| Il "Ritiro" |
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| Politica e Ordine Mondiale - Politica e Ordine Mondiale |
| Scritto da Nicolò |
| Martedì 24 Agosto 2010 00:00 |
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Sono necessarie due precisazioni. In primis le truppe che rimarranno in Iraq per un anno abbondante non sono composte da nuovi soldati, bensì si tratta semplicemente di un artificio neolinguistico, spiegato chiaramente... da Army Times: I soldati della seconda Brigata di Combattimento, che compongono la 25^ Divisione di fanteria sono impiegati in Iraq come membri della Brigata di Assistenza e Addestramento, la designazione dell'Esercito per le brigate selezionate per assistere alle forze di sicurezza. Quindi mentre "l'ultima brigata statunitense di combattimento" ha lasciato l'Iraq, appena 50.000 soldati addestrati dalla fanteria e dalle brigate di combattimento rimarranno, analogamente a due divisioni dell'aviazione. Risulta evidente che il ritiro sia più mediatico che reale se sei brigate equipaggiate per il combattimento e supportate da aerei da guerra che decolleranno dalle basi nel Golfo rimangono in territorio irakeno. Il ritiro non è sinonimo di un rimpatrio negli States, anzi, una brigata si sposterà in Kuwait e la maggior parte dei rimanenti verrà trasferita in Afghanistan. In secondo luogo, a queste divisioni di soldati addestrati a combattere si aggiungono i "soldati privati". Nella lunga lista degli appaltatori c'è la Blackwater, che recentemente ha pagato una multa di 42 milioni di dollari per evitare conseguenze penali per aver violato l'embargo all'export di armi dall'Afghanistan (nascondendole in casse di prodotti alimentari destinati a finire in Iraq). Nessuno ha menzionato il destino degli 85,000 mercenari pagati dal contribuente americano. Secondo gli accordi tra i due Paesi gli Stati Uniti manterranno il controllo dello spazio aereo irakeno. Per far luce, o quantomeno tentare di comprendere le reali intenzioni degli Stati Uniti è necessario tornare indietro nel tempo di qualche anno. L'articolo che segue, tradotto dall'Independent, può esser un buon inizio:
Un ulteriore incentivo a stringere questo accordo è costituito dalla scelta del Governo americano di tenere 50 miliardi di dollari provenienti dall'Iraq nelle casse della Fed, per sollecitare l'accordo e spingere le autorità irakene ad avallare una permanenza senza limiti temporali. La fondatezza dell'esistenza di un accordo tra USA e Iraq trova riscontro non solo nel ruolo che svolgeranno le Divisioni di Fanteria, ma anche in un altro aspetto. Inizialmente gli Stati Uniti costruirono più di un centinaio di basi di diverse dimensioni e con diverse funzioni sul territorio irakeno. La domanda è, se l'intenzione di abbandonare definitivamente l'Iraq è reale, per quale motivo l'esercito sta rendendo alcune di queste basi "permanenti"?
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