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| Magic Italy, un itinerario turistico |
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| Ambiente e salute - Ambiente e salute | |||||
| Scritto da Hermes Pittelli | |||||
| Lunedì 29 Giugno 2009 00:00 | |||||
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L’Italia nel 2008 ha perso la tradizionale leadership (che linguaggio tecnico, eh?) di meta più desiderata dai turisti di tutto il mondo, scavalcata da Australia, Canada e Stati Uniti. Manteniamo il primato dell’appeal europeo, ma certo queste classifiche (oserei dire sondaggi) solleticano sempre l’interesse e l’orgoglio del premier. Ecco spiegata la ragione della sua nuova campagna. capace di ottenere un effetto deterrente più che ammaliante nei confronti dei potenziali clienti delle bellezze italiche. Resta un mistero per chi però conosce e si informa quotidianamente sulla salute ambientale italiana quale tipo di accoglienza potremmo mai offrire alle orde di turisti scatenati che piomberanno sul patrio suolo. Perché, al di là delle formulette markettare, i visitatori pretendono non ‘loghi’, ma ‘prodotti’, quelli che storicamente hanno permesso al Belpaese di assurgere nell’immaginario globale a ‘luogo mito’, ‘luogo incantato’, ‘sogno del saper vivere’: quindi la bellezza e la straordinaria varietà ambientale, il patrimonio artistico e culturale, i prodotti enogastronomici, i manufatti del nostro originalissimo e unico artigianato.
Potrebbero cominciare dalla Valle D’Aosta, regione bonsai, ma gradevole: visita alla discarica di Brissogne. Qui la Regione pare sia stata colta da una sorta di folgorazione ecologista e il presidente Augusto Rollandin ha dichiarato di voler “trasformare la Valle in un laboratorio alpino di energie rinnovabili”. Magari non quelle del Cip6. Speriamo che tra un Blac Morgex accompagnato da fette di Motzetta e pezzetti di Toma di Gressoney il locale Comitato Rifiuti Zero vigili con attenzione. Evitando di accendere il fuoco nel caminetto con partite di legna radioattiva. In Piemonte i nostri amici turisti possono cominciare ad ammirare il progresso che l’industria petrolifera regala ai territori in cui si installa. Oppure l’inceneritore di Vercelli o quello di Gerbido, ai quali, grazie ad una sentenza del Tar, potrebbero essere affiancati altri sei impianti gemelli, in modo da risolvere drasticamente il problema rifiuti. A Torino poi ci sono marciapiedi radioattivi e il tarassaco mutante fotografato da Roberto Topino che cresce casualmente in tutte le ex aree industriali della città: mutazioni stimolate da sostanze patogene, quindi pericolose per il genoma umano, o scherzi di natura? Chissà. Però che effetti speciali per questi turisti. E se cercano montagne ‘elvetiche’ (traforate come gruviera), i cantieri per la Tav Lione-Torino potrebbero rappresentare un interessante passatempo. La Liguria del G8 genovese 2001, non vanta al momento derive petrolifere o inceneritori, ma è pur sempre la patria di Claudio Scajola, attuale ministro delle Attività produttive; in compenso, la terra del Pesto è da troppo tempo paradiso di commistioni tra politica e imprenditoria (refrain vecchio, ma evergreen), legato alle strategie di deindustrializzazione che si tramutano in cementificazioni selvagge e speculazioni edilizie vergognose. Una bella colata di cemento, moderno, progressista e addio alle anticaglie naturali, tipo Sestri Levante, Sestri Ponente, Vado Ligure, Finale Ligure, Alassio, Bordighera, Sanremo, Ventimiglia. Oh, la Lombardia. Dei rischi che corre il Parco naturale di Montevecchia e Valle del Curone, abbiamo detto. I turisti faranno bene ad accelerare la loro visita qui, perché vista l’aria che tira, salvia e rosmarino rischiano l’estinzione precoce... Una regione progredita come il Trentino Alto Adige, non ha bisogno di petrolio puzzolente, ma a Bolzano l’inceneritore per fortuna c’è. Quello che preoccupa però è la smania di cementificazione che sembra colpire una delle aree più verdi d’Italia. Un articolo del marzo 2008 di Giorgia Cardini del quotidiano L’Adige informava che nel periodo 2000/06 in tutto il Trentino è stato possibile costruire 26.400.000 metri cubi di nuovi edifici (per ogni uso e destinazione), di cui 9.500.000 destinati all’industria. Senza tenere conto di aree ormai dismesse, magari utilizzabili cambiando la destinazione d’uso, senza tutelare il vero patrimonio locale, cioé la Natura. Tanto che perfino il Wwf ha lanciato l’allarme: “Esiste un’emergenza cementificazione”. La replica della politica e dell’imprenditoria locale è stata affidata