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Picchiare la moglie? A certe condizioni si può PDF Stampa E-mail
Attualità e società - Attualità e società
Scritto da BresciaOggi   
Domenica 17 Dicembre 2006 01:44
 Se il marito picchia la moglie in un contesto di dissidio tra coniugi derivante dal diverso credo religioso, non necessariamente commette il reato di maltrattamenti; a condizione che siano episodi sporadici, espressione di una reattività estemporanea. Cioè: un marito può picchiare la moglie senza che questo sia un reato, purché le sberle arrivino, sporadicamente, in litigi causati da motivi religiosi. A dirlo, la sentenza della sesta sezione penale della Corte di cassazione, che ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal pg di Catanzaro contro l’assoluzione di un uomo decisa nei due gradi di giudizio.
 
Tra l’uomo e la moglie c’erano stati dissidi legati all’educazione religiosa che la donna, testimone di Geova, dava ai figli. Questi dissidi - aggravati da una relazione extraconiugale dell’uomo - erano spesso sfociati in maltrattamenti, e la donna aveva deciso di sporgere querela. Sia il processo di primo grado sia quello di secondo grado si sono conclusi con una sentenza di assoluzione dell’imputato; e la Cassazione ha ritenuto che le condotte violente dell’uomo «fossero espressione di una reattività estemporanea che affondava le sue radici nel clima di dissidio tra i coniugi derivato sia dalla diversa religione» praticata dalla donna, «sia soprattutto dalla relazione adulterina» intrattenuta dall’uomo, «che, tuttavia, la congiunta era disposta a subire, non sollecitando la separazione dal marito».