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Dirotta su Cuba PDF Stampa E-mail
Politica e Ordine Mondiale - Politica e Ordine Mondiale
Scritto da Marco M   
Martedì 01 Agosto 2006 22:35
Fidel Oggi il quasi 80enne Fidel è stato operato all'intestino. Peter Watkins, uno dei portavoce della Casa Bianca, ha letto un comunicato nel quale Washington dice: "Non possiamo fare congetture sullo stato di salute di Fidel Castro, però andiamo avanti a lavorare perchè arrivi il giorno della libertà a Cuba".
E quando gli americani parlano così, nei nostri occhi immediatamente appaiono valorosi marines armati fino ai denti a portare la democrazia al lieto popolo di turno a suon di bombe e, con un po' di culo, qualche arma chimica.

Fidel e Cuba sono stati negli ultimi decenni il baluardo inespugnabile contro il quale si sono schiantati i piani dell’imperialismo per ricostruire il mondo a propria immagine e somiglianza.
 
Il 10 luglio scorso Condoleeza Rice ha presentato al presidente Bush un documento redatto dalla Commission de Asistencia a una Cuba Libre, che descrive un dettagliato piano di quello che gli Usa intenderanno fare quando Castro morirà.

Nel documento, una sorta di PNAC dedicato tutto a Cuba, online dal 2004 sul sito del Dipartimento di stato USA, si dichiara senza mezzi termini l'intenzione del governo di Washington di designare fin da ora un coordinatore del dipartimento di stato, che si occuperebbe della transizione. Insomma come in Iraq: un Paul Bremer che successivamente dovrebbe passare il potere ad un altro Allawi, anche lui proveniente dalla Cia. E questo, è ovvio, per esportare la democrazia.

Una politica tesa alla destabilizzazione fatta con l'attività eversiva portata avanti negli anni da gruppi di cubano-americani della Florida contro l'Isola della Revolución. Un'attività criminosa che ha causato più di 3500 morti nel totale silenzio del mondo.
 
Recita ancora il documento: "Bisognerà processare i funzionari e i membri del governo, del partito, delle forze di sicurezza, delle organizzazioni di massa e anche quelle di cittadini favorevoli al governo rivoluzionario e forse pure di molti membri dei Comitati di difesa della rivoluzione. La lista potrebbe essere molto ampia".

Ma sì. Magari affidando il compito al famigerato terrorista Luis Posada Carriles, ospitato da Bush a Miami, addestrato dalla CIA all'uso di esplosivi ed ex (?):

- ranger col grado tenente dell’esercito degli Stati Uniti a Fort Benning, in Georgia;
- della CIA e collaboratore dell'FBI, organizzatore di team "di infiltrazione" in operazioni contro Cuba;
- capo del dipartimento della Direzione dei Servizi di Intelligenza (DISIP)  
- capo dei team CIA in Venezuela

che, tra le altre cose, nel 1976 organizzò un attentato contro un aereo cubano, causando la morte di 73 persone e nel 1999 un giovane imprenditore italiano, Fabio Di Celmo, fu dilaniato, all'Hotel Copacabana dell'Avana, dall'esplosivo messo da Ernesto Cruz Leon, un salvadoregno ingaggiato per 10mila dollari da Luis Posada Carriles per conto della Fondazione cubanomericana di Miami e della CIA, che con questa attività dinamitarda voleva mettere in crisi il turismo cubano. Gli USA ovviamente hanno sempre respinto le richieste di estradizione di Cuba e Venezuela, sul cui territorio avvenne l'attentato del 1976, richieste che la servile Italia invece mai ha fatto per l'assassinio di Di Celmo. Ancora, Carriles al New York Times ammise di aver organizzato attentati sul suolo cubano, anche contro Castro, e che i finanziatori erano sempre quelli del Cuban American National Foundation.
 
Ma in Italia queste inquietanti realtà, che spiegano la "sindrome da assedio" in cui talvolta cade Cuba (senza per questo volerne giustificare le restrizioni alle libertà di espressione), non interessano ai politici. Figuriamoci ai giornalisti, che certamente non hanno pensato di andare in Florida per fare un reportage negli ambienti da cui parte il terrorismo americano verso Cuba. Abbiamo invece visto oggi un Tg1 che mostrava la festa di poche decine di quei cubanoamericani sovvenzionati ed addestrati dagli Stati Uniti alla notizia dell'operazione di Castro. La guerra mediatica degli espertissimi USA (leggi anche: Forbes e la fortuna di Fidel) si fa con le provocazioni, magari come quelle di Reporter sans frontières, il cui fondatore, Robert Menard, lo scorso anno ha dovuto ammettere (ma qualcuno ne ha sentito parlare?) di essere stato sovvenzionato dal National Endovement for Democracy, l'agenzia della Cia che sovrintende a queste operazioni di discredito delle nazioni non allineate agli interessi del governo degli Stati Uniti.
 
