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Attualità e società - Attualità e società
Scritto da Francesco   
Lunedì 16 Ottobre 2006 14:42

SavianoRoberto Saviano è l’autore del libro Gomorra , il libro che racconta la Camorra di oggi: i suoi affari, la sua mentalità, il suo modus operandi.
Saviano ha scritto questo libro, che è un’indagine sulla Camorra come non se ne vedevano da decenni, infiltrandosi all’interno dell’organizzazione criminale.

E ora la Camorra lo vuole morto. La frase del suo salumiere che gli avrebbe detto di non farsi più vedere nell'esercizio commerciale e qualche telefonata muta hanno fatto scattare l'allarme.

Saviano ora vive sotto scorta ed è stato costretto ad abbandonare Caserta, la sua città natale.

 

Umberto Eco, uno che certo non appare in TV tutti i giorni e mai per motivi banali, ieri ha fatto un appello al TG1 serale: ha chiesto al mondo istituzionale e politico di non lasciare solo lo scrittore napoletano: "Non lasciate che muoia come Falcone e Borsellino".

Eco l'ha paragonato il suo caso a quello di Salman Rusdhie...solo dicendo che per l'indiano non si sapeva se poteva essere ucciso da un egiziano o da uno di un'altra nazionalità.

Invece si conoscono precisamente nomi e cognomi di chi vuole morto Saviano. 

Bisogna intervenire. 

 

Per iniziativa di alcuni blogger è nato il sito che vuole sostenere Saviano: http://www.sosteniamosaviano.net/

Ecco il testo di una lettera che verrà inviata al Capo dello Stato e ad altre istituzioni (oltrechè allo stesso Saviano), per chiedere che le istituzioni non chinino la testa di fronte all’arroganza della criminalità organizzata.

Caro Roberto,
desideriamo esprimerti la nostra sincera solidarietà per gli spiacevoli episodi che ti sono capitati dopo la pubblicazione di Gomorra.
Hai avuto un grande coraggio che purtroppo manca a tante, troppe persone; ma il tuo coraggio sta dando dei frutti che non sono solo negativi. Molti ti accusano di parlare male della tua terra natale, ma chi ha un po' di coscienza civile sa che tu hai fatto esattamente l'opposto: hai dato un po' di onore ad un territorio devastato da quel gran fenomeno sociale che è la Camorra.
Chi vive a contatto con la Camorra si adatta all'inadattabile e spesso senza rendersene conto legittima indirettamente determinati comportamenti! Il tuo libro ha dato fastidio a quelle persone che sono potenti grazie al silenzio della ragione.
Spesso si dà la colpa alla criminalità organizzata, alla camorra, al boss di quartiere e a volte di strada, ma è ora di farsi un esame di coscienza perché il grado di civiltà di un territorio si vede innanzitutto dalle piccole cose.
Hai risvegliato le coscienze di tante persone, ci hai fatto capire che l'equazione Camorra=Boss è errata, perché quando si parla di Camorra ci si deve riferire a tutti coloro che legittimano questo Sistema e fanno sì che si radichi ben bene nel tessuto sociale del territorio.
A questo punto ci domandiamo a cosa servano tutti questi convegni in pompa magna, a cosa serve aumentare il numero delle forze di polizia, a cosa serve discutere ancora di ciò se non cambia la mentalità della stragrande maggioranza delle persone che vivono qui?
Ci ha colpito in modo particolare la lettera di un bambino che hai pubblicato e che vogliamo riproporre: "Tutti quelli che conosco o sono morti o sono in galera. Io voglio diventare un boss. Voglio avere supermercati, negozi, fabbriche, voglio avere donne. Voglio tre macchine, voglio che quando entro in un negozio mi devono rispettare, voglio avere magazzini in tutto il mondo. E poi voglio morire. Ma come muore uno vero, uno che comanda veramente. Voglio morire ammazzato".
La camorra ti ha indicato come il colpevole, perché stai commettendo uno degli "errori" più gravi che si possano compiere nell'agro aversano. Attraverso Gomorra ti sei permesso di spiegare tutti i suoi meccanismi, di spiegare il suo radicamento nella nostra società, di fare nomi e cognomi. Il vile attacco intimidatorio che la camorra ha perpetrato nei tuoi confronti, all'indomani del tuo intervento nella piazza principale di Casal di Principe, preoccupa tutti, in modo particolare i giovani.
Hai utilizzato nel migliore dei modi il diritto d'espressione e d'informazione sancito dall'articolo 21 della nostra Costituzione, un diritto che nessuno può negarci.
Puoi stare certo che non ti abbandoniamo e che ti siamo accanto.


