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| Se scoppia la bomba card |
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| Politica e Ordine Mondiale - Politica e Ordine Mondiale | |||||
| Scritto da Enrico Pedemonte e Paolo Pontoniere | |||||
| Martedì 28 Ottobre 2008 00:00 | |||||
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Diecimila dollari è il debito che ogni famiglia americana ha accumulato usando le carte di credito. Ora che le banche alzano gli interessi e rivogliono i soldi, un modello di vita cambierà Così, dopo la bolla dei mutui subprime, sta per esplodere quella delle carte di credito. Un'altra anomalia americana destinata ad andare in pezzi in questo clima da resa dei conti dove tutti i nodi di una finanza senza regole stanno venendo al pettine. Alla fine del 2007, ogni famiglia americana aveva verso le carte di credito un debito medio di 9.840 dollari, in crescita continua da anni. Il debito complessivo supera ormai i 2.400 miliardi di dollari, una somma enorme che rischia di sommergere le grandi banche che emettono le carte, in prima fila Bank of America, J. P. Morgan Chase, Citigroup. Mentre Visa, American Express e MasterCard... hanno visto il loro valore in Borsa dimezzato negli ultimi tre mesi. Gli esperti già prevedono nuovi stanziamenti del ministero del Tesoro per coprire i buchi che potrebbero trascinare diverse banche nel vortice della bancarotta. Prima è arrivato l'aumento del prezzo del petrolio a rendere le McMansion sempre più dispendiose: improvvisamente milioni di famiglie non riescono più a pagare le bollette. Poi l'esplosione della bolla dei mutui subprime ha fatto precipitare il prezzo delle case, mandando molte famiglie in bancarotta. Ora è la volta delle carte di credito: un numero crescente di americani non è più in grado di pagare un debito che per oltre due milioni di famiglie supera i 20 mila dollari. Secondo la Federal Reserve, solo negli ultimi tre mesi il 37 per cento delle banche ha alzato gli interessi dal 6-10 per cento al 24-26 per cento, un tasso da strozzinaggio. Il risultato è che il 60 per cento delle famiglie americane non riesce a saldare il conto della carta di credito a fine mese e continua a spendere più di quello che guadagna. Si tratta di una bomba che sta ormai per esplodere.
McBride prevede che a livello internazionale questa nuova crisi avrà un impatto molto diverso da paese a paese: "In Gran Bretagna avrà conseguenze simili a quelle previste sul mercato Usa, assai meno in altri paesi europei che, come l'Italia, non fanno ricorso all'indebitamento personale in maniera così massiccia. Anche in certi paesi asiatici il problema è preoccupante, specie in Giappone, in Corea e in Cina, dove negli ultimi anni il debito verso le carte di credito sta crescendo esponenzialmente". È probabile che questa crisi avrà un'influenza profonda sul tenore di vita e sulle abitudini di consumo di molte famiglie americane che in passato hanno usato le carte di credito per permettersi consumi al di sopra delle proprie possibilità. È una fase storica che si chiude. Fino alla metà degli anni Settanta le famiglie Usa risparmiavano in media il dieci per cento del loro reddito. Ma la spinta ai consumi esplosa all'inizio degli anni Ottanta ha progressivamente annullato la capacità di risparmio, che oggi è prossima a zero. I primi segnali di un'inversione di rotta sono già evidenti. In agosto, per la prima volta dopo dieci anni, i prestiti chiesti dagli americani sono scesi del 3,7 per cento: "La tenaglia del credito obbligherà gli americani a limitare i consumi", dice Frank Badillo, economista alla TNS Retail Forward, società di ricerche di mercato: "Stiamo per assistere a cambiamenti radicali nel comportamento dei consumatori". Si tratta di una mutazione che nel breve termine avrà certamente un effetto negativo sull'economia americana. La minore propensione al consumo è destinata a favorire una inevitabile recessione e a rimodellare intere industrie, per esempio quella automobilistica, ormai orientata verso le piccole cilindrate a basso consumo. Ma Ruth Susswein, analista di Consumer Action, una organizzazione di difesa dei consumatori, è convinta che molte banche nel settore delle carte di credito finiranno presto sotto il controllo della Federal Reserve e che questo avrà un effetto positivo sul mercato: "Molte linee di credito saranno tagliate e i consumatori dovranno imparare a usare di più il denaro contante. Da un lato questo provocherà un calo dei consumi ma dall'altro farà aumentare la propensione al risparmio", dice Susswein. Per capire la portata di questa rivoluzione basti pensare che dopo l'11 settembre, con il paese ancora sotto choc, il presidente Bush invitò gli americani a tornare nei negozi a fare acquisti, indicando nel consumo la prima medicina anti-crisi. Sono passati sette anni e quella medicina è risultata tossica. La corsa al debito non si è più fermata, sia a livello dei comportamenti privati sia in quelli pubblici. Alcune settimane fa il contatore luminoso del debito pubblico, inaugurato nel 1989 a Times Square, nel cuore di New York, ha superato i 9.999 miliardi di dollari e non aveva più caselle luminose su cui espandersi. E improvvisamente fare debiti non è più considerato una virtù ma è diventato un sintomo di malattia. Non è un caso se i sondaggi elettorali fanno prevedere la vittoria di Obama alle elezioni del 4 novembre. A 28 anni dall'avvento dell'era reaganiana forse la società americana è pronta a una svolta. La crisi delle carte di credito è il simbolo più forte di questo cambiamento. Espresso
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Guarda che forse i 99 euro erano rife...
Gianni Lannes è da ammirare, ce ne v...
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