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Il mare inquinato dalla politica PDF Stampa E-mail
Ambiente e salute - Ambiente e salute
Scritto da Giuseppe Salvaggiulo   
Martedì 30 Settembre 2008 11:34
 Ma che strano: nonostante 1300 depuratori (200 più della Lombardia, che pure ha una popolazione sette volte superiore), in Abruzzo i fiumi sono sempre più inquinati e i divieti di balneazione in mare colpiscono le zone turistiche. Non è la natura che bisogna maledire: i padri dell’emergenza ambientale sono nei palazzi della politica.

Per capirlo bisogna risalire i fiumi in cui i depuratori scaricano acqua più sporca di quella che ricevono. E infine scovare, negli archivi della Regione, due leggi semiclandestine con cui destra e sinistra hanno garantito un colpo di spugna agli inquinatori, sindaci e notabili degli stessi partiti. Un maxicondono senza paragoni in Italia, che prima ha sottratto 16 milioni di euro alle casse regionali e poi ha dato licenza di inquinare anche per il futuro, causando altri danni ambientali e turistici. Chi se ne intende... ha dato a questa norma un nome che è tutto un programma: legge fogna.

Divieti e scarichi
Montesilvano, sette chilometri a Nord di Pescara, 40 mila abitanti e 4500 posti letto negli alberghi. Il 16 luglio, i turisti hanno fatto il bagno regolarmente per tutta la mattina. Poi sono andati a pranzo. Al ritorno in spiaggia, sorpresa: divieto di balneazione imposto con urgenza dal sindaco. Prenotazioni annullate, albergatori in rivolta, ricorso al Tar che annulla i divieti e salva la stagione turistica.

Ma il problema resta e gli stessi albergatori se ne fanno carico, ingaggiando tecnici e scienziati: il Saline, fiume che sfocia a 500 metri dagli hotel, è molto inquinato. Esemplare la presenza dei coliformi fecali, batteri legati agli escrementi umani: 2,4 milioni di unità. Sarebbero illegali anche in una fogna, per non dire della balneazione, per la quale il limite è 100.

Gli altri fiumi abruzzesi non stanno meglio: la qualità ambientale alla foce varia tra «scadente» e «pessima». «Quadro allarmante» e «casi di presenza di salmonella», denuncia l’Agenzia regionale di tutela ambientale.

Come mai i fiumi abruzzesi sono così sporchi? Mancano i depuratori, si diceva un tempo. Non ora: ce ne sono 1300 per 300 città e 1,3 milioni di abitanti (la Toscana ne ha 917 per 3,6 milioni di abitanti). Negli ultimi trent’anni non c’è sindaco, Comune, frazione abruzzese che non abbia preteso il suo bell’impianto.

Finanziamenti, progetti, appalti, inaugurazioni. Salvo accorgersi che far funzionare i depuratori costa. E senza soldi, i depuratori non depurano. L’inquinamento nasce da «abbandono o scarsa efficienza della gran parte degli impianti», accusa l’Agenzia ambientale.

Tutti innocenti
La Casta che inquina non dovrebbe restare impunita. E infatti gli amministratori pubblici si beccano centinaia di multe per i depuratori che inquinano. Secondo un recente dossier del Wwf, un controllo su quattro rileva impianti fuorilegge, con punte del 51% in provincia di Pescara. Ma in Abruzzo i verbali sono carta straccia. Se ne accorge il Corpo forestale, guidato dal comandante della Provincia di Pescara Guido Conti. Che indaga per capire come mai nessuno paghi.

Il motivo è semplice. Caso unico in Italia, nel 2001 il Consiglio regionale ha votato - maggioranza di centrodestra, consenso bipartisan - una sanatoria sulle multe. Norma diabolica, duplice colpo di spugna. Per il passato si cancellano tout court tutte le sanzioni ancora da pagare. Per i successivi cinque anni, infischiandosene delle norme nazionali che stabiliscono multe da 3 mila a 30 mila euro, si fissa una sanzione massima di 150 euro. «Una somma inferiore al costo dei reagenti per fare le analisi degli scarichi dei depuratori», spiega un esperto di controlli.

I forestali spulciano centinaia di multe in tutto l’Abruzzo e calcolano che il maxicondono ha causato un danno erariale di 16 milioni di euro. Soldi che la Regione, pur indebitata fino al collo e costretta ad alzare le tasse, ha rinunciato a incassare. Una pacchia per i politici inquinatori, che infatti continuano indisturbati a mal gestire i depuratori. In fondo violare la legge conviene. Peggio: mentre la tariffa che i cittadini pagano sull’acqua è aumentata del 30 per cento in cinque anni, nello stesso periodo è stato investito solo il 17 per cento dei 322 milioni di euro previsti per migliorare il servizio.

Legge fogna
Ma le scoperte dei forestali non finiscono qui. Non riuscendo a prorogare il colpo di spugna, il Consiglio regionale ha risolto il problema alla radice. Cancellando di fatto i divieti. A fine 2007, solo venti giorni dopo l’allarme inquinamento dell’Agenzia regionale per l’ambiente, con un blitz notturno della maggioranza di centrosinistra. Un comma inserito nella legge sull’insonnia dei camionisti ha alzato i limiti massimi di inquinamento dei fiumi fino al 280 per cento. Per l’occasione, i lungimiranti legislatori abruzzesi riesumano parametri di oltre trent’anni fa. Spiega Dante Caserta (Wwf): «Oltre ai danni ambientali ed economici, si rischia la beffa delle multe europee. Pagheranno i cittadini, come sempre».

L’autore dell’emendamento è Camillo D’Alessandro, capogruppo della Margherita, che lo rivendica in una lettera ai sindaci: «Facendomi carico di una delle problematiche urgenti che rischiavano di trasformarsi in possibili pesanti ripercussioni sanzionatorie in capo ai sindaci, ho proposto una modifica... Nella speranza di aver fatto cosa utile e gradita, porgo cordiali saluti rimanendo a disposizione per ogni ulteriore necessità...».

Cosa utile e gradita? Non per gli abruzzesi, non per i turisti, non per gli albergatori che minacciano azioni legali. Per ora la vicenda è nelle mani della Corte dei conti, che potrebbe contestare il danno erariale ai consiglieri regionali. I quali hanno già pronta la difesa: c’è l’immunità «per i voti espressi». Nessuno li può giudicare. Proprio nessuno?
 
 
 


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