Lettera indirizzata al Presidente della Repubblica e ai Presidenti della Camera dei Deputati e del Senato:

Egregio Presidente,

le scriviamo questa lettera perché riteniamo che sia arrivato il momento di rompere l'assordante silenzio che avvolge lo scempio che si consuma ogni giorno nella nostra terra. Un brutto spettacolo che va avanti da anni, da decenni, con i cittadini sempre più afflitti e le istituzioni sempre più assenti e purtroppo, non di rado, colluse con gli ambienti che dovrebbero combattere.

La camorra è a un passo dal vincere, o forse ha già vinto, contro la gente per bene. Negli ultimi anni, nella nostra terra, si è consumato uno scontro di civiltà che ha visto contrapporsi la mentalità e il modo di fare camorristico, al vivere civile. Uno scontro silenzioso ma costante, quasi intangibile ma frustrante, che ha usurato la voglia di riscatto delle nostre popolazioni. Una civiltà vince su un'altra non certo quando l'esercito occupante oltrepassa le mura perimetrali,bensì quando il popolo conquistato assorbe usi, costumi e cultura del popolo conquistatore. Ebbene la camorra ha conquistato l'altro "universo buono" del popolo campano. Essa dà lavoro dove non c'è e protezione a chi la chiede. In cambio chiede la vita. La vita di una persona, infatti, vale meno di un carico di cocaina, eppure non di rado quelli che noi definiamo "universo buono" o "gente per bene", sono schierati dalla parte dei camorristi, con le forze dell'ordine che sono male accette, avversate e spesso attaccate fisicamente in luoghi come Scampia. Certo, stupirsi di ciò sarebbe da ingenui, visto che in certe zone di Napoli non ci entrano neppure i postini a consegnare la posta. Lì tutto è possibile e la camorra ha gioco facile. Ma il segnale tangibile della vincente strategia attuata dalla camorra non arriva dalle aree degradate, bensì dal centro delle nostre città, dalle aree generalmente considerate tranquille, vivibili. Intendiamo che se fino a pochi anni fa la camorra poteva essere identificata come un'organizzazione malavitosa, oggi è opportuno considerarla prima di tutto come un modus vivendi, come uno stile di vita. La mentalità sopraffattrice, la prepotenza e l'irriverenza verso le minime regole del vivere civile è la prova di quanto diciamo. Tali aberrazioni sono diffuse in ogni settore della popolazione e farne un discorso di classe o di degrado economico sarebbe sbagliato e controproducente. C'è da fare un'opera di pulizia culturale che coinvolga tutti quelli (e non sono pochi) che sono stanchi di vivere in questo modo.

