
Avete assistito al più tragico dei reality show. Una strage in diretta.
Chi ha sparato, le forze armate israeliane, sapeva che non poteva occultare quel che faceva.
Con il sangue che bagna la Freedom Flotilla vi viene mandato un duro messaggio: se vi siete immedesimati nell’impresa di chi vuole stare con i palestinesi, immedesimatevi fino in fondo con il prezzo che facciamo pagare.
Noi siamo quelli della strage di Gaza, del fosforo bianco, delle DIME. Noi siamo quelli della punizione collettiva. Noi siamo quelli che ai bambini di Gaza lasciamo pur sempre un futuro: o stare dentro la prigione più grande del mondo, o subire la pulizia etnica. Noi soprattutto non sappiamo che farcene del diritto umanitario, del diritto internazionale, né delle mediazioni. Noi non si media mai.
Il messaggio potrebbe continuare così... Prendete il leader di Hamas, Khaled Meshal. Il 30 maggio 2010 se ne esce con grandi dichiarazioni. Ha compiuto una grande operazione politica. Ha fatto capire che è disposto ad aperture diplomatiche molto duttili, spalleggiato in qualche modo dalle grandi potenze.
Ora, voi non avete proprio capito che quando un leader palestinese arriva a sfiorare i nodi grossi, quelli in cui interviene la grande politica, noi interveniamo. O ammazziamo quel leader, se ci riusciamo. Oppure facciamo qualcosa che renda insostenibile una mediazione di qualsiasi tipo. Eccovi la strage.
Certo, farete un po’ di chiasso, qualche protesta. Qualche giornale sbatterà in prima pagina la nostra carneficina, sottolineerà che noi eravamo armati e loro, voi, inermi. Mitra contro pagnotte, non c’è partita. Soldati addestrati contro capelloni che dormivano in cuccetta. Ma non pensiate che la cosa ci disturbi più di tanto. Noi guardiamo bene i siti di informazione di tutto il mondo. Ebbene, la maggior parte non la mette come prima notizia: eppure abbiamo attaccato in acque internazionali, siamo stati proprio canaglie.
Certo, poi ci sono i giornali arabi e turchi che grondano di indignazione. Ma quello ci fa gioco. Come farà ora Khaled Meshal a dire agli affamati di Gaza: con chi spara a chi vi porta i viveri si può trattare?
Il dado è tratto. Israele ragiona in termini di guerra totale. Vi osserveremo, mentre organizzerete le vostre manifestazioni, già ieri, alle 17 in piazza S. Marco a Roma, alle 12,30 nei pressi di Palazzo Nuovo a Torino, e anche tutte le altre. Volete celebrare gli eroi, i morti. Sappiamo che non dimenticherete. Perciò ci attrezziamo.
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Massacri di civili compiuti con l’ausilio di armi di distruzione di massa vietate dai trattati internazionali, sempre portati avanti con l’arroganza di chi è cosciente di poter vivere al di sopra delle leggi e senza alcun rispetto per la vita umana. Massacri e genocidi compiuti sempre rimanendo impuniti, grazie alla compiacenza degli organismi internazionali e alla complicità dei governi occidentali pronti a volgere altrove il proprio sguardo, ogni qualvolta come a Sabra e Chatila ce ne fosse la necessità. Massacri e genocidi perpetrati nascondendosi vigliaccamente dietro al fantomatico alibi di una “risposta al terrorismo” compiuta in maniera terrorista e criminale.
Non si sono ancora spenti gli echi dell’ultima carneficina di civili inermi, compiuta dall’esercito israeliano nella striscia di Gaza durante l’operazione Piombo Fuso poco più di un anno fa e stigmatizzata perfino dagli “amici” dell’ONU all’interno del rapporto Goldstone e già una nuova tragedia prende corpo ed anima, entrando come acido all’interno delle coscienze.
Ammazzare a sangue freddo decine di attivisti umanitari intenzionati a portare aiuto ad una popolazione martoriata può avere un senso ed una giustificazione? Assassini, vigliacchi, criminali di guerra e di pace, che continueranno ad agire impuniti di fronte al mondo voltato sempre dalla parte sbagliata.




