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Politica e Ordine Mondiale - Politica e Ordine Mondiale
Scritto da Mauro Senzaterra / Marco Cedolin   
Mercoledì 29 Aprile 2009 00:00
La febbre suina si prende per via aerea. Per fortuna i maiali non volano!
Seguono due articoli.
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Facciamo finta che esista un rischio, anche marginale, di pandemia a causa di un virus di origine animale. E facciamo finta che qualcuno si ricordi di una notiziola che avevano notato solo alcuni addetti ai lavori. Poi, facciamo finta che le due cose caschino a fagiolo meglio del previsto. Stiamo facendo finta oppure no?

Come un fulmine a ciel sereno i media mondiali e nazionali sono stati invasi dallo scorso venerdì dalle notizie provenienti da Città del Messico. Un nuovo virus è salito alla ribalta. Le prime notizie...

parlavano di una sessantina di morti ed un numero imprecisato di persone contagiate. Nella sola giornata di domenica la situazione appariva già alquanto peggiorata: a Messico City sono morte per il contagio altre 18 persone, la città è paralizzata, sono state sospese le messe oltre a tutte le manifestazioni pubbliche incluse le partite del campionato di calcio e, da ieri, niente scuola per 34 milioni di studenti di tutti i livelli. Questa la situazione in Messico, con i morti saliti a 149, ma l’influenza si espande rapidamente. Prima negli Stati Uniti (40 casi), poi Canada (6 casi) e ora l’Europa con 3 casi confermati e una decina di sospetti.

 PORCI CON LE ALI -  Ma chi è il responsabile di questo improvviso cataclisma? Pare che sia un virus del ceppo della febbre suina, e che sia stato capace non solo di infettare esseri umani - faccenda rara -, ma anche di mutare in modo da diventare contagioso per gli uomini senza passare per il contatto con gli animali. Un po’ come si disse della famosa aviaria (SARS) che a fare da attrice protagonista della pandemia ci prova da anni senza mai esserci riuscita.  Il Center of Disease Control and Prevention (CDC) ha classificato l’influenza di tipo A/H1N1 , così come ha fatto la World Health Organization che ha deciso di elevare il grado di allerta da 3 a 4. In poche parole, ancora un passo e saremo alla quinta fase, quella della diffusione su larghissima scala. Stavolta, al netto delle rassicurazioni che ci danno Paese “deinfluenzato“, dovremmo finalmente esserci.

ANTEFATTO - Fin qui è mera cronaca, cose che tutti abbiamo bene o male letto e sentito. Quello che ai media è “sfuggito“, invece, è qualche dettaglio che meriterebbe di essere citato. Ad esempio che, tanto per cambiare, le due organizzazioni di cui sopra non hanno perso  l’occasione per raccomandare l’uso di “Oseltamivir” e di “Zanamivir“, il primo prodotto dalla Roche e il secondo dalla Glaxo SmithKleine, due aziende che già con la SARS ci avevano fatto un bel business riempiendo le cantine di tutti i Paesi del mondo di Tamiflu e di Relenza. In tempi di crisi, una coincidenza abbastanza fortunata. Tuttavia, non è la sola perché, all’ombra dei grandi gruppi farmaceutici, anche le aziende più piccole tirano di gomito per trovare il loro spazio. Tra queste, la Novavax che, dopo aver annunciato perdite per 36 milioni di dollari nel 2008, in appena due settimane si è trovata tra le mani una delle migliori opportunità che potesse immaginarsi. Il 14 aprile, infatti, ecco che la Reuters riprende un comunicato in cui si informa il mondo che l’azienda americana ha praticamente finito di studiare un vaccino innovativo contro l’influenza di tipo H5N1 (aviaria) e H1N1 (i nostri maialini). Lo studio è stato completato grazie al contributo di un gruppo di scienziati che appartengono, guarda caso, alla CDC. A questo proposito, le parole del Vice Presidente della Novavax devono aver commosso più di qualcuno: “The discovery that a VLP-based influenza vaccine candidate created through cell-based recombinant technology has the potential to protect against diverse strains of influenza has significant implications for both pre-pandemic and pandemic preparedness.  A broadly protective vaccine administered prior to and during the first wave of a pandemic could prevent widespread morbidity and mortality from a newly emerged pandemic influenza strain and allow time for the development of strain-specific vaccines.” Eh già, sia mai che si verifichi una pandemia…

