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| Pillole di Israele da Gaza / 2 |
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| Politica e Ordine Mondiale - Politica e Ordine Mondiale | |||||||||||||||||||||||
| Scritto da Marco M | |||||||||||||||||||||||
| Venerdì 16 Gennaio 2009 00:00 | |||||||||||||||||||||||
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Israele bombarda ospedali, ambulanze, media e la sede ONU Israele spara su civili e Croce Rossa una bambina di tre anni colpita alla faccia e all'addome mentre si recava con la famiglia all'ospedale. Secondo il dottor Mohammed Shiziq, contattato prima dell'inizio del suo più difficile turno in ambulanza di questi 20 giorni di conflitto, "la Croce Rossa è impossibilitata a svolgere il proprio lavoro di coordinamento per l'evacuazione dei feriti nell'ospedale Al Quds. Ci sono persone che muoiono dissanguate all'esterno della struttura e non possiamo trasportarle perchè gli israeliani ci sparano addosso. Solitamente trasferiamo i casi più critici all'ospedale al Shifa, ma oggi non abbiamo potuto farlo". Lieberman: "Facciamo di Gaza una nuova Hiroshima" Israeliani sparano a donna e uomini con bandiera bianca Arrestati 700 manifestanti israeliani contrari alla guerra --
Medici segnalano l'uso di "un nuovo tipo di arma" a Gaza In questi ultimi giorni le televisioni arabe che trasmettono da Gaza hanno mostrato dei feriti di tipo nuovo – adulti e bambini le cui gambe erano ridotte a resti carbonizzati e insanguinati. Domenica 11 gennaio ne hanno dato testimonianza due medici norvegesi, unici occidentali presenti nell'ospedale della città. I dottori Mads Gilbert ed Erik Fosse, che operano nella regione da una ventina d'anni con l'organizzazione non governativa (ONG) norvegese Norwac, hanno potuto lasciare il territorio il giorno prima, con quindici feriti gravi, attraverso il confine con l'Egitto. Non senza ostacoli fino all'ultimo: “Tre giorni fa il nostro convoglio, peraltro guidato dal Comitato internazionale della Croce Rossa, ha dovuto fare dietro front prima di arrivare a Khan Younis, dove dei carri armati ci hanno sparato addosso per fermarci”, hanno detto ai giornalisti presenti ad Al-Arish. Due giorni dopo il convoglio è passato, ma i medici e l'ambasciatore norvegese venuto ad accoglierli sono rimasti bloccati tutta la notte “per motivi burocratici” all'interno del terminal egiziano di Rafah, aperto esclusivamente per le missioni sanitarie. Quella notte i vetri di alcune finestre e un soffitto del terminal sono stati distrutti dall'onda d'urto di una delle bombe sganciate nelle vicinanze. “A 2 metri il corpo è troncato in due; a 8 metri le gambe sono tagliate, bruciate” “All'ospedale Al-Shifa di Gaza non abbiamo visto ustioni da fosforo né lesioni da bombe a grappolo. Ma abbiamo visto delle vittime di ciò che abbiamo tutti i motivi di pensare sia il nuovo tipo d'arma sperimentato dall'esercito americano e noto con l'acronimo DIME – cioè Dense Inert Metal Explosive”, hanno dichiarato i medici. Si tratta di piccole sfere di carbonio contenenti una lega di tungsteno, cobalto, nichel o ferro, con un enorme potere esplosivo che si dissipa però nel raggio di 10 metri. “A 2 metri il corpo è troncato in due; a 8 metri le gambe sono tagliate e bruciate come da migliaia di punture d'ago. Non abbiamo visto i corpi sezionati, ma abbiamo visto molti amputati. C'erano stati casi simili nel sud del Libano nel 2006 e abbiamo visto la stessa cosa a Gaza sempre nel 2006, durante l'operazione israeliana “Pioggia d'estate”. Degli esperimenti sui topi di laboratorio hanno mostrato che queste particelle che restano nel corpo sono cancerogene”, hanno spiegato. Un medico palestinese intervistato domenica da Al-Jazeera ha parlato della sua impotenza in questi casi: “Non hanno alcuna traccia di metallo in corpo, ma strane emorragie interne. Una sostanza brucia i loro vasi sanguigni e provoca la morte, non possiamo fare nulla”. Secondo la prima équipe di medici arabi autorizzata a entrare nel territorio, giunta venerdì da sud all'ospedale di Khan Younis, quest'ultimo ha accolto “decine” di casi di questo tipo. I medici norvegesi, da parte