all’abusato ritornello: “Le industrie sono ricchezza”. Visioni logore e corporative sono i peggiori virus contro un vero e necessario Rinascimento italiano. In Veneto l’oro nero zampilla. In terra e in mare. In più, oltre ai disastri di Porto Marghera e di Mestre, hanno voluto calare i quattro assi, ovvero 4 inceneritori (Padova, Verona, Schio, Venezia). Il sindaco di Venezia, il filosofico Cacciari, difende a spada tratta il polo petrolchimico, che assicura lavoro a molte persone. Bisognerebbe domandarsi se questo polo, dietro il cui ventilato affossamento potrebbe celarsi la speculazione di qualche gigante del petrolio (toh, l’Eni?), sia foriero di salute e integrità ambientale. I morti e gli incidenti causati dal petrolchimico a Marghera sono una teoria lunghissima e impressionante: lo sversamento in Adriatico di fanghi chimici tossici, dice qualcosa? Dell’indagine del pm Felice Casson contro Montedison, Enichem, Enimont qualcuno rammenta piccoli particolari? Sui danni ormai quasi irreversibili contro il prezioso ecosistema marino della laguna veneta, dell’avvelenamento delle acque e delle colture agricole poniamo un pietra tombale?Carissimi turisti, occhio a vongole e telline... Friuli Venezia Giulia, niente petrolio o gas, ‘solo’ l’inceneritore di Trieste. In compenso, ad Aviano continua ad esserci una base Nato che nel proprio ventre custodisce gelosamente ordigni nucleari, ma sulla pedemontana c’è anche il Cro (Centro ricerche oncologiche) che, guarda caso, registra patologie tumorali in continuo aumento. Inoltre, la regione di gente unica, ha trovato lo stratagemma perfetto per battere la crisi: asfalto e cemento. Bisogna avere un Pil così sullo stomaco per ignorare la ‘sostenibilità’ di certi progetti (tipo distese di inutili capannoni industriali o il saccheggio della ghiaia da fiumi e torrenti), per ignorare che la recessione sta sbaragliando soprattutto i comparti del mobile, siderurgico e manifatturiero rispetto a quello edilizio. Ma l’azzurro presidente Tondo è un esemplare discepolo delle teorie berlusconiane. Emilia Romagna, 8 inceneritori e tanto petrolio, meglio di così... Nella gaudente regione della Professoressa Gatti e del Professor Montanari possono stare tranquilli: Pil e patologie tumorali andranno a gonfie vele. Qui i turisti potranno, dopo aver firmato opportuna liberatoria, andare a visitare alcuni bambini malformati grazie alle ‘0’ emissioni, comunque non inquinanti, degli impianti di termovalorizzazione. Anche la Toscana esibisce 8 inceneritori e qualche area petrolifera (Tombolo, Belforte, Siena, Cinigiano, Grosseto, Fiume Bruna). Le dolci colline toscane, la coltura della vite, i casali e gli agriturismi trarranno gran giovamento da queste attività di progresso. Marche, solo 1 inceneritore, ma con il polo petrolchimico di Falconara, i turisti non si annoieranno di certo. Soprattutto con quel gioco di società che prevede la fuga precipitosa dalla spiaggia quando dallo stabilimento industriale a pochi metri partono le acute note di una sirena e cominciano a lampeggiare a tutto spiano lucette rosse. Tranquilli, di solito non accade nulla, è tutto altamente sicuro e se anche qualche sostanza superasse i filtri tecnologici, intelligenti e potentissimi, non sarebbe pericolosa per l’organismo umano. Il petrolio è progresso, il petrolio è ricchezza. Ridete felici. Umbria, una regione davvero triste: 1 inceneritore e nemmeno l’ombra di pozzetti petroliferi. Cosa ci sarà mai d’interessante a Spoleto, Gubbio, Norcia, Todi, Perugia, Assisi, Orvieto, Foligno? Se volete, cari turisti stranieri, potete bypassare questa inutile area della Penisola. Nel Lazio gli inceneritori sono quattro di cui tre sotto sequestro per inchieste della magistratura sulle ecoballe tossiche e sulle truffe realizzate nel campo remunerativo della monnezza. Il presidente Marrazzo, fidati degli insospettabili, pare abbia una predilezione per gli inceneritori, ma ad Albano Laziale, dove vorrebbero costruirne un altro, la gente non è favorevole e si batte contro l’ennesima follia della politica e del business. I castelli e i prodotti del Lazio in discarica? Crimine, ma voi stranieri, cantate qualche stornello che vi passa. E non badate ai tentacoli petroliferi che spuntano anche qui. Abruzzo, dolenti note petrolifere: 722 pozzi già scavati; il centro oli di Ortona ‘rimandato’, ma le trivelle spietate già puntano la Val Vibrata e non rispettano la costa teatina; di fronte alla riserva naturale di Punta Aderci ecco una meravigliosa piattaforma a soli 3 km da calette e spiagge di roccia di purezza inusitata (prima). Qualcuno ha proposto alla Professoressa D’Orsogna il ruolo di presidentessa dell’eventuale coordinamento nazionale dei comitati italiani ‘no petrolio’: il curriculum e l’onestà personale depongono a suo favore; in più, è conosciuta a livello internazionale e da qualche giorno è amica del duo Gatti/Montanari. In Molise, terra natia del 'giustizialista' Di Pietro, ancora non hanno varato inceneritori, in compenso il petrolio è diventato risorsa invasiva più che mai. A Mafalda, dove qualche settimana fa ha parlato di nanopatologie il Prof. Montanari, a Colle Ginestre, a Colle di Lauro, a Isernia e Campobasso, l'avanzamento della deriva petrolifera a tappe forzate e stadi più o meno evoluti sembra senza argini. Campania, le mozzarelle alla diossina, l’ecocamorra, la camorra tradizionale, il petrolio, l’inceneritore di Acerra costruito dagli eroi di Impregilo, battistrada di tanti altri taumaturgici termovalorizzatori. E poi Roberto Saviano, autore di Gomorra, prigioniero di se stesso e del suo coraggio, celebrato da chi con la malavita organizzata fa affari ed in cuore suo spera che prima o poi... Un po’ come i giudici Falcone e Borsellino, ricordati ogni anno dallo Stato che ha contribuito a farli eliminare. Pizza, mandolino, una gita sulla costiera sorrentina dove si sversano acque reflue e fanghi industriali alla luce del sole, Paisà! Comme si´ bello – turista straniero - a cavallo a stu cammello, cu ´o binocolo a tracolla, cu ´o turbante e ´o narghilè!... Puglia, oro nero, 2 inceneritori (uno non operativo, l’altro sotto sequestro per le solite vicende). Il Salento, la notte della taranta, i cantieri abusivi con gli operai in nero e le morti bianche, i braccianti schiavi – migranti ‘irregolari’ – che raccolgono frutta e pomodori e muoiono ma non finiscono nelle statistiche; la diossina dell’Ilva di Taranto. Straniero – mamma li turchi – ti basta? Calabria, Calabria Saudita, quindi viva il petrolio. E poi viva l’inceneritore di Gioia Tauro, in contrada Cicerna, costruito da una ditta spezzina, ma sotto sequestro perché ampiamente fuori norma per l’alto impatto urbanistico e ambientale, in grado di mettere a rischio l’intera Piana. La Calabria della 'ndrangheta, delle amministrazioni più che infiltrate, completamente in mano alla criminalità, dell’omicidio Fortugno perché anche la sanità è la cloaca degli sporchi affari della politica. Turista dal mondo, mica ti annoierai proprio qui? Con i pomodori essiccati, il peperoncino di Diamante e la n’duja? Restano le isole. La Sicilia del polo petrolchimico siracusano. Industrie che appartengono alla famiglia Prestigiacomo. Caro straniero, non ti stupire se la rampolla di casa è ministro dell’Ambiente: sei in Italia. Augusta Melilli Priolo, il triangolo della morte; alla carenza d’acqua (anche questa, criminale) hanno sostituito l’acqua avvelenata, le patologie tumorali, le leucemie, i feti malformati, le neomamme che dai seni offrono latte alla diossina. Via, scaccia i pensieri, magari ammirando la vicina Libia del nostro prestigioso e intelligentissimo alleato Gheddafi. Sardegna. Perdas Defogu e Sarroch. Turista straniero, a Parigi avranno Eurodisney, ma qui giochiamo alle guerre spaziali nel poligono interforze più bello d’Europa e al piccolo petroliere texano nella raffineria più grande del bacino mediterraneo. Fine del viaggio nella Magic Italy! Curioso notare che tra i parametri utilizzati dal ‘Country brand index’ per stilare la classifica dei Paesi più desiderati dai turisti compaia anche la voce ‘libertà politica’ che tiene conto del tasso democratico delle istituzioni e del grado di libertà civile. L’Olanda è prima, l’Italia non figura tra le prime 10; unito al fatto che nella classifica della libertà di stampa siamo retrocessi, unico paese dell’Europa occidentale (insieme ‘all’europea’ Turchia), a ‘paese parzialmente libero’, ecco spiegato come mai gli italiani sappiano poco della deriva petrolifera e dei nefasti effetti delle nanoparticelle che inceneritori e cementifici dispensano in quantità... industriali. Aleggia nell’aria, che non puzza più di monnezza (incenerita) ma di zolfo (grazie all’idrogeno solforato del petrolio), l’amletico quesito: basterà un loghetto markettaro a infinocchiare gli stranieri?
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Magic Italy, ecco il brand che rilancerà il turismo internazionale in Italia.
eheh dai basta cercare un po su link...
hai ragione...queste piccole giornate...
Guarda che forse i 99 euro erano rife...
Gianni Lannes è da ammirare, ce ne v...
Io prenderei la gente che dice che il...