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| Fannie & Freddie, e altre favole |
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| Politica e Ordine Mondiale - Politica e Ordine Mondiale | |||||
| Scritto da Paxtibi | |||||
| Giovedì 11 Settembre 2008 01:00 | |||||
“Well, I never heard it before, but it sounds uncommon nonsense.”(Lewis Carrol, Alice in Wonderland)Come ormai saprete, il “liberista” Bush ha nazionalizzato Fannie Mae (Federal National Mortgage Association) e Freddie Mac (Federal Home Loan and Mortgage Corporation), i due colossi finanziari a rischio di tracollo nella tempesta creditizia che infuria oltreoceano, e che già si preannuncia nel resto del mondo. Il via libera definitivo al piano che porta le due agenzie sotto il controllo pubblico è stato annunciato domenica dal segretario del Tesoro americano, Henry Paulson.
Salvare Fannie e Freddie, che forniscono le garanzie su circa la metà dei 12.000 miliardi di dollari (!) di mutui sulle case degli americani, costerà così ai contribuenti 25 miliardi di dollari nei prossimi 2 anni, rivelando così la triste realtà di quello che nel passato... veniva sbandierato da tutti i governi – di destra o di sinistra – come il sogno americano, il sogno di una ricchezza facile e non sudata, ma resa possibile dalle arti magiche dei sacerdoti delle banche centrali. La cosa incredibile è doversi sorbire ora le lodi anche dei nostri gnorralisti, che presentano questa ulteriore truffa come una dimostrazione di “pragmatismo americano” (Rai1), quando non è altro che un gioco delle tre carte a somma zero, in cui a perdere saranno tutti i contribuenti, senza distinzione, mentre i guadagni verranno divisi proprio tra i responsabili del disastro. Ma, certo, lo stato doveva intervenire, laddove “il mercato ha fallito.” Sarà meglio uscire da questo bosco incantato, e alla svelta: nella favola di Fannie e Freddie non ci sono fatine buone.Ma quale mercato? Ci prendete per fessi? Il cosiddetto mercato non è altro che un mostruoso groviglio di interessi privilegiati, tenuto assieme da una impenetrabile rete burocratica, nel quale la funzione dei vertici politici è di distribuire le risorse sottratte ai lavoratori a pochi, selezionati player, che guarda caso sono i loro sponsor principali, che guarda caso si aggiudicano tutti gli appalti pubblici più succulenti, e tutte le “privatizzazioni” (di asset pagati per decenni, di nuovo, dai contribuenti), per giunta ripulite dai debiti accumulati in anni di saccheggio pubblico – vero Berluscojoni? È forse la prima volta che un governo corre in soccorso di un'azienda “privata” a rischio fallimento? Ricordiamo, solo negli USA: il salvataggio dell'appaltatore militare Lockheed e delle ferrovie Penn Central Railroad sotto il presidente Richard Nixon, quello della Chrysler negli ultimi giorni dell'amministrazione Carter, e il soccorso del sistema di credito e risparmio nei tardi anni 80. Più recentemente, allorché gli aerei furono tenuti a terra a causa degli attacchi terroristici dell'undici settembre 2001, il Congresso ha approvato 15 miliardi di dollari in sovvenzioni ed in garanzie di prestito alle linee aeree sull'orlo del fallimento.E ricordiamo ancora che soltanto sei mesi fa il Federal Reserve Board aveva organizzato il salvataggio di Bear Stearns. Il mercato ha fallito? Il mercato, quello vero, quello libero, non esiste! Ad aver fallito è questo sistema con la moneta finta, la riserva frazionaria, l'economia pianificata, il furto fiscale, le privatizzazioni privilegiate, il leccaculismo e il portaborsismo, i piani regolatori, l'intervento statale, il deus ex machina, la magia del fare. “Se qualcuno pensava di avere un sistema finanziario di puro mercato libero, dovrebbe ripensarci,” ha detto Robert Bruner, preside della Darden School of Business all'università della Virginia.
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“Well, I never heard it before, but it sounds uncommon nonsense.”(Lewis Carrol, Alice in Wonderland)
hai ragione...queste piccole giornate...
Guarda che forse i 99 euro erano rife...
Gianni Lannes è da ammirare, ce ne v...
Io prenderei la gente che dice che il...
Cito pari pari....... Ferruccio Fazio...