| L'umiliazione dell'America |
|
|
|
| Politica e Ordine Mondiale - Politica e Ordine Mondiale |
| Scritto da Paul Craig Roberts |
| Mercoledì 21 Gennaio 2009 00:00 |
|
“Vediamo se ho capito bene”, mi ha scritto un amico in risposta alle notizie secondo le quali il Primo Ministro israeliano Olmert avrebbe ordinato al presidente Bush di scendere dal podio dove stava tenendo un discorso per ricevere le istruzioni di Israele su come gli Stati Uniti avrebbero dovuto votare in una risoluzione dell’ONU. “L’11 settembre il presidente Bush venne interrotto mentre leggeva una favola agli scolari con la notizia che il World Trade Center era stato colpito. Eppure continuò a leggere. Ora Olmert telefona per parlare di una risoluzione dell’ONU mentre Bush sta tenendo un discorso e Bush lascia la sala per ricevere la telefonata. Non esiste un esempio migliore di un rapporto padrone-servo”. Olmert gongolava raccontando agli israeliani di... come avesse umiliato il Segretario di Stato americano Condi Rice impedendole di sostenere una risoluzione che lei stessa aveva contribuito ad elaborare. Olmert riferiva con orgoglio di aver interrotto il discorso del presidente Bush per fornirgli gli ordini di marcia sul voto delle Nazioni Unite. I politici israeliani si vantano da decenni del controllo che esercitano sul governo americano. Nella sua ultima conferenza stampa, il presidente Bush, illuso fino alla fine, ha affermato che il mondo intero rispetta l’America. In realtà quando il mondo guarda l’America ciò che vede è una colonia israeliana. In risposta al numero crescente di informazioni della Croce Rossa e delle organizzazioni per i diritti umani, che denunciavano gli immensi crimini di guerra compiuti da Israele a Gaza, il Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU ha votato, il 12 gennaio, una proposta accettata per 33 voti contro 1 con cui si chiede di condannare Israele per gravi violazioni dei diritti umani. Il 13 gennaio il London Times riferiva che alcuni israeliani si erano radunati su una collina con vista su Gaza per godersi il massacro dei palestinesi in quello che il Times definisce “Uno sport voyeuristico estremo”. Sono i jet F-16, gli elicotteri, i missili e le bombe fornite dagli americani che stanno distruggendo le infrastrutture civili di Gaza e stanno massacrando i palestinesi ammassati in questa stretta striscia di terra. Ciò che sta accadendo ai palestinesi rinchiusi come bestie nel ghetto di Gaza lo si deve al denaro e alle armi fornite dagli americani. Si tratta di un attacco di cui gli Stati Uniti sono responsabili quanto Israele. Il governo americano è complice dei crimini di guerra. Nonostante ciò, nella sua conferenza di addio del 12 gennaio, il presidente Bush ha detto che il mondo rispetta l’America per la sua compassione. - La compassione di bombardare una scuola femminile dell’ONU? - La compassione di rinchiudere 100 palestinesi in un edificio per poi bombardarlo? - La compassione di bombardare ospedali e moschee? - La compassione di privare un milione e mezzo di palestinesi di cibo, medicine ed energia elettrica? - La compassione di rovesciare in modo violento il governo democraticamente eletto di Hamas? - La compassione di bombardare le infrastrutture di uno dei popoli più poveri e affamati della Terra? - La compassione di astenersi da un voto del Consiglio di Sicurezza che condanna questi atti? Tutto questo non è che una replica di ciò che israeliani ed americani hanno fatto in Libano nel 2006, di ciò che gli americani hanno fatto agli irakeni per sei anni e che continuano a fare dopo sette anni agli afghani. E che sperano ancora di poter fare in futuro a iraniani e siriani. Nel 2002 avevo soprannominato Bush “l’idiota alla Casa Bianca”. Se mai ci fossero stati dei dubbi su questa designazione, la sua ultima conferenza stampa li ha spazzati via. Bush ha parlato di collegare i punti tra loro, ma Bush non è riuscito a collegare nessun punto in otto lunghi anni. Il “nostro” presidente era una marionetta nelle mani di una cabala guidata da Dick Cheney e da un manipolo di ebrei neoconservatori che hanno preso il controllo del Pentagono, del Dipartimento di Stato, del National Security Council, della CIA e della Homeland Security. Da queste posizioni di potere, la cabala neocon ha usato menzogne ed inganni per invadere Iraq e Afghanistan, guerre senza scopo costate agli americani 3 trilioni di dollari, il tutto mentre milioni di americani perdono il lavoro, la pensione e la possibilità di accedere alle cure sanitarie. “Questi tempi economici ovviamente molto difficili” ha detto Bush nella sua conferenza stampa, “sono iniziati prima della mia presidenza”. Bush è in compagnia di un mucchio di liberali nella sua incapacità di collegare una guerra da 3 trilioni di dollari con la durezza dei tempi. Il Centro per il Budget e le Politiche Prioritarie dà la colpa ai tagli fiscali di Bush, anziché alle guerre, per il “deterioramento fiscale”. Bush ha dichiarato al gruppo stampa della Casa Bianca, un'inutile accozzaglia di non-giornalisti, che i due errori commessi nella sua invasione dell’Iraq sono stati: 1) Innalzare il vessillo della “missione compiuta” sulla portaerei, il che, ha detto, “ha trasmesso un messaggio sbagliato”; Per quanto oggi Bush ammetta che queste armi non esistevano, egli continua a dire che l’invasione era la cosa giusta da fare. La morte di 1,25 milioni di irakeni, l’esilio di altri 4 milioni, la distruzione delle infrastrutture e dell’economia di un paese, non sono che semplici danni collaterali legati alla necessità di “portare libertà e democrazia” in Medio Oriente. A meno che George W. Bush non sia il miglior attore della storia umana, egli crede davvero a ciò che ha detto al gruppo stampa della Casa Bianca. Ciò che Bush non ha chiarito è come l’America possa essere rispettata avendo mantenuto in carica un imbecille per ben otto anni.
Vdare, traduzione di Gianluca Freda |





“Venerdì mattina il Segretario di Stato USA stava considerando l’ipotesi di sottoporre la questione del cessate il fuoco al Consiglio di Sicurezza ONU e noi non volevamo che lei votasse a favore”, ha detto Olmert. “Io ho detto ‘chiamatemi il presidente Bush’. Hanno provato a cercarlo e mi hanno riferito che era nel pieno di una conferenza a Philadelphia. Io ho detto: ‘Non mi interessa, ho bisogno di parlargli adesso’. Così lui è sceso dal podio, è uscito e ha preso la telefonata”.