 GUARIGIONI MIRACOLOSE - Lungi da noi la voglia di metterci al servizio di coloro che vedono untori dietro ogni porta pronti a spargere malattie mortali per inseguire il loro sporco interesse, non si può non osservare che dal giorno dell’annuncio dei casi di contagio in Messico (24 aprile) ad oggi, il titolo della Novavax ha guadagnato cifre esorbitanti. Il che, per un’azienda che non sta molto meglio degli influenzati, è un discreto segnale che la salute si stia rimettendo. Più o meno gli stessi segnali di pronta ripresa che segna no il percorso di ristabilimento della BioCryst Pharmaceuticals, anch’essa malata di perdite per 24,7 milioni di dollari nel 2008, ma coi titoli che hanno segnato performance simili a quelli di Novavax. Del resto, sebbene conclusa, la partnership con Roche pare abbia dato i frutti sperati.

NON SARA’ CHE… - Ognuno, ovviamente, è libero di farsi l’opinione che vuole. Una cosa, però, è certa: da anni si ripetono ossessivamente gli allarmi di contagi universali che sembrano sempre lì per sterminare il genere umano. E’ certamente possibile, o forse probabile, che prima o poi qualcosa del genere accadrà Tuttavia, con le medesime frequenze e con tempismi davvero azzeccati, c’è sempre qualcuno che ha la soluzione in mano e che è disposto a mettersi a disposizione per dare il suo contributo alla salvezza dell’umanità. E’ certamente lodevole tanta premura e, forse, è anche giusto premiare la costanza di chi profonde tanto impegno e tante risorse nella ricerca garantendo periodici rientri degli investimenti. Ovviamente, i casi citati sono solo coincidenze. Però ci sono e sono più di tre. E, come diceva Agatha Christie, son quelle che bastano a fare un indizio.

(ha collaborato Marco Giambelli)

 

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Prima la SARS, poi l’influenza aviaria, infine la febbre suina. Dall’inizio del secolo l’incubo della pandemia continua a riproporsi evocando i fantasmi di un lontano passato fatto di pestilenze e bubboni marcescenti, da leggere attraverso le lenti del presente che parla il linguaggio della guerra batteriologica, degli esperimenti con virus mutanti, dei laboratori segreti all’interno dei quali gli agenti virali vengono manipolati.
Come accaduto con la SARS e con l’influenza aviaria, anche l’epidemia di febbre suina che avrebbe già fatto un’ottantina di vittime in Messico e contagiato alcune persone negli Stati Uniti e in Nuova Zelanda, si manifesta fenomeno estremamente difficile da interpretare. Sia per quanto riguarda le conseguenze che l’epidemia potrebbe avere a livello mondiale, sia per quanto concerne gli intrecci politici ed economici che sempre si muovono sullo sfondo di “allarmi globali” come questo, destinati a traumatizzare pesantemente l’opinione pubblica.

