| La militarizzazione della gioventù americana |
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| Politica e Ordine Mondiale - Politica e Ordine Mondiale | |||||
| Scritto da David Swanson / David Goodman | |||||
| Mercoledì 24 Marzo 2010 16:00 | |||||
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“È troppo bello! È troppo bello” ripeteva un tredicenne mentre scaricava colpi da un vero M-16, abbattendo “combattenti nemici” in un videogioco stando appollaiato in cima ad un vero Humvee dell’Esercito. “Ero andato al Centro commerciale solamente per fare un po’ di skateboard, ma tutti dicevano che è proprio bello. Ho solo dovuto provarlo ed è fantastico!” Tutto questo divertimento va in scena all’Army Experience Center (AEC)... una “struttura educativa virtuale” di 14.500 piedi quadrati nel Centro commerciale Franklin Mills alla periferia di Philadelphia, in Pennsylvania. L’Esercito statunitense ha inaugurato il centro nell’agosto 2008 e stabilito di portarlo avanti per due anni come progetto pilota. Se il centro fosse stato in grado di reclutare tanti nuovi soldati quanto cinque punti ordinari di arruolamento, l’Esercito avrebbe progettato di allestirlo su scala nazionale. L’AEC costa più di 12 milioni di dollari fra progetto e costruzione, ma certamente l’esercito spende diversi miliardi all’anno per l’arruolamento. Pacifisti e cittadini preoccupati della zona circostante e da tutta la Costa Orientale hanno rapidamente avviato una campagna battezzata “Chiudere l’AEC”. Attraverso una serie di proteste ed iniziative non violente, alcune delle quali culminate in arresti, i manifestanti hanno suscitato preoccupazione e generato un’ondata di attenzione negativa da parte dei media riguardo l’ultimissimo strumento di arruolamento dell’Esercito. Come conseguenza, il Pentagono ha interpellato Donna Miles, una giornalista dell’American Services Press Service, il braccio propagandistico del Pentagono. La Miles aveva già pubblicato articoli distensivi in seguito agli scandali di Abu Ghraib, Walter Reed e vari incidenti che coinvolgevano vittime civili. Come rileva Elder, “O la Miles è incredibilmente prolifica, essendole stati attribuiti già 229 articoli quest’anno, oppure è uno pseudonimo per alcune persone al servizio del Pentagono”. La Miles ha scritto riguardo l’AEC in questi termini: “Il tredicenne Sean Yaffee, ad esempio, non si vede nei panni del militare. Però sta diventando un assiduo frequentatore del centro, ove può cimentarsi con gli stessi videogiochi che ha a casa, ma in compagnia dei suoi amici. Yaffee ha detto di aver imparato un sacco di cose sull’Esercito al centro. “Ti spiega semplicemente l’esperienza dell’Esercito, ma non ti fa pressioni” ha affermato “Io sono qui solamente per divertirmi”.” Simpatico, ma l’opinione pubblica non se l’è bevuta e le proteste sono proseguite. Il 12 settembre 2009, un gruppo di 250 attivisti ha sfilato verso l’AEC per opporsi all’uso di denaro pubblico per insegnare ai bambini – in uno spazio semipubblico – che uccidere può essere divertente e nel frattempo reclutare diciottenni da impegnare in un contesto reale. In questa circostanza la polizia ha arrestato sei manifestanti ed una giornalista. Quest’ultima, Cheryl Biren, non era assieme ai manifestanti ma è stata prelevata dalla folla, apparentemente a causa della sua telecamera professionale. Per sua stessa ammissione, l’Esercito non ha bisogno di nessun’altra recluta poiché la crisi economica ha significativamente incrementato gli arruolamenti. Traduzione di L. Salimbeni
