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Chàvez nel mirino PDF Stampa E-mail
Politica e Ordine Mondiale - Politica e Ordine Mondiale
Scritto da Marco M   
Venerdì 04 Agosto 2006 22:42
Hugo ChavèzIl presidente del Venezuela, Hugo Chàvez, ha ritirato ieri (3 agosto) il suo ambasciatore in Israele come forma di protesta, indignato nel vedere come lo stato di Israele "continui a bombardare, invadere, assassinare e squartare innocenti con aerei, truppe e l'appoggio degli Stati Uniti". Subito un portavoce di Israele ha risposto: "Siamo preoccupati e stiamo studiando la maniera migliore per rispondere". Cosa intenda Israele per "rispondere" lo abbiamo visto nelle ultime settimane.
Il Venezuela è già da tempo nel mirino degli Stati Uniti.

E' un Paese ricchissimo di risorse energetiche, in particolare petrolio e gas.
L’America Latina, dal Venezuela all’Argentina, ha visto negli ultimi mesi la sconfitta dei candidati appoggiati dagli Stati Uniti. Le popolazioni indigene vogliono essere molto più attive e influenti, soprattutto in Bolivia e in Ecuador, dove o esigono il controllo nazionale su gas e petrolio o, in certi casi, combattono tout court la produzione. Ha scritto Noam Chomsky sul Guardian il 15 marzo scorso: "molti indigeni, a quanto sembra, non vedono alcuna ragione per cui le loro vite, società e culture debbano essere alterate o distrutte per permettere ai newyorkesi di sedere comodamente nei loro fuoristrada in mezzo a un ingorgo".

Il Venezuela, primo esportatore di petrolio dell’emisfero, fa ormai parte del Mercosur e, oltre a fornire carburante all’Argentina, ha saldato quasi un terzo del debito argentino del 2005, e l’intera regione cerca di sottrarre il Paese argentino al controllo del Fondo monetario internazionale (Fmi) dopo un ventennio di disastrosa osservanza delle regole imposte da istituzioni finanziare allineate con gli Usa con la conseguente bancarotta che tutti ricordiamo.

Questo di certo è un problema per gli Stati Uniti, che stanno spendendo centinaia di miliardi di dollari cercando di tenersi per sé il tesoro petrolifero che hanno rubato invadendo l'Iraq, e da mesi si mostrano pronti a fare lo stesso con l'Iran (come da anni è scritto nel PNAC). Come se tutto ciò non bastasse, c'è il dilemma del Venezuela che hanno tentato di risolvere senza successo per ben tre volte.
 
Il Venezuela possiede dei giacimenti di idrocarburi ancora maggiori dell'Iraq e dell'Iran ed ora è guidato da Hugo Chàvez, che non intende sottomettere il suo paese (e le sue risorse) al suo vicino imperiale del nord che continua a richiederle. In Bolivia Evo Morales, primo presidente indigeno del Paese, nel maggio scorso ha fatto altrettanto: adesso è lo Stato boliviano ad essere proprietario delle proprie risorse. Fino ad allora gli investitori stranieri operavano nei giacimenti e prendevano la maggioranza delle quote di produzione per poi venderla per il loro guadagno. Adesso lo Stato è proprietario del gas al momento della sua estrazione. Ai boliviani andrà la maggior parte dei profitti provenienti dalle loro risorse mentre agli investitori stranieri andrà la quota adeguata che spetta loro, non di più. E' finita la pacchia per i predatori, a spartire le risorse boliviane non sarà più la Big Oil, dietro la lunga ombra degli Stati Uniti, come accaduto fino ad ora.

Il popolo di queste nazioni chiede giustizia ed equità, un "male" per gli Stati Uniti e per gli interessi delle grandi compagnie che si arricchiscono a dismisura sfruttando le risorse dei paesi meno sviluppati e la loro forza lavoro meno cara.

Quindi, cosa dobbiamo aspettarci in futuro? Stephen Lendman scriveva il 15 maggio scorso: "Io non ho dubbi a proposito, e l'ho scritto diverse volte. Quando un Paese va contro gli interessi degli Stati Uniti, non dormirà sonni tranquilli.
Ci sono ora buone prospettive che il quarto tentativo di fermare Hugo Chàvez possa comprendere anche uccisioni e addirittura assalti armati da parte degli Stati Uniti stessi. Ho pubblicato un commento/recensione sul nuovo libro di Noam Chomsky "Failed States". In una sua e-mail del 29 Aprile scorso lo stesso Chomsky ha aggiornato la sua opinione, già espressa nel libro, ed ha fornito una valutazione molto schietta di quello che potrà essere in prospettiva, sostiene infatti che lui stesso "non sarebbe affatto sorpreso di vedere i movimenti secessionisti (ispirati dagli Stati Uniti) nelle aree petrolifere in Iran, Bolivia, Venezuela, tutti nelle zone accessibili alle forze militari americane e così lontane dai loro governi da permettere agli Stati Uniti di "difenderle" e bombardare il resto del paese se necessario". Io condivido questa opinione anche se non sono al corrente di quali piani terribili abbia in mente il governo americano. Cercherò solo di far intendere a tutti la mia convinzione che per fermare il Presidente Chàvez (e ora forse anche Morales) è stato architettato qualcosa di molto grosso che verrà poi messo in pratica una volta che la scintilla scoppierà".

Inoltre i rapporti tra Cuba, altro stato nel mirino americano, e Venezuela si stanno facendo sempre più stretti. Il Venezuela fornisce petrolio a basso costo e Cuba, in cambio, organizza programmi di alfabetizzazione e medicina preventiva, con migliaia di professionisti altamente specializzati, insegnanti e medici, che si recano nel Paese per lavorare nelle aree più povere ed emarginate. Il sistema cubano di assistenza medica gratuita per tutti viene gradualmente adottato anche altrove. Un sistema di eccellenza: in occasione del  devastante terremoto in Pakistan dello scorso ottobre 2005, Cuba ha garantito al Pakistan il maggiore contingente di personale medico e paramedico sobbarcandosi tutte le spese (in alcuni casi con il contributo del Venezuela), il presidente pakistano Musharraf ha espresso “profonda gratitudine”  per la "forza d’animo e la dedizione” dei team di medici cubani, che comprendono più di mille medici specializzati, per metà donne, che hanno prestato assistenza in remoti paesini in mezzo alle montagne “dormendo nelle tende, all’addiaccio, e immersi in una cultura aliena” quando invece le organizzazioni occidentali erano già andate via.

La Casa Bianca il 16 maggio scorso ha deciso d'imporre sanzioni a carico del Venezuela di Hugo Chàvez, giustificando tale provvedimento con la solita banalità di cui è capace: presunta mancanza di collaborazione nella lotta al terrorismo. In concreto, le sanzioni consistiono nel divieto assoluto di vendere armi allo Stato sudamericano (per indebolirne le difese?..). Da mesi le autorità venezuelane avevano denunciato un'imminente serie d'iniziative degli americani contro di loro che adducessero il terrorismo come motivazione; Chàvez ha inoltre più volte accusato Bush di volerlo far eliminare. Già nel 2002, un gruppo di ufficiali militari corrotti e la destra venezuelana (con l'appoggio della CIA) tentarono un colpo di Stato, Chàvez fu catturato e destinato a morte: il popolo venezuelano scese in piazza a milioni ed il tentativo fallì.
Sarà stato l'ultimo?