazione per la sospensione delle negoziazioni del Doha round. Per questo si è esortato le nazioni più industrializzate a mostrare flessibilità e la volontà politica necessaria per mettere fine al più presto a questa situazione. La dichiarazione finale, tocca anche il tema “energia”. E’ evidente la necessità di diversificare la somministrazione di energia con lo sviluppo di tecnologie avanzate, meno contaminanti e più efficienti. Altrettanto importante è però il trasferimento di energia alle nazioni povere in condizione più favorevoli e mutuamente condivise. Allo stesso modo si è sottolineato il diritto sovrano degli stati sulla gestione delle proprie risorse energetiche e tutti gli stati membri si sono trovati d’accordo nell’organizzare, insieme al G-77, una conferenza del Sud sull’ “uso razionale dell’energia elettrica e fonti alternative”. Il terrorismo, criticato e respinto energicamente nel documento finale, non deve essere vincolato a nessuna religione, nazionalità, civilizzazione o gruppo etnico alcuno. Si aggiunge anche che non si può neanche fare uso di queste motivazione per giustificarlo o per applicare misure contro questo problema, includendo l’elaborazione di profili di terroristi e l’intrusione nell’intimità delle persone. Si fa notare anche che il terrorismo non dovrà e non può essere equiparato alla lotta legittima dei popoli sotto dominazione coloniale o occupazione straniera che lottano per la loro libera determinazione e la liberazione nazionale. Questi i punti più importanti toccati nella dichiarazione finale. Il cancelliere cubano, Felipe Pérez Roque, ha espresso a nome di tutti la fiducia nel rilancio dei “non allineati” cominciando da questo vertice, che ha mostrato una unità tra gli stati senza precedenti e che ha creato le condizioni e le basi per un periodo di maggiore importanza internazionale per il gruppo nella soluzione dei problemi internazionali. Insomma il vertice dei non allineati ha dimostrato di non essere più una scatola vuota ma una realtà sempre più forte, che lavora concentrando gli sforzi verso un mondo migliore sempre più necessario. 118 stati, che costituiscono la maggioranza della popolazione mondiale, che vogliono far sentire la loro voce, e che nonostante le loro differenza sono uniti dalla speranza solidale e dalla cooperazione sostenibile. Una realtà che non può più essere ignorata.Il prossimo appuntamento per il NOAL nel 2009 quando Cuba passerà la presidenza all’Egitto. |








