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La rifiuti connection Roma-Brindisi PDF Stampa E-mail
Ambiente e salute - Ambiente e salute
Scritto da Andrea Palladino   
Giovedì 02 Aprile 2009 00:00
 La voce in tutta Italia si era sparsa. Tra i mediatori dei rifiuti il nome della Formica Ambiente - società del gruppo Cerroni - era ben conosciuto. Da Treviso fino alla Puglia, dove l'azienda dell'avvocato romano re della monnezza aveva una discarica, molte imprese sapevano che per smaltire i rifiuti pericolosi senza burocrazia e - soprattutto - a basso prezzo dovevano rivolgersi a quell'indirizzo, via Groenlandia, nel quartiere Eur della capitale.
 
Ieri mattina i carabinieri del Noe hanno bloccato quel traffico illecito che andava avanti ormai da diversi anni - almeno due, secondo le indagini - ed arrestato Vincenzo Fiorillo, consigliere di amministrazione della Formica Ambiente e uno degli uomini forti che gravita nella complessa galassia di Manlio Cerroni. E nella sede della Formica Ambiente sono arrivati gli ufficiali del Noe, per cercare ricostruire i rapporti con le tantissime imprese del nord Italia che... facevano riferimento all'azienda romana. La discarica sequestrata, in località Formica, vicino Brindisi - dove arrivava di tutto, con bolle false, codici Cer cambiati - era poi il terminale di una vera e propria rifiuti connection. Gestita da tanti anni dalle aziende di Cerroni, era stata realizzata su una precedente discarica di ceneri, già al centro di altre inchieste negli anni '90. Oggi, almeno sulla carta, doveva ricevere solo rifiuti non pericolosi, ma dentro ci finiva di tutto, secondo la procura di Brindisi. Veleni provenienti da industrie di ogni genere: benzene, piombo, cadmio, mercurio, selenio e rame.

«Non sappiamo ancora il valore contabile del giro d'affari - ha spiegato ieri il procuratore di Brindisi Cosimo Bottazzi - ma parliamo di milioni e milioni di euro di fatturato illecito». E ancora una volta nel centro delle inchieste sulla gestione dei rifiuti in Italia c'è quella fitta rete di mediatori, di affaristi e faccendieri che è la linfa vitale del business della monnezza. Oltre a Vincenzo Fiorillo, al centro della rete del traffico scoperto ieri, c'erano gli amministratori della Eco Impresa, della Giustozzi Ambiente e della Vidori. Tutte aziende attivissime nel campo dei rifiuti, che costituivano l'asse portante della rete che serviva tantissime industrie di tutta Italia.

Le società sotto inchiesta utilizzavano le analisi false di alcuni laboratori compiacenti per certificare che i carichi destinati alla discarica della Formica Ambiente non fossero pericolosi. Il codice Cer - che classifica i rifiuti - cambiava così nei diversi passaggi, fino a diventare innocuo e quindi smaltibile a basso prezzo. «Per un'azienda di Treviso farsi 1200 chilometri per smaltire in Puglia - hanno spiegato i Noe - diventava così conveniente». Una pratica che viene da lontano, dagli anni '80 e '90, quando alcuni degli arrestati di ieri erano già noti per il traffico illecito dei rifiuti. Un traffico che dieci anni fa aveva i suoi terminali in Campania, nelle discariche abusive sparse tra la provincia di Caserta e di Napoli e che oggi sta cambiando rotta, verso altre terre - considerate più sicure - da contaminare.

Ricostruire la rete che faceva capo all'azienda di Cerroni non è stato semplice. Per due anni i carabinieri hanno filmato gli incontri, intercettato le telefonate, interpretato i movimenti dei camion, analizzato i rifiuti più disparati. Una rete robusta, composta da centinaia di persone, oltre alle dieci che appaiono nelle 300 pagine dell'ordinanza di custodia cautelare eseguita ieri. E proprio per questa complessità «le intercettazioni telefoniche sono state essenziali», hanno commentato gli investigatori. Spesso infatti quando venivano eseguiti i controlli sui fogli di accompagnamento dei rifiuti, subito dopo i commenti dei trasportatori erano chiari: «Hai visto, non hanno capito quello che trasportavamo».

L'inchiesta pugliese e quella di qualche giorno fa, che ha coinvolto il Cdr bruciato a Colleferro, mostrano come la rifiuti connection sta ridisegnando, già da qualche anno, le mappe dei veleni. I personaggi, le aziende e le strategie rimangono però le stesse del biutiful cauntri campano. Per ora le inchieste in corso non hanno ancora rivelato qual è il ruolo della criminalità organizzata nella rete dei traffici illeciti. Ma se c'è fumo è probabile che ci sia un arrosto nascosto da qualche parte.
 
Il Manifesto del 20 marzo 2009
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