John Travers camminava a grandi passi nel Centro Commerciale Westfield a Wheaton, nel Maryland, per fare alcuni acquisti nel doposcuola alla vigilia del suo terzo anno alla Bowling Green State University. Quando gli chiesi se avesse mai parlato con un reclutatore militare, Travers, un afro-americano di 19 anni con i capelli rasati, una maglietta bianca, e un diamante incastonato nell’orecchio sinistro, sorrise ironicamente: “Nel mio liceo, per arrivare a pranzare si doveva passare i reclutatori”, disse. “È stato travolgente”. Poi aggiunse: “Pensavo che i reclutatori avessero troppe informazioni su di me. Mi hanno chiamato al telefono, ma io non ho mai dato loro il mio numero”. Negli anni passati, i militari hanno pianificato un’invasione virtuale nella vita dei giovani americani. Utilizzando il prelievo di dati informatici, siti internet nascosti, test sulle opportunità di carriera, e programmi di marketing sofisticati, il Pentagono raccoglie ed analizza informazioni su tutto, dalla GPA [Grade Point Average, sistema di attribuzione di punteggi scolastici (media) per le scuole superiori - ndt] e punteggi SAT [Scholastic Assessment Test, ovvero test finalizzato all’ammissione universitaria - ndt] degli studenti delle scuole superiori fino al tipo di videogiochi preferiti. Prima che un reclutatore dell’esercito prenda il telefono per chiamare un candidato come Travers, il militare potrebbe saperne di più sulle abitudini del ragazzo di quanto non siano a conoscenza i suoi stessi genitori. I militari hanno lottato a lungo allo scopo di trovare modi più efficaci per raggiungere potenziali arruolati; per ogni nuovo soldato registrato l’anno scorso, l’Esercito ha speso 24.500$ per il reclutamento. (Le università quadriennali invece spendono una media di 2.000 dollari per ogni studente che si iscrive). Il picco negativo di spesa per i reclutatori si è verificato nel 2002, quando l’allora membro della Camera dei Rappresentanti, ed attuale senatore, il repubblicano David Vitter incluse una disposizione nel No Child Left Behind Act (NCLB) che chiedeva alle scuole superiori di fornire ai reclutatori nomi e recapiti di tutti gli studenti junior e senior. Le scuole inadempienti potevano perdere il loro finanziamento previsto dal NCLB. Questo regolamento poco conosciuto ha di fatto trasformato la firma del disegno di legge sull’istruzione del Presidente George W. Bush nello strumento più aggressivo per il reclutamento militare dopo la leva. Gli studenti potrebbero firmare un modulo di rinuncia, ma non tutti i distretti scolastici li mettono a conoscenza di questo diritto. Eppure il NCLB è solo la punta di un iceberg di dati. Nel 2005, i sostenitori della privacy hanno scoperto che il Pentagono aveva trascorso gli ultimi due anni accumulando in silenzio dati dal Selective Service, dai DMV statali e dagli intermediari, allo scopo di creare un database di decine di milioni di giovani adulti e ragazzi, alcuni di soli 15 anni. Il vasto progetto di prelievo dati è controllato dal programma Joint Advertising Market Research & Studies (JAMRS), il cui sito internet ha descritto l’archivio, contenente ormai 34 milioni di nomi, come “probabilmente il più grande magazzino di dati appartenenti a giovani americani dai 16 ai 25 anni”. Il database di JAMRS è a sua volta gestito da Equifax, il gigante del credit reporting. Il Pentagono inoltre spende circa 600.000 dollari all’anno per gli intermediari commerciali che trattano i dati, in particolare la Student Marketing Group (SMG) e l’American Student List (ASL), la quale si vanta di possedere un archivio dati di 8 milioni di studenti delle scuole superiori. Entrambe le società sono state accusate di utilizzare pratiche ingannevoli per raccogliere informazioni: nel 2002, il procuratore generale di New York ha citato SMG. per avere raccontato agli istituti superiori di raccogliere dati degli studenti finalizzati a donare borse di studio ed aiuti finanziari, vendendo invece questi dati ai responsabili delle televendite; la Federal Trade Commission ha citato ASL per avere utilizzato tattiche simili. Entrambe le società sono state per questo sanzionate. Il Pentagono raccoglie inoltre i dati da ignari navigatori della rete. Quest’anno l’esercito ha speso 1,2 milioni di dollari per il sito March2Success.com, il quale fornisce suggerimenti gratuiti per test di ingresso elaborati da case editrici come Peterson, Kaplan, e Princeton Review. Le uniche indicazioni secondo le quali il sito, con una media di 17.000 nuovi utenti ogni mese, è gestito