loro, si sono trovati costretti – hanno detto – a testimoniare ciò che hanno visto, in assenza a Gaza di ogni altro rappresentante del “mondo occidentale”, medico o giornalista che fosse: “Può essere che questa guerra sia il laboratorio dei fabbricanti di morte? Può essere che nel XXI secolo si possano imprigionare 1,5 milioni di persone e far loro tutto ciò che si vuole chiamandoli terroristi?” Giunti a quattro giorni dall'inizio della guerra all'ospedale Al-Shifa, che hanno conosciuto prima e dopo l'assedio, hanno trovato un edificio e delle attrezzature “allo stremo”, un personale spossato, moribondi ovunque. Il materiale che avevano preparato è rimasto bloccato al valico di Erez. “Con un pronto soccorso in cui arrivano cinquanta feriti alla volta sarebbe in difficoltà anche il migliore ospedale di Oslo”, raccontano. “Qui le bombe potevano uccidere dieci persone al minuto. I vetri delle finestre dell'ospedale sono andati a pezzi con l'esplosione che ha distrutto la vicina moschea. Durante alcuni allarmi il personale ha dovuto rifugiarsi nei corridoi. Il loro coraggio è incredibile. Possono dormire da due a tre ore al giorno. La maggior parte ha subito perdite tra i propri cari, alla radio interna ascoltano la litania dei nuovi luoghi attaccati e a volte capita che i loro familiari si trovino proprio lì, ma devono continuare a lavorare... La mattina della nostra partenza, al pronto soccorso, ho chiesto come era andata la notte. Un'infermiera ha sorriso. Poi è scoppiata a piangere”. A questo punto del racconto la voce del dottor Gilbert vacilla. “Vede”, si riprende sorridendo tranquillo, “Anch'io...” --
“I soldati stanno facendo un lavoro eccezionale, con numerosi successi nell’infliggere danni ad Hamas … Ma c’è ancora lavoro da fare” (Dichiarazione del comandante delle forze armate israeliane Gabi Ashkenazi davanti alla Knesset, The Guardian, 13 gennaio). “Quello che ho visto oggi è stato scioccante. E’ inaccettabile vedere così tante persone ferite. Le loro vite dovrebbero essere risparmiate e la sicurezza di coloro i quali se ne prendono cura garantita” (Dichiarazione di Jakob Kellenberger, Presidente della Croce Rossa Internazionale, durante una visita nella Striscia di Gaza il 13 gennaio, OCHA Field Update, 14 gennaio). “Non possiamo andare in ospedale (a causa dei bombardamenti, n.d.r.) … Non possiamo muoverci” (Telefonata di Mauro Dalla Torre, chirurgo della Croce Rossa Internazionale, in diretta al notiziario di rainews24 delle ore 15:00). “Il cimitero è pieno. Per favore, non seppellite qui perché non c’è posto (da un avviso appeso al cancello di un cimitero a Gaza, La Repubblica, 14 gennaio). Nel ventesimo giorno dell’operazione “Piombo Fuso”, una giornata di bombardamenti intensissimi, cresce ancora il tributo di sangue che i civili inermi di Gaza sono chiamati a rendere dai valorosi soldati dell’esercito israeliano: 1.080 sono i Palestinesi uccisi e oltre 4.900 i feriti. Bombardati dall’esercito israeliano, come d’uso, edifici civili, moschee, ospedali: secondo un funzionario del ministero della salute del governo di Hamas, nella sola giornata di oggi sono andati distrutti 15 tra ambulatori e ospedali. Colpita anche la sede dell’UNRWA a Gaza, bersaglio di alcune delle micidiali granate al fosforo sparate in gran quantità dagli Israeliani: le macerie, nel momento in cui scrivo, bruciano ancora. Secondo Olmert (e quando mai…) da lì sparavano i miliziani di Hamas, ma gli ha risposto seccamente John Ging, presente nell’edificio al momento del raid: “commenti senza senso”. Ci si interroga se esista una linea rossa, un limite umanitario e morale che nemmeno Israele è disposto a varcare, ma di fronte a tali devastazioni e a crimini di tale portata c’è da dubitarne fortemente. L’unica cosa sicura e dimostrata dagli eventi di questi giorni è che la comunità internazionale non interverrà in alcun modo su Israele per evitare che la oltrepassi.
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eheh dai basta cercare un po su link...
hai ragione...queste piccole giornate...
Guarda che forse i 99 euro erano rife...
Gianni Lannes è da ammirare, ce ne v...
Io prenderei la gente che dice che il...