Consiglio la lettura di un libro interessantissimo:

Il libro, edito da Sperling & Kupfer, nella collana Continente desaparecido, è una raccolta di saggi di alcuni dei più prestigiosi intellettuali nordamericani e non, sull'attività eversiva criminosa portata avanti negli anni da gruppi di cubano-americani della Florida contro l'Isola della Revolución.
Gli autori dei saggi sono docenti insigni come Noam Chomsky (semiologo e sociologo del Mit di Boston), Howard Zinn o Michael Parenti, Piero Gleijeses o funzionari dell'amministrazione nordamericana e diplomatici delusi dalla realtà politica del loro paese, come William Blum, Wayne Smith, Saul Landau o vecchi combattenti per i diritti civili come Michael S. Smith, James Petras, o l'avvocato Leonard Weinglass e inoltre il direttore di Le Monde Diplomatique Ignacio Ramonet, Jitendra Sharma, presidente dell'Associazione internazionale dei giuristi democratici, Ricardo Alarcón, presidente del Parlamento cubano e, oltre a Gianni Minà, Nadine Gordimer, Premio Nobel per la Letteratura 1991.
L'opera è stata curata da Salim Lamrani, ricercatore della Sorbona di Parigi e ha una testimonianza iniziale di Gabriel García Márquez, protagonista su invito del governo cubano di una iniziativa per fermare questo terrorismo presso il presidente nordamericano Clinton, iniziativa che purtroppo non ebbe successo.
Molti degli autori dei saggi contenuti in quest'opera sono cittadini degli Stati Uniti. Forse è il segno del disagio che attraversa almeno una parte della società civile nordamericana di fronte alle scelte di un governo, come quello di Bush Jr., che afferma di combattere ogni giorno, in ogni angolo del mondo, il nemico terrorismo, ma poi contemporaneamente alimenta l'eversione contro i paesi "scomodi" o concede asilo a stragisti provati come Luis Posadas Carriles, organizzatore di molti degli attentati di cui si parla in questo libro.
 


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'Visitatore'  - Cuba libera   |87.10.82.xxx |2006-08-01 23:33:10
W Cuba libera
'Visitatore'  - da 1 a 10   |82.55.136.xxx |2006-08-02 01:00:48
quanto fanno schifo il governo americano e la cia?
'Visitatore'   |87.16.231.xxx |2006-08-02 13:04:12
c'è da dire che però progettano tutto nei minimi dettagli.

Ah, la
lungimiranza.
'Visitatore'   |82.61.81.xxx |2006-08-02 13:11:49
lungimiranza :grin
certo molto spesso va a finire come vogliono loro, ma non
sempre.....
'Visitatore'   |87.16.231.xxx |2006-08-02 16:43:09
è incredibile. Hanno praticamente scritto la storia dei prossimi 100 anni.
'Visitatore'  - i padroni del mondo   |87.3.27.xxx |2006-08-04 12:58:00
Cia: studiati 638 modi per uccidere Castro Sigari esplosivi, funghi infettivi
nei suoi abiti, pillole letali affidate a una sua amante. Ma niente ha ingannato
i servizi segreti cubani


Pillole velenose, sigari tossici, molluschi
esplosivi. E chi più ne ha più ne metta. La Cia «ne ha messe» 638. Tante
sarebbero le strategie ideate dall'agenzia americana per eliminare Fidel Castro.
Lo riporta il quotidiano britannico Guardian.
I «creativi» che hanno
alimentato questa biblioteca del metodo perfetto per far fuori il Lider maximo
sono stati 007 della Cia e dissidenti cubani, che non hanno certo lesinato
originalità nei loro sforzi. Nessuno dei metodi messi a puntoè però riuscito
ad avere la meglio sulla tempra (e sull'avveduta prudenza) di Fidel.
MOLLUSCHI
E «BOND GIRL» - Le trame più spettacolari pensate per uccidere Castro saranno
presentate in un documentario televisivo intitolato «638 ways to kill Castro»
(638 modi per uccidere Castro), tratte dal libro omonimo di Fabio Escalante, un
uomo che a capo dei servizi segreti cubani è riuscito a sventare non pochi
attentati. Il sigaro che esplode in faccia al Lìder cubano è forse tra le
trame più note e sicuramente bizzarre, ma le altre non sono da meno. Conoscendo
la passione di Castro per le immersioni al largo delle coste cubane,
l’intelligence americana diffuse in passato una vasta quantità di molluschi
nell’area. Secondo il piano bisognava trovare una conchiglia abbastanza grande
da nasconderci una quantità di esplosivo tale da ucciderlo e dipingere il
mollusco con colori vivaci per attrarre la sua curiosità. Un altro piano era
infettare una delle sue tute da sub con un fungo che gli avrebbe causato una
pericolosa malattia alla pelle. Non manca la «Bond girl» in azione: una ex
amante di Fidel fu ingaggiata per ucciderlo con delle pillole velenose. Lei le
aveva nascoste con cura nel tubetto di una crema, ma le pasticche si sciolsero.

Castro, che aveva già capito tutto le offrì la pistola per portare a termine
il suo piano. ma la risposta fu: «Non posso farlo, Fidel». Il più recente e
noto tentativo di assassinare il comandante fu nel 2000 durante una sua visita a
Panama: 90 chilogrammi di esplosivo potentissimo avrebbero dovuto far saltare il
palco dal quale il leader doveva tenere uno dei suoi infervorati discorsi.


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