dall’esercito sono un minuscolo slogan ed un piccolo logo che rimandano al principale sito di reclutamento, GoArmy.com. Le informazioni per il contatto da parte dei visitatori possono essere inviate ai reclutatori anche in caso di diniego, e gli studenti possono anche avere uno strumento di controllo per monitorare i punteggi delle prove pratiche. I reclutatori raccolgono dati anche in classe. Più di 12.000 scuole superiori prevedono l’Armed Services Vocational Aptitude Battery, un test a scelta multipla della durata di tre ore originariamente creato nel 1968 per assegnare ai militari di leva i rispettivi incarichi. Rinominato nella metà degli anni ’90 “ASVAB Career Exploration Program”, il test ha una simpatica pagina web che non fa alcun riferimento alle sue applicazioni militari, dichiarando invece di essere stato “predisposto per aiutare gli studenti a imparare di più su se stessi e sul mondo del lavoro”. Ad uno studente che effettua la prova viene chiesto di fornire numero di previdenza sociale, media scolastica, etnia, ambizioni lavorative; ogni dato viene poi registrato nel database JAMRS. Le preoccupazioni per i legami dell’ASVAB con le formule di reclutamento hanno portato tra il 2003 ed il 2008 ad un calo di quasi il 20% del numero di giovani che hanno preso parte alla prova. Il test è tuttavia obbligatorio in circa 1.000 scuole superiori. Per disporre di tutti i dati utili, i militari hanno ottenuto l’aiuto di Nielsen Claritas, una società di ricerche e marketing tra i cui clienti vi sono BMW, AOL, e Starbucks. L’anno scorso, Nielsen Claritas ha sviluppato un programma di “divisione della clientela” in grado di fornire ad un reclutatore armato di indirizzo, età, razza, sesso, un potenziale “comando” per richiamare un gran numero di informazioni sui giovani nelle immediate vicinanze, tra le quali i modelli di divertimento e consumo. Il programma proponeva strumenti in grado di funzionare anche nei confronti di giovani reticenti. “Si tratta solo di uno stratagemma utile al reclutatore per avviare una conversazione adeguata con una persona giovane”, spiega Donna Dorminey della US Army Center for Accessions Research. Eppure, nessun tipo di gestione dati è in grado di vincere la sfida del reclutamento in epoca di guerra. L’anno scorso, uno studio di JAMRS ha individuato l’ostacolo principale per i reclutatori: solo il 5% dei genitori consiglia il servizio militare ai propri figli, una situazione imputabile alla “raffica costante di copertura mediatica negativa riguardante la guerra in Iraq”. Di conseguenza, è chiaro che i giovani sono sempre più contrari a vedere le proprie informazioni personali condivise con i reclutatori a norma del No Child Left Behind; nella città di New York, il numero di studenti dichiaratisi contrari è raddoppiato negli ultimi cinque anni, fino a toccare quota 45.000 nel 2008. In alcune scuole, il 90% degli studenti ha scelto la via del “no”. Nel 2007, JAMRS ha stipulato un contratto da 50 milioni di dollari con la Mullen Advertising per continuare la campagna di marketing alla ricerca di “elementi motivatori”, ad esempio genitori, allenatori e consulenti per l’orientamento. Risultato: annunci pubblicitari che dichiarano “Tuo figlio vuole accedere al servizio militare. La questione non è se lui è abbastanza preparato, ma se lo sei tu”. Non lontano da quel centro commerciale nel Maryland domandai al ventunenne Marcelo Salazar, già cadetto nei Junior Reserve Officer Training Corps della sua scuola superiore, perché avesse deciso di non arruolarsi dopo essersi diplomato nel 2005 alla John F. Kennedy High School di Silver Spring, Maryland. Lui, ormai uno studente universitario, mi rispose che sua madre era fermamente contraria. Poi, come da copione, il suo cellulare squillò: era un reclutatore che lo chiamava in continuazione. Lo ignorò. “La guerra è una figata”, disse, aggiustandosi gli occhiali neri da aviatore. “Ma se stai morendo, non lo è”. Traduzione di L. Bionda Aggiungi questa pagina
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