Questo scritto scaturisce da un episodio che ci lascia sconcertati: lo scrittore Roberto Saviano, giornalista de L'ESPRESSO, autore di Gomorra, un libro - denuncia sulla realtà camorristica campana, napoletana e soprattutto aversana, è stato minacciato e intimidito al punto che il Prefetto ha deciso di assegnargli una scorta. Saviano ha avuto coraggio, Signor Presidente. Il coraggio di schierarsi dalla parte dei giusti, il coraggio di fare nomi e cognomi, nella piazza di Casal di Principe. Ci creda non è facile fare ciò. Si rischia e soprattutto si mette in pericolo i propri cari e la propria famiglia. La camorra è meschina, signor Presidente, ti attacca laddove non ti puoi difendere, ti sorveglia quando meno te lo aspetti (quando Saviano presentò il suo libro alla nella piazza di Casale, i camorristi della zona avevano messo degli scagnozzi a registrare chi avesse applaudito e quanto avesse applaudito). Saviano è un ragazzo di 28 anni che ha deciso di combattere nella sua terra contro il male maggiore: la mentalità camorristica. Per questo noi abbiamo deciso di aiutarlo con ogni mezzo a nostra disposizione. Ma noi da soli non bastiamo. Ci serve l'appoggio fattivo delle istituzioni locali e nazionali. La latitanza di queste è inaccettabile, le reazioni che alcune istituzioni campane hanno avuto nei confronti di Saviano sono state squallide, indicibili e avvilenti. Hanno dato alla camorra un messaggio di arrendevolezza: davanti a qualcuno che rischia la propria vita e quelle dei propri cari, non si può reagire snobbandolo. Sento spesso decantare la collaborazione tra istituzioni e cittadino: in questo caso il cittadino ha fatto la sua parte e vuole continuare a farla, ma ora tocca anche a qualcun altro.

Egregio Presidente, la storia di Saviano deve, secondo noi, servire da punto di partenza per riaccendere i riflettori sui problemi reali della nostra terra. Non ci servono più fondi di nessun tipo. Dateci cultura, sapere, istruzione, educazione civica e il resto verrà di conseguenza.
Ci tornano alla mente i ragazzi di Locri e le loro grida di battaglia: essi sono stati dimenticati e nessuno ne parla. Ci tornano in mente i veri eroi del nostro tempo: Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Don Diana... essi sono stati dimenticati e vengono ormai ricordati solo in qualche rituale manifestazione, con la conseguenza che il loro sacrificio sembra essere andato perso. Per sconfiggere la camorra abbiamo bisogno dell'apporto permanente e sinergico di tutti. Vorremmo una lotta senza se e senza ma. Vorremo segnali: via i camorristi e i mafiosi dalla politica, vorremo che non ci fossero zone d'ombra tra la politica e la camorra. Vorremo chiarezza per capire meglio chi è da una parte e chi è dall'altra. Vorremo un'azione seria e continua contro chi strozza la nostra economia decidendo chi si aggiudicherà un appalto, quando se lo aggiudicherà e quanto questi guadagnerà da esso. Insomma un'azione seria verso la camorra imprenditrice, contro la camorra del racket, contro la camorra che non ci fa vivere in libertà

Per fare questo, caro Presidente, e per farsi che tra qualche anno non si stia ancora qui a discutere sul come fare a combatterla abbiamo bisogno del vostro aiuto. Una dichiarazione detta da voi è molto più di mille articoli scritti da noi. Siate decisi e di fianco a noi nel combattere la nostra piaga.

Con fiducia e sicuri che un giorno noi e i nostri figli riavremo la nostra terra, le porgiamo distinti saluti.

Tommaso, Emiliana, Paolo, Alessandro.

 

 


Sottoscrivete TUTTI questo appello collegandovi al sito: http://www.sosteniamosaviano.net/

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Francesco   |87.11.239.xxx |2006-11-16 14:34:16
Laura Lucchini intervista Roberto Saviano, l'autore del best-seller,
perseguitato dalla camorra.

Prima sono arrivate le telefonate anonime; poi,
le minacce di morte, infine, la scorta e l'esilio lontano dalla sua città.
Tutto è cambiato per Roberto Saviano, 28 anni, da quando ha pubblicato il suo
primo libro, "Gomorra", che ha già venduto 300mila copie. Fino ad
allora, la sua vita era stata relativamente tranquilla. Viveva a Napoli, amava
percorrere le strade sulla sua Vespa e seguire le trame criminali. La camorra
era, e continua a essere, la sua ossessione. Dedicava tutto il suo tempo a
rivedere gli incartamenti giudiziari, si sintonizzava sulla radio della polizia
per arrivare sul luogo del delitto insieme alle pattuglie. "El País" lo
ha intervistato nel suo rifugio, mentre a Napoli si scatenava una nuova guerra
tra camorristi e si lanciava l'ennesimo allarme per l'aumento della criminalità
mafiosa.