Stando alle ultime notizie la situazione a Città Del Messico, dove l’epidemia avrebbe avuto inizio, risulta piuttosto grave. Le vittime accertate sarebbero 81 e le autorità hanno deciso la chiusura delle scuole e delle università, oltre alla sospensione delle messe in tutte le parrocchie cittadine a tempo indeterminato. Il Messico ha inoltre stanziato un fondo di 450 milioni di dollari per fare fronte all’emergenza.
Anche negli Stati Uniti, dove ancora non ci sono vittime ma si riscontrano 11 casi accertati di contagio, la questione sembra venire affrontata molto seriamente, dal momento che nel pomeriggio è stato dichiarato lo Stato di emergenza sanitario nel corso di un briefing convocato alla Casa Bianca per valutare l’evolversi della situazione.
La Commissione Europea ha finora negato la presenza di casi di contagio all’interno della UE, anche se alcuni casi sospetti sono stati riscontrati in Spagna e in Francia.
In Italia la Farnesina si è finora limitata a sconsigliare i viaggi in Messico e il sottosegretario al Welfare Ferruccio Fazio ha rassicurato gli italiani dai microfoni di Radio Capital, affermando che il nostro paese ha dosi di farmaci antivirali in misura sufficiente per fare fronte a qualsiasi sviluppo dell’epidemia.

Sul fronte degli intrecci politico/economici che potrebbero nascondersi dietro l’epidemia, le ipotesi che stanno prendendo corpo, non solo sul web, sono svariate. Molti leggono nella vicenda la volontà si scatenare un’ondata di allarmismo ingiustificato, finalizzato a sostenere l’acquisto di farmaci e vaccini a beneficio del fatturato delle grandi industrie farmaceutiche. Altri mettono sotto accusa le ricerche militari sui virus nell’ambito delle quali l’epidemia di febbre suina potrebbe essere un banco di prova. Altri ancora, soprattutto negli Stati Uniti, guardano ad un’eventuale pandemia come ad un mezzo che potrebbe essere usato dal governo per imporre lo stato d’emergenza, ormai inevitabile di fronte al crollo economico che sta facendosi sempre più grave.

Senza dubbio la connessione fra le presunte pandemie (si pensi alla SARS e all’influenza aviaria) e le fortune finanziarie delle grandi industrie farmaceutiche è qualcosa di assodato al di là di ogni ragionevole dubbio. A questo riguardo risulta quanto mai interessante focalizzare per un attimo l’attenzione sulla multinazionale francese Sanofi - Aventis, presente in più di 100 paesi nei cinque continenti, che nel 2007 ha realizzato un fatturato di 27 miliardi di euro. Sanofi – Aventis risulta essere in Italia la prima azienda farmaceutica a livello nazionale, con un centro di ricerca a Milano e 5 stabilimenti (di cui uno a Scoppito in provincia dell’Aquila) sul nostro territorio ed è risultata fra le multinazionali del farmaco che maggiormente hanno incrementato i propri profitti in conseguenza dell’epidemia d’influenza aviaria. Basti pensare che nello scorso mese di aprile 2008 ha ricevuto dal governo USA un ordinativo di vaccino contro l’aviaria per il valore di 192,5 milioni di dollari.

Per una strana ironia del destino la multinazionale Sanofi – Aventis, lo scorso 9 marzo 2009 ha annunciato, tramite un comunicato stampa, la decisione d’investire 100 milioni di euro nella costruzione di un nuovo impianto per la produzione di vaccini contro l’influenza stagionale e pandemica, che verrà situato proprio in Messico, in virtù di un accordo firmato a Mexico City alla presenza del Presidente francese Nicolas Sarkozy. Nel comunicato si fa inoltre espressamente riferimento alla “preparazione a possibili pandemie influenzali.” Questo scherzo del fato non è però rimasto isolato, dal momento che neppure un mese dopo, lo scorso 2 aprile 2009, la multinazionale Sanofi - Aventis ha annunciato di avere acquistato il produttore di farmaci generici messicano Laboratorios Kendrik, con un giro d’affari annuo di 26 milioni di euro, al fine di migliorare la propria posizione nei paesi emergenti. Acquisizione che consente oggi a Sanofi - Aventis di controllare circa il 15% dell’intero mercato dei farmaci generici messicano.
 
Il mese di aprile 2009 non è ancora terminato e proprio a Città Del Messico l’epidemia di febbre suina ha iniziato a mietere le prime vittime, scatenando il panico fra la popolazione, resta solo da decidere se credere o meno alle coincidenze.