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Messico: ingiustizia è fatta PDF Stampa E-mail
Politica e Ordine Mondiale - Politica e Ordine Mondiale
Scritto da Antonio Pagliula   
Mercoledì 09 Agosto 2006 16:50

Ennesimo fallimento della democrazia in Messico. E’ arrivata la sentenza del tribunale elettorale messicano che respinge la richiesta di un riconteggio totale e decide solo il riconteggio del 9% delle schede elettorali. A nulla è servita la mobilizzazione di milioni di persone aderenti alla coalizione “Por el bien de todos” capeggiata dal candidato Lopez Obrador.

Alla fine vince l’antidemocraticità! Dal 2 giugno in Messico abbiamo assistito ad una delle più grandi mobilitazioni popolari della storia moderna, una mobilitazione che aveva fatto confluire domenica 31 luglio circa due milioni di persone allo Zocalo, la piazza più importante di Città del Messico. Una mobilitazione che ha portato i sostenitori del leader della sinistra messicana, Lopez Obrador, all’occupazione pacifica permanente, per più di una settimana, di 47 punti della capitale. Una mobilitazione popolare non violenta che non aveva grandi pretese, chiedeva solo il rispetto della democrazia.
 
Sappiamo tutti, infatti, che la democrazia si basa sulle elezioni, come sappiamo tutti che le elezioni sono il metodo più democratico in mano ad una popolazione per scegliere i propri governanti. Bene queste regole in Messico non valgono.
 
Forse sei anni fa, quando per la prima volta ci fu la vittoria di un candidato che non era del Pri, ossia il partito-stato che governava il paese da settant’ anni, in molti pensarono che finalmente si poteva auspicare ad una democrazia reale in Messico. Oggi si può dire che non è stato per niente così. Il Pan, partito vincitore appunto 6 anni fa, capeggiato da Vicente Fox è riuscito in pochi anni a raccogliere completamente l’eredità del Pri e così abbiamo assistito tutti il 2 giugno 2006 alla seconda truffa più grande delle elezioni messicane. Rimane indimenticabile infatti quella del 1988, i brogli ai danni del candidato di sinistra Cardenas quando fu eletto presidente Salinas. A distanza di 18 anni il Messico non è cambiato, il partito-stato non è più il Pri ma il Pan, però il risultato è identico: il candidato di sinistra, anche se favorito in tutti i sondaggi e vincitore reale delle elezioni non può diventare presidente. E’ una legge non scritta però ben applicata.

protestePensate che il giorno dopo le ultime elezioni i risultati ufficiali parlavano di una vittoria del candidato del Pan, Felipe Calderon erede di Fox, con uno scarto pari allo 0,58% delle schede elettorali, uno scarto minimo se pensiamo che ad andare a votare erano chiamate 41milioni di persone. Il risultato faceva storcere il naso un po’ a tutti e non solo perché sino a pochi giorni prima i sondaggi riportavano Obrador vincitore con più di 4-5 punti percentuali. Un risultato quasi inspiegabile sino a quando non si scopre che al conteggio dei voti mancavano circa 900mila schede, una cifra non da sottovalutare in presenza di scarti così bassi. Un risultato che invece si riesce ad interpretare quando si scopre che in 72mila seggi si sono riscontrate irregolarità aritmetiche negli atti elettorali. In pratica un broglio bello e fatto, come nella migliore tradizione messicana.

I milioni di sostenitori di Obrador però non ci stanno, sembra troppo per tutti uno scandalo di questa portata, brogli elettorali fatti male che però ottengono gli scopi prefissati.

E così il popolo “por el bien de todos” si riversa nelle piazze del paese e tutt’ora presidia la capitale di Città del Messico. Ci speravano in tanti che il tribunale elettorale chiamato a pronunciarsi sui brogli sentenziasse il riconteggio totale dei voti, però la sentenza, giunta domenica, anche se ammette parzialmente irregolarità decide per un riconteggio parziale.

Un riconteggio parziale che suona come un ammissione di colpa. Ci sono state irregolarità durante lo spoglio elettorale però non abbastanza da giustificare il riconteggio totale ma solo quello del 9,07% dei seggi.

Qualcuno ora si permette di dire che Obrador, il suo partito Prd, e i suoi sontenitori debbano accettare la decisione delle autorità giudiziali e abbandonare la protesta, ma soprattutto di fermare l’occupazione permanente della capitale ritenendo che dia una pessima immagine al paese.

Nessuno si è però chiesto che immagine stia dando il Messico realmente al Mondo?

Il danno d’immagine non è causato dall’occupazione pacifica da parte dei manifestanti di Città del Messico per il rispetto della volontà popolare, ma bensì dalla bassa credibilità della democrazia messicana e delle sue istituzioni. Una democrazia irreale che annichilisce tutti.

Se il primo settembre il prossimo presidente messicano sarà Vicente Calderon vpiazzaorrà dire che saremo dinanzi alla piena sconfitta di una democrazia mai sbocciata, saremo dinanzi all’ennesima sconfitta della legalità in Messico. Vinceranno invece i vecchi poteri forti messicani, vincerà il potere delle televisioni e dei media, vinceranno le multinazionali, vinceranno tutti quelli a cui faceva comodo un altro governo Pan, vinceranno sopratutto gli Stati Uniti.

Sì, proprio gli Stati Uniti, principali esportatori mondiali di democrazia a cui va benissimo un governo filoamericano in Messico.

Chissà perché non si sono mai espressi sui brogli elettorali e anzi a pochi giorni dalle elezioni, con il risultato ancora incerto, si sono affrettati a fare i complimenti a Calderon per la vittoria ottenuta.

Loro che credono tanto nella democrazia come forma di governo, tant’è che la esportano in tutto il Mondo (vedi Iraq), non si sono preoccupati di far rispettare la democrazia nel loro Paese-cortile. Perché???

Loro che appena hanno saputo che Fidel Castro non gode più di ottima salute hanno fatto sapere al Mondo per bocca del presidente Bush che appoggeranno la democrazia e la spinta democratica per una nuova Cuba perché non tentano di far rispettare quella già in teoria esistente in Messico???Perchè???

Forse preferiscono Calderon presidente messicano ad Obrador visto che il Pan comunque è un partito di destra, neoliberista e filoamericano.

Forse non conviene perdere il controllo sul mercato messicano, un paese che conta quasi 100milioni di abitanti.

Forse è meglio così visto che in Sudamerica gli Stati Uniti hanno perso troppo potere di controllo da quando a Cuba si sono aggiunti Chavez e Morales o da quando il Mercosur è in continua espansione e la maggior parte degli stati sudamericani hanno rinunciato di aderire all’Alca (accordi di libero commercio).


Forse è per tutto questo, forse…
 
 


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