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| Ambiente e salute - Ambiente e salute | |||||
| Scritto da Alessandro Iacuelli | |||||
| Martedì 03 Luglio 2007 00:00 | |||||
Impregilo finisce nella bufera giudiziaria dei rifiuti campani. Come era prevedibile, ma anche - per certi versi - auspicabile. La prima volta che si parlò di qualcosa del genere fu nel 2004, quando il Comitato Giuridico di Difesa Ecologica ipotizzò, in una nota inviata al Parlamento italiano, la sussistenza di un'ipotesi di reato, quella di cui all'articolo 515 del codice penale, cioè di frode in commercio, con riferimento all'obiettiva obsolescenza della tecnologia proposta per il ciclo integrato dei rifiuti in Campania.Dopo tre anni, arriva il primo provvedimento cautelare da parte della procura di Napoli: interdizione nei confronti della Impregilo... dal contrattare per un anno con la pubblica amministrazione, il sequestro di 750 milioni di euro di crediti vantati dalle società nei confronti dei Comuni campani per lo smaltimento dei rifiuti. La storia del disastro industriale dei rifiuti urbani della Campania inizia nel 1999, quando fu disposta l'aggiudicazione in via provvisoria dell'affidamento del servizio smaltimento rifiuti per la provincia di Napoli ad un'ATI (Associazione Temporanea d'Impresa) composta da Fisia Italimpianti S.p.A., Babcock Kommunal Gmbh, Deutsche Babcock Anlagen Gmbh, Evo Oberhausen AG, Impregilo S.p.A., poi denominata FIBE, dalle iniziali delle imprese costituenti: Fisia, Impregilo, Babcock, Evo Oberhausen. Il 20 marzo 2000, con l'ordinanza n. 54, il commissariato aggiudicò l'affidamento in via definitiva alla FIBE, con mandataria Fisia Italimpianti, per l'intero territorio regionale campano. Cosa è successo a partire da quella data? È successo che FIBE ha messo in esercizio 7 impianti per la produzione di combustibile derivato dai rifiuti (CDR), risultato poi irregolare ad ogni controllo effettuato, combustibile non in grado di essere bruciato in alcun impianto termodistruttore italiano, a parte gli impianti campani, ancora oggi in fase di costruzione. La conseguenza? Sette milioni di tonnellate di CDR disseminate per l'intero territorio regionale, un territorio invaso, ad un ritmo che in passato è arrivato a due ettari al mese, da rifiuti urbani sotto forma di CDR, oltre che dai rifiuti della camorra. Ci sono intere aree, prima tra tutte quella nel territorio di Giugliano in Campania, dove il paesaggio è stato mutato, ed oggi si assiste alla presenza di innumerevoli montagne di ecoballe non utilizzabile, e non smaltibile. CDR che non può essere bruciato, è umido, con poco potere calorico, spesso realizzato male. Basta pensare che in una di queste ecoballe, sottoposta ad un controllo disposto dalla magistratura, è stata rinvenuta una ruota intera, non solo il pneumatico, ma anche il relativo cerchione, ad indicare chiaramente quanto il procedimento di selezione dei rifiuti fosse alquanto impreciso. Disastro industriale, dunque. Per bruciare tutte le ecoballe campane in impianti molto grandi e che si occupino solo di loro, occorrerebbero non meno di 20 anni, cosa chiaramente improponibile. Disastro industriale che va a pesare - e non poco - sul già pesante disastro ambientale e sanitario della Campania. Disastro causato dalla cattiva gestione industriale di FIBE, protesa - come farebbe qualunque azienda privata - verso la minimizzazione dei costi e la massimizzazione dei profitti, anche a scapito della qualità del prodotto. E' andato a finire che quel CDR, nato come combustibile, e ricordiamo che nella nostra società un combustibile è un bene anche di valore, è tornato ad essere un rifiuto, con costi economici, sociali, ambientali, sanitari. Non sarà Fisia Italimpianti a pagare per questo, ma Impregilo. Ed è anche normale che sia così. Impregilo negli anni scorsi è diventata capofila di FIBE, superando Fisia, perché nel frattempo è successo che in Germania si è verificato un dissesto finanziario nella Babcock, che l'ha portata all'orlo del fallimento; il gruppo Impregilo è riuscito ad acquisire il ramo ambiente dell'azienda e a costituire una nuova società pulita senza vecchi strascichi, che ha la tecnologia dei forni e degli inceneritori. Acquisisce però anche la quota di partecipazione di Babcock in FIBE, diventando partner di maggioranza. Da quel momento, lo sfacelo si è amplificato. Periodicamente, gli impianti di produzione del CDR sono andati alla paralisi, sono stati colpiti da guasti, e la Campania è precipitata ulteriormente nel baratro in cui già si trovava. A spese proprie, e non di FIBE. Un baratro dal quale difficilmente potrà uscire, finchè non si troverà una soluzione condivisa ed accettata, soprattutto dalla popolazione, sul cosa farne di quel CDR. L'ipotesi di truffa delineata dal Pm titolare dell'inchiesta è stata ritenuta fondata anche dal Gip. Truffa resa possibile dal presunto "chiudere almeno un occhio" di chi doveva controllare ed intervenire, cioè il commissario di governo per l'emergenza rifiuti in Campania, carica all'epoca dei fatti ricoperta da Antonio Bassolino, che è iscritto tra i 28 indagati. Assieme a lui sono coinvolti anche i fratelli Piergiorgio e Paolo Romiti, proprietari di Impregilo. Staremo a vedere nei prossimi mesi come si evolverà la vicenda.
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Impregilo finisce nella bufera giudiziaria dei rifiuti campani. Come era prevedibile, ma anche - per certi versi - auspicabile. La prima volta che si parlò di qualcosa del genere fu nel 2004, quando il Comitato Giuridico di Difesa Ecologica ipotizzò, in una nota inviata al Parlamento italiano, la sussistenza di un'ipotesi di reato, quella di cui all'articolo 515 del codice penale, cioè di frode in commercio, con riferimento all'obiettiva obsolescenza della tecnologia proposta per il ciclo integrato dei rifiuti in Campania.
eheh dai basta cercare un po su link...
hai ragione...queste piccole giornate...
Guarda che forse i 99 euro erano rife...
Gianni Lannes è da ammirare, ce ne v...
Io prenderei la gente che dice che il...