Qual è la differenza tra la mafia siciliana e la camorra
napoletana?

«La mafia siciliana ha una struttura piramidale e la Camorra
l'ha orizzontale. Entrambi i sistemi si rapportano in maniera diversa al potere
politico. Il meccanismo mafioso è semplice e si riduce al binomio
appalti-mafia. Vale a dire che la mafia, tramite la politica, ottiene appalti
pubblici (edilizia, raccolta dei rifiuti, ospedali, ecc.). La camorra, invece,
funziona con una logica ultraliberale il cui fulcro non è l'appoggio dei
politici. Ciò rende la camorra più flessibile e più imprevedibile. Non può
esistere nella camorra un boss che abbia il monopolio dei prezzi, perché se lo
facesse sarebbe assassinato o arrestato. Un esempio: Sandokan Schiavone a un
certo punto aveva monopolizzato l'usura, il prezzo del cemento e il prezzo del
latte. Fu arrestato. Altri boss arrivarono e il prezzo del latte tornò a
scendere».

Quindi nella camorra non possono esistere boss come Bernardo
Provenzano, il capo di Cosa Nostra per decenni?

«No, è molto difficile. Un
boss che mantiene il potere fino ai 70 anni e, inoltre, con quel carisma ... È
stata molto significativa la vicenda di Provenzano, lo hanno scovato nella sua
casa. Viveva in condizioni indecenti. Anche Sandokan Schiavone fu trovato nel
suo paese nascosto sotto la sua casa. Ma lì non aveva una cantina, ma un
palazzo».

I boss della camorra l'affascinano in qualche modo?

«La
struttura criminale è molto più importante degli individui. Ma le personalità
semplici hanno per me, che sono uno scrittore e non un giornalista, un valore
letterario enorme. Penso a Augusto la Torre, il boss psicoanalista, che parlava
citando Lacan. O a Giuseppe Misso, che ha scritto diversi libri. O a Luigi
Volla, soprannominato Il Califfo, che ama i quadri di Botticelli. O a Sandokan
Schiavone, che possedeva una vasta biblioteca dedicata a Napoleone ... Sono
stato accusato spesso di essere vittima del loro fascino e in qualche modo è
così. Mi sono lasciato prendere dal carisma di questa gente per poterlo
raccontare. Perché sono i miei miti, i miti del posto in cui sono cresciuto.
Per capire i boss, ho dovuto guardarmi allo specchio, più che guardare
loro».

Si è lasciato ossessionare dalla camorra?

«Sì. E credo che uno
scrittore debba ossessionarsi con ciascuno dei suoi libri. Se avessi scelto di
scrivere di cavalli, avrei visto muscoli, tendini, figure in velocità e
metafore equine ovunque. Ma ho scelto di raccontare la mia epoca e la condizione
umana attraverso la camorra. Mi sono lasciato ossessionare da queste storie
perché sono una loro vittima, perché sono cresciuto in quel luogo».

Se
potesse tornare indietro, lo scriverebbe Gomorra?

«No. E non per le minacce,
ma per quello che esse hanno comportato: il comportamento degli editori e di
molte persone vicine. La solidarietà è solo una parola».
(la Repubblica)
Francesco  - Roberto Saviano: Il Sistema Camorra   |87.11.239.xxx |2006-11-28 17:45:34
Da Arcoiris una videointervista a Roberto Saviano:

http://www.arcoiris.tv/images/icone_streaming/i...
http://www.arcoiris.tv/modules.php?name=Downloa...

http://www.arcoiris.tv/images/icone_streaming/i...
http://www.arcoiris.tv/modules.php?